Campagna. Richieste di risarcimento danni per delle cadute avvenute in clinica: i ricorsi non vengono accolti.
Le cause erano state intentate contro il centro MerClin assistito dall’avvocato Annarita Manzo e sono state vinte dalla struttura sanitaria sia in Primo che in Secondo grado. Le sentenze, pronunciate rispettivamente dal Tribunale di Salerno e dalla Corte di Appello di Salerno, hanno rigettato integralmente le richieste di risarcimento danni avanzate da due pazienti nei confronti della Società Diagnost ’80 S.p.A., titolare del Centro di Medicina Polidiagnostica MerClin di Campagna.
In entrambi i casi è stata dimostrata la totale assenza di responsabilità della struttura sanitaria e del suo personale, accertando che gli infortuni lamentati dalle ricorrenti sono stati causati esclusivamente da condotte autonome, repentine e imprevedibili delle pazienti stesse.
La prima richiesta ha riguardato la caduta di una 83enne
Nel giudizio di primo grado incentrato sul presunto scivolamento di una paziente di 83 anni all’interno della struttura, l’Avvocato Manzo ha scardinato la ricostruzione avversaria dimostrando l’assoluta idoneità e sicurezza dei locali. Il Giudice Gustavo Danise, ha accertato che la paziente aveva deciso autonomamente di scendere le scale e che il quadro probatorio sui presunti gradini bagnati era del tutto equivoco. È stata così riconosciuta la prova liberatoria del caso fortuito, individuato nella condotta imprudente della danneggiata, con conseguente rigetto della domanda di risarcimento pari a 52.000 euro e condanna della stessa al pagamento delle spese di lite.
Secondo contenzioso riguardava la caduta dal lettino della risonanza magnetica
Nel secondo filone giudiziario, la Corte di Appello, presidente relatore Vito Colucci, ha integralmente confermato il rigetto della domanda risarcitoria avanzata da un’altra paziente, la quale era caduta dal lettino della risonanza magnetica. La strategia difensiva dell’avvocato Manzo ha permesso di acclarare la natura contrattuale del rapporto, dimostrando che il personale sanitario aveva adottato ogni opportuna cautela e vigilanza. La paziente era scesa dal lettino di propria iniziativa e in modo impulsivo, disattendendo le indicazioni dell’operatrice. Anche in questo caso, l’Appello è stato rigettato con la condanna dell’appellante al pagamento delle spese del secondo grado.
Le sentenze riaffermano un principio giuridico fondamentale: la responsabilità del custode o della struttura sanitaria non può estendersi fino a coprire le condotte imprudenti o i gesti impulsivi degli utenti che sfuggono a ogni logica di normale prevedibilità.































