Emergenza cinghiali? E’ colpa delle immissioni effettuate negli anni Novanta con l’introduzione del cinghiale di razza ungherese per fini venatori. A sostenerlo è il dirigente provinciale dell’Enpa Alfonso Albero.
Albero sostiene che, laddove non fossero stati introdotti questi cinghiali, oggi non ci sarebbe questa emergenza. Il cinghiale ungherese è una sottospecie di cinghiale , che si distingue per le sue dimensioni maggiori e la sua prolificità rispetto al cinghiale autoctono italiano. Un’immissione che oggi ha creato un esemplare ibrido. ” Un nostro cinghiale autoctono italiano partorisce una sola volta all’anno – spiega Albero – per un massimo di tre cuccioli. Un ungherese arriva fino a 9 cuccioli e oltre, e può partorire anche tre volte in un anno. Queste immissioni sbagliate, che oggi hanno creato un ibrido, sono state effettuate negli anni Novanta dalle associazioni venatorie con il consenso di Regione e Provincia”.
Fino una ventina di anni fa la presenza del cinghiale era molto contenuta
Fino a venti o trent’anni fa la presenza dei cinghiali in Italia era comune e diffusa ma non rappresentava un problema. Anche perchè aveva come antagonista il lupo. La natura si occupava di regolare, come per tutte le specie, anche il numero di questi animali. ” Le associazioni di cacciatori hanno premuto per aumentare la presenza di cinghiali attraverso il ripopolamento per motivazioni venatorie, che è stato attuato introducendo una razza straniera – continua Albero – il cinghiale ungherese è molto diverso da quello nostrano pure nelle dimensioni. A differenza di quello italiano, l’ungherese arriva a pesare dai duecento ai trecento chili”.
Albero:”Adesso ce la vogliamo prendere con gli animali”
La stazza molto più grande comporta diverse conseguenze. In primo luogo il cinghiale ha maggiore bisogno di cibo, e per questo deve predare i terreni agricoli e si spinge fino ai centri urbani. In secondo luogo è meno attaccabile dai predatori naturali. Infine è più pericoloso per l’uomo sia nel caso di attacchi sia nel caso di scontro con veicoli lungo le strade. Una cosa è investire un animale di 70 chilogrammi, un’altra è scontrarsi contro un bestione di due quintali e mezzo. ” E adesso ce la vogliamo prendere con gli animali – conclude Albero – la colpa è sempre dell’uomo e delle sue scelte sbagliate. L’abbattimento è parte della soluzione, attività che deve essere effettuata nel rispetto delle regole e in totale sicurezza. Si dovrebbe iniziare l’attività di sterilizzazione per consentire la diminuzione dei capi sul territorio. La cattiva gestione ha causato l’emergenza”.































