Roccadaspide. Mimì Minella, dopo più di 40 anni, si congeda dalla scuola Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

"Dai miei alunni, mi piacerebbe essere ricordato così come mi hanno vissuto, un dirigente presente in ogni momento di vita scolastica"

Dopo più di 40 anni (43 anni e 7 mesi) prima come docente, poi come dirigente scolastico, ispettore tecnico e Provveditore agli Studi Mimì Minella si congeda dal mondo della scuola.

Un impegno scolastico portato avanti con passione, professionalità e determinazione con la promozione di progetti atti al miglioramento dell’offerta scolastica e sempre aperto al dialogo con gli studenti e con il personale docente e non. Nel 2007 vince il concorso come dirigente scolastico. Nel 2021 ha svolto l’incarico di dirigente tecnico con mansioni ispettive presso l’Ufficio scolastico per la Campania a Napoli. E’ stato Provveditore agli Studi di Salerno. Una carriera di tutto rispetto che lo ha portato ad ottenere anche al conferimento dell’onorificenza di ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana con apposito decreto del presidente della Repubblica italiana.

Dopo una lunga carriera nella scuola quale bilancio personale e professionale traccia di questa esperienza?

“La scuola ha occupato un lungo percorso della mia vita professionale, caratterizzata da una fitta rete di relazioni umane e da attività gestionali e organizzative che si sono differenziate in relazione ai diversi ruoli che ho assunto nel tempo. Ad oggi, in contesti molto diversi, ritornano costantemente i principi che hanno guidato in passato la mia azione: la progettualità, l’ascolto dell’altro, la decisionalità, gli indirizzi da dettare, lo studio dei casi, l’applicazione della normativa e tanto altro ancora. La scuola ha influenzato il mio modo di pensare e non poteva essere altrimenti considerato che è fatta di persone, professionalità con diverse funzioni, ragazzi in formazione, famiglie, soggetti esterni che condividono l’esperienza formativa ed educativa. Il bilancio che oggi posso tracciare, con uno sguardo attento al passato, è molto positivo. Dal punto di vista umano, le persone che ho incontrato hanno arricchito il mio modo di operare, improntato alla ricerca di relazioni e progetti condivisi. Dal punto di vista professionale, ciò che sono oggi lo devo in parte alla mia esperienza lavorativa nella scuola”.

 Se dovesse indicare tre priorità assolute per la scuola italiana di oggi, quali sceglierebbe e perché?

“Le priorità della scuola italiana sono ben definite nei documenti ministeriali e nella normativa, nel tempo si sono arricchite di strumenti per la loro realizzazione, ma sostanzialmente rimangono le stesse: formare cittadini competenti, con conoscenze e strumenti per affrontare le sfide della società odierna, combattere l’insuccesso scolastico e l’abbandono precoce, avere strutture adeguate e sicure, con laboratori, palestre, spazi per garantire l’arricchimento formativo e il benessere di ognuno. La società odierna, in ogni settore, richiede competenze multidisciplinari per affrontare i continui cambiamenti, per interagire con una pluralità di individui e per offrire prodotti e servizi di qualità. Per ottenere tutto questo è necessario sostenere continuamente i soggetti in formazione, intervenire in presenza di difficoltà, scoprire e incentivare i talenti, vigilare sui rischi di dispersione. Una scuola accogliente, che offre l’opportunità di realizzare attività laboratoriali è sicuramente più vicina ai giovani di oggi. Se consideriamo queste tre priorità, ci rendiamo conto che esse sono correlate e possiamo comprendere perché sono oggetto di attenzione e di interventi normativi”.

Negli ultimi vent’anni la scuola ha attraversato profonde riforme. Quali hanno realmente migliorato il sistema e quali, ritiene abbiano prodotto più criticità che benefici?

