Santa Marina. Lottizzazione abusiva: sequestro di 6 fabbricati Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

32 indagati tra progettistici, lottizzatori, acquirenti, venditori e responsabili ufficio tecnico

Santa Marina. Lottizzazione abusiva; scatta il sequestro di sei fabbricati in corso di costruzione per oltre una quindicina di unità abitative.

Personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della  Procura,  Guardia di Finanza e militari  del Reparto Carabinieri Forestali di Vallo della Lucania -Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano- nonchè della Stazione Carabinieri di Vibonati, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip  del Tribunale di Lagonegro in data 4 giugno 2026.

Il provvedimento ha riguardato il sequestro di sei fabbricati in corso di costruzione, per oltre 15 unità abitative, ricadenti in località lsca dei Macelli, frazione Policastro-Bussentino, del Comune di Santa Marina, per un valore complessivo stimato ad opere completate superiore a euro 1.500.000,00.

I reati contestati sono lottizzazione abusiva cosiddetta “mista”;  falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.
Il provvedimento trae origine dalle indagini coordinate dalla Procura di Lagonegro e svolte dal personale della Sezione di Polizia Giudiziaria – Guardia di Finanza e Carabinieri-, del Reparto Carabinieri Forestali di Vallo della Lucania -Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano- nonchè della Stazione Carabinieri di Vibonati.

Le indagini

Le investigazioni, partite da un incarico peritale finalizzato all’individuazione delle aree agricole del Comune di Santa Marina che avevano perso il carattere della ruralità in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti, hanno consentito di accertare la realizzazione di una sistematica operazione di trasformazione speculativa di un’area di circa 24.276 mq, classificata in “zona agricola E” dal vigente Piano Regolatore Generale, originariamente inedificata, sviluppatasi attraverso un disegno criminoso unitario articolato in tre fasi tra loro inscindibili: il frazionamento catastale delle particelle originarie in 18 lotti funzionalmente incompatibili con la vocazione agricola dell’area; la loro cessione mediante una serie di atti di compravendita conclusi tra il 2008 e il 2023 ed infine la successiva edificazione attraverso permessi di costruire viziati ab origine, ottenuti sulla base di false attestazioni tecniche sistematiche in ordine alla classificazione urbanistica delle aree.

Falsa classificazione delle aree

Secondo l’ipotesi investigativa, avallata -allo stato- dal G.I.P. del Tribunale di Lagonegro, il meccanismo fraudolento si è incentrato sulla falsa classificazione -tra l’altro- delle aree in “Zona E2” – con indice di fabbricabilità di 0,03 mc/mq – in luogo della corretta classificazione in “Zona E1” – con indice di 0,003 mc/mq -, così consentendo l’assentimento di volumetrie residenziali dieci volte superiori a quelle ammissibili dal P.R.G. L’operazione si concludeva, nella quasi totalità dei casi, mediante varianti in corso d’opera per cambio di destinazione d’uso da agricola a residenziale, assentite in assenza di qualsivoglia istruttoria sullo stato di fatto delle opere. Il risultato concreto è stato la creazione, su suolo agricolo costiero originariamente inedificato, di un agglomerato residenziale privato privo delle infrastrutture di urbanizzazione primaria necessarie per la sua integrazione nel territorio, con irreversibile consumo di suolo in un’area di elevato pregio ambientale e paesaggistico.

32 indagati

Le indagini, sviluppatesi nel corso di un’attività di ampio respiro, hanno consentito di ipotizzare la responsabilità di complessivi 32 indagati, nelle rispettive qualità soggettive di lottizzatori, procuratori speciali, progettisti e direttori dei lavori, acquirenti, venditori e responsabili pro-tempore dell’Ufficio Tecnico Comunale preposti al rilascio dei titoli edilizi.
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto sussistenti sia il fumus del reato di lottizzazione abusiva sia il pericu/um in mora, ravvisando il concreto rischio di protrazione e aggravamento degli effetti illeciti attraverso il completamento delle opere e la possibile alienazione a terzi dei manufatti, nonché l’esigenza di anticipare gli effetti della futura confisca obbligatoria prevista dalla legge.
L’attività rientra in un ambito di costante impegno della Procura di Lagonegro a presidio della legalità urbanistica e della tutela del territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia del suolo agricolo e degli equilibri ambientali dell’area del Basso Cilento. La protezione del paesaggio, la prevenzione del consumo di suolo e il contrasto alle trasformazioni illecite del territorio costituiscono, anche alla luce delle più recenti elaborazioni in materia di responsabilità ambientale e di governo sostenibile delle risorse naturali, una priorità dell’azione di questo Ufficio, nella consapevolezza che il territorio rappresenta un bene comune non rinnovabile la cui tutela trascende gli interessi delle singole generazioni.
La responsabilità penale degli indagati sarà accertata solo all’esito del giudizio con sentenza penale irrevocabile.

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