Campania. La castanicoltura torna al centro delle politiche di sviluppo per le aree interne e montane. È infatti in dirittura d’arrivo la firma di un importante protocollo d’intesa che unirà l’Uncem Campania, la rete delle “Città del Castagno” e i produttori regionali. L’obiettivo è rilanciare una filiera d’eccellenza capace di tenere insieme sviluppo economico, tutela dell’ambiente, salvaguardia del territorio e valorizzazione culturale.
I numeri del primato campano
Il comparto castanicolo rappresenta per la Campania un vero e proprio motore economico trainante, vantando numeri da primato assoluto sul panorama italiano: 15.000 ettari di superficie destinata a castagneto; 41% del totale dei castagneti presenti sul territorio nazionale; 61% della produzione nazionale complessiva; 8.000 tonnellate di prodotto raccolte ogni anno; 100 milioni di euro di fatturato annuo generato; 6.577 aziende agricole e produttive coinvolte.
Il tesoro delle Igp e la forza della rete
Il nuovo patto istituzionale mira a creare una rete solida che vada oltre la semplice raccolta, puntando alla valorizzazione del frutto, del legno e dei fondamentali servizi ecosistemici offerti dai boschi. La base di partenza è un patrimonio di indicazioni geografiche protette inestimabile.
Spiccano, tra le altre, l’Igp del Marrone di Roccadaspide (che abbraccia l’areale degli Alburni, il Calore Salernitano e un vasto asse del Cilento, da Sicignano degli Alburni fino a Corleto, Stio, Futani, Cuccaro Vetere e Tramonti), l’Igp di Montella, quella di Serino, e le eccellenze di Bagnoli Irpino, Nusco, Roccamonfina e del Taburno.
Sinergia istituzionale: lo sguardo a Regione e Ministero
I lavori preparatori hanno già visto scendere in campo protagonisti di primo piano. Tra i promotori del percorso figurano il sindaco del Comune di Roccadaspide, Gabriele Iuliano, e il presidente del Consorzio del Marrone (il più grande polo castanicolo della Campania), Mario Miano, che stanno operando in stretta sinergia con i presidenti delle comunità montane coinvolte. A breve, il protocollo d’intesa siglato sarà portato sui tavoli istituzionali più alti, per essere sottoposto all’attenzione della Regione Campania e del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf).
Le prospettive: dai distretti bio al turismo esperienziale
Vincenzo Luciano, presidente di Uncem Campania e vicepresidente nazionale dell’ente, ha evidenziato la ritrovata centralità dell’Appennino campano nelle politiche nazionali per la montagna. “Grazie alla filiera del castagno – afferma – si apre infatti la possibilità di innescare virtuosismi economici su più fronti: dallo sviluppo dei distretti del biologico e dell’agroalimentare, al potenziamento del commercio e del turismo esperienziale. Un volano di crescita che andrà a intersecarsi con il mondo della ristorazione, nel cuore della terra della Dieta Mediterranea, patrimonio immateriale dell’Unesco, coinvolgendo attivamente realtà come slow food e le principali associazioni del mondo agricolo“.