“Il sistema istruzione si inserisce in un contesto sociale, economico e culturale che cambia continuamente. Molto è stato già detto sull’innovazione tecnologica, ma anche in questo caso l’esempio è calzante. Le riforme vengono fatte per rispondere concretamente alle esigenze formative dei ragazzi adeguando un sistema, in questo caso la scuola, ai continui cambiamenti, all’evoluzione veloce di una società che è proiettata verso la ricerca e l’innovazione. Non esistono riforme più o meno efficaci, ma al contrario riforme che producono cambiamenti. La scuola negli ultimi venti anni si è evoluta: l’autonomia si è affermata, i curricoli si sono arricchiti accompagnati da Indicazioni Nazionali e Linee Guida, vi è stata l’apertura al territorio con il coinvolgimento nel progetto formativo di tutti gli attori che operano nel contesto di vita di un individuo, si è concretizzata l’attenzione all’accoglienza e all’inclusione di ognuno, sono stati avviati nuovi indirizzi di studio legati alle esigenze del mondo del lavoro, si è pensato alla formazione del personale come leva strategica di tutto il sistema. Molti finanziamenti sono stati indirizzati al recupero delle debolezze di alcune aree del Paese, sia sul piano dell’apprendimento che sul miglioramento delle strutture e dei laboratori. Ogni riforma degli ultimi venti anni, dettata dall’urgenza e dalle istanze del momento, ha contribuito a tutto ciò”.

La dispersione scolastica continua a rappresentare una delle principali emergenze quali strategie ritiene più efficaci per contrastarla?

“Combattere la dispersione scolastica è stato un obiettivo prioritario della mia esperienza come Provveditore agli Studi di Salerno. In collaborazione con il Direttore Generale dell’USR Campania, è stata creata una rete con gli altri soggetti istituzionali del territorio, in particolare con la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Salerno, sono state date alle scuole indicazioni operative sulle procedure di vigilanza e segnalazione, sono stati specificati i ruoli e le responsabilità così come previsto dalla normativa. Gli interventi sono stati affiancati da monitoraggi periodici del fenomeno per verificare e ricalibrare gli interventi in caso di insuccesso. In realtà sono stati proprio i monitoraggi a confermare che l’apparato creato funziona poiché si sono ridotti significativamente i dati della dispersione. Ritengo, quindi, che la strada da seguire sia questa: il coinvolgimento di tutti i soggetti per la vigilanza e l’individuazione precoce dei casi, l’intervento tempestivo per il ripristino di condizioni di normalità nella frequenza, il monitoraggio per il controllo delle situazioni a rischio”.

La figura del dirigente scolastico è profondamente cambiata negli ultimi anni. Oggi si parla sempre più di un manager della scuola. È un’evoluzione positiva o si rischia di allontanarsi dalla missione educativa?

“Il dirigente scolastico svolge un ruolo molto complesso. La sua funzione abbraccia tutti i settori della vita scolastica con compiti di indirizzo, coordinamento e gestione. Ogni ambito di intervento racchiude un insieme di azioni complesse. Non dobbiamo, tuttavia, dimenticare che la scuola è fatta di individui in formazione, di professionalità, di relazioni, di progettazione, confronto e condivisione per cui quando si parla di manager non bisogna pensare al contesto aziendale tanto più che il bene istruzione non è immediatamente tangibile, ma proiettato nel tempo. A ciò è opportuno aggiungere che esistono figure intermedie di coordinamento, organi collegiali, gruppi di lavoro, personale di segreteria che supportano il dirigente scolastico in quella che è la sua azione quotidiana. La scuola è un sistema complesso che opera con modalità e in contesti diversi dagli altri settori, per questo ritengo che il dirigente possa essere assimilato alla figura del manager ma con funzioni e responsabilità differenti”.

Qual è oggi la principale difficoltà che vivono quotidianamente docenti e personale scolastico?

“Non è possibile individuare in maniera univoca le difficoltà che vivono quotidianamente docenti e personale scolastico, possono dipendere dall’ordine di scuola, dal contesto, dalle esigenze formative, dalle risorse a disposizione. Sicuramente nella scuola è forte il senso di collegialità per cui ogni ostacolo si affronta in maniera condivisa, non sempre si arriva alla soluzione ottimale del problema, ma l’impegno nel cercarla è sicuramente una buona pratica operativa”.

L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nelle aule. È una rivoluzione da governare o un fenomeno che rischia di mettere in discussione il ruolo della scuola tradizionale?

“La scuola ha affrontato tanti cambiamenti dovuti all’innovazione. Oggi, nelle classi, non c’è la lavagna di ardesia, ma ci sono LIM e schermi touch, computer che danno accesso all’informazione, piattaforme digitali. In passato è stata sperimentata e adottata la didattica a distanza quando non si immaginava si potesse realizzare eppure la risposta è stata immediata e adeguata, accompagnata da norme e strumenti. L’IA rappresenta la nuova sfida: la scuola è chiamata a formare il personale, a governare il cambiamento con figure di riferimento e gruppi di lavoro, a guidare i giovani nell’utilizzo consapevole del nuovo strumento. Anche in questo caso, sono state emanate tempestivamente le Linee Guida ministeriali. Sicuramente l’IA ha determinato un cambiamento epocale, basti pensare alle grandi potenzialità, ma il compito della scuola rimane quello di educare i giovani al suo utilizzo, alla conoscenza delle potenzialità e dei rischi. Sono sicuro che le professionalità presenti, con impegno e determinazione, sapranno gestire il nuovo strumento”.

Cosa le manca di più oggi del mondo della scuola?

“Per rispondere mi riallaccio a quanto detto prima. La scuola è fatta di rapporti umani e di relazioni, di sfide continue e di impegno costante. Nel tempo, proprio per i diversi ruoli svolti, questa rete si è ampliata portandomi ad interagire con professionalità dell’intera provincia. Operare in una comunità con tante professionalità, dalla scuola all’ufficio di Ambito Territoriale, ha confermato la mia idea che gli obiettivi si raggiungono lavorando insieme, ognuno con il proprio ruolo e le proprie competenze ed è questo il punto di forza di chi opera nell’ambito dell’istruzione. È anche vero che ho scelto, con la stessa passione, di ricoprire il ruolo che oggi svolgo e, forse, ciò che mi manca è la quotidianità dei rapporti creati e il contatto con gli studenti“.

Lei oggi siede in Consiglio regionale. Quanto pesa la sua esperienza acquisita nella scuola nell’attività politica e legislativa?

“La gestione di una singola scuola e il coordinamento e la cura di quelle di un’intera provincia richiedono l’attivazione di capacità e competenze che si intrecciano con funzioni e compiti che abbracciano i diversi ambiti di azione che compongono il sistema scolastico. Molte abilità si acquisiscono con l’esperienza ed entrano a far parte del proprio bagaglio personale e professionale. Sicuramente il mio modo di pensare, programmare e agire è in parte il risultato del lavoro che ho svolto fino a non molto tempo fa. I contesti sono molto diversi, ma la capacità di ascoltare, conoscere le esigenze e le opportunità di crescita delle diverse realtà della nostra regione sono le doti da utilizzare nell’attività politica, strumenti che mi appartengono anche grazie al mio vissuto professionale”.

Quale ruolo dovrebbe assumere la Regione Campania per sostenere concretamente le scuole e le autonomie scolastiche?

La Regione, a seguito del D.Lgs 112/1998, svolge già importanti compiti di programmazione e coordinamento per le autonomie scolastiche, basti pensare alla programmazione dell’offerta formativa, della rete scolastica, alla definizione del calendario scolastico”. 

Se oggi potesse scrivere una sola riforma per la scuola italiana, quale sarebbe?

“Le riforme degli ultimi tempi hanno abbracciato tutti i settori del sistema scolastico. Il Ministero risponde prontamente alle urgenze manifestate dai contesti sociali e professionali arricchendo i curricoli, emanando note, Decreti e Linee Guida. Più che pensare ad una nuova riforma, bisogna invece concentrarsi sull’esistenza degli strumenti per applicare efficacemente quelle esistenti, quali, ad esempio, le risorse umane ed economiche, la formazione costante di tutto il personale”.

Che consiglio darebbe a un giovane che sogna di diventare insegnante o dirigente scolastico?

“Consiglierei l’attenzione alla crescita culturale e formativa degli allievi, la cura della propria professionalità attraverso la formazione e l’aggiornamento e la passione per un lavoro che forma le future generazioni. A chi sogna di diventare dirigente scolastico consiglierei di vivere la scuola come il luogo della conoscenza nel quale al centro di tutto c’è lo studente con i suoi bisogni e le sue aspettative”.

Come vorrebbe essere ricordato dai suoi alunni rispetto all’impegno che ha dato in 40 anni alla scuola?

“Dai miei alunni, mi piacerebbe essere ricordato così come mi hanno vissuto, un dirigente presente in ogni momento di vita scolastica, che ha profuso il suo impegno affinché fossero date loro tutte le opportunità possibili: strutture adeguate, laboratori, nuovi indirizzi di studio, esperienze di PCTO, progetti Erasmus viaggi all’estero”.

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