Pollica. Il 16 giugno si celebra la giornata delle tartarughe marine: ad Acciaroli grande evento con gli artisti spagnoli di Arenas Posibles: inaugurazione della scultura a tema sulla spiaggia grande.
Il cambiamento climatico sta avendo un impatto sempre più evidente sulle popolazioni di tartarughe marine del Mediterraneo, in particolare sulla tartaruga comune Caretta caretta, modificandone la biologia riproduttiva, la distribuzione geografica e la sopravvivenza delle nuove generazioni. Negli ultimi anni l’aumento delle temperature nel bacino mediterraneo ha raggiunto livelli eccezionali, con temperature superficiali del mare che durante le ondate di calore hanno sfiorato i 29 °C e anomalie termiche, contribuendo al progressivo riscaldamento anche delle spiagge di nidificazione.
Secondo il rapporto Climate change and interconnected risks to sustainable development in the Mediterranean, pubblicato su Nature Climate Change, il Mediterraneo è tra i bacini che si stanno scaldando più velocemente sul pianeta: con un aumento di circa + 0,4 °C ogni dieci anni, con proiezioni per il 2100 che variano tra +1,8 °C e +3,5 °C in media rispetto al periodo tra il 1961 e il 1990.
Questo fenomeno è particolarmente rilevante per una specie come la Caretta caretta, la cui determinazione del sesso dipende dalla temperatura di incubazione delle uova, con temperature più elevate che favoriscono la nascita di femmine e valori più bassi associati allo sviluppo di maschi, determinando così uno squilibrio nella struttura demografica delle popolazioni. Le temperature dei nidi, che normalmente oscillano in un intervallo ottimale tra 24 e 34 °C, risultano sempre più spesso influenzate dal riscaldamento ambientale, con effetti sul calore metabolico degli embrioni nelle fasi finali dello sviluppo, con possibili effetti negativi sulla morfologia dei neonati, sulle loro prestazioni motorie e sul successo complessivo di schiusa.
Parallelamente, l’innalzamento del livello del mare rappresenta una delle minacce più rilevanti per la sopravvivenza delle popolazioni costiere. Il fenomeno, legato allo scioglimento dei ghiacci e all’espansione termica degli oceani, sta accelerando negli ultimi decenni e potrebbe portare alla sommersione parziale o totale di numerose spiagge di nidificazione. La Caretta caretta, che mostra un forte comportamento di filopatria tornando a nidificare negli stessi siti di nascita, rischia così di continuare a utilizzare aree ormai non più idonee perché colpite dall’erosione costiera, aumentando la vulnerabilità delle nuove generazioni.
Nonostante le criticità, emergono anche segnali di adattamento, con alcune femmine che stanno colonizzando nuove spiagge e contribuendo all’espansione dell’areale riproduttivo nel Mediterraneo occidentale e settentrionale. In questo contesto si inserisce un dato particolarmente significativo relativo all’Italia, dove si sta registrando una crescita senza precedenti delle nidificazioni. Nel 2023 sono stati censiti circa 443 nidi, saliti a 601 nel 2024, fino a superare quota 700 nel 2025, il valore più alto mai documentato nel Paese. Questo aumento è interpretato dagli esperti come il risultato combinato dell’espansione naturale dell’areale riproduttivo verso nord e ovest e del progressivo riscaldamento delle coste, che rende idonee alla deposizione aree precedentemente troppo fredde. Le regioni maggiormente interessate restano Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, ma si osserva una crescente presenza anche lungo le coste tirreniche centrali e settentrionali, in particolare della Liguria, segno di una trasformazione strutturale della distribuzione della specie nel Mediterraneo.
Tuttavia, queste nuove aree di nidificazione sono molto spesso esposte a forte pressione antropica e turistica. Tra le principali minacce vi è l’uso delle ruspe per la pulizia e il livellamento delle spiagge, una pratica che può distruggere in pochi minuti habitat dunali formatisi in decenni. Le dune costiere, fondamentali per la biodiversità e la protezione dall’erosione, ospitano anche i nidi di Caretta caretta, deposti a pochi decimetri di profondità sotto la sabbia. Il passaggio di una ruspa può schiacciare le uova, alterarne le condizioni di incubazione o distruggere completamente il nido, spesso invisibile a occhio nudo.
Accanto alle ruspe, l’inquinamento luminoso rappresenta una minaccia silenziosa ma grave per le tartarughe marine. Questi animali si sono evoluti in ambienti costieri bui e dipendono dalla luce naturale della luna e delle stelle per orientarsi. Le luci artificiali possono scoraggiare le femmine dal nidificare o indurle ad abbandonare la deposizione, mentre i piccoli appena nati, invece di dirigersi verso il mare seguendo il riflesso della luce sull’acqua, vengono attratti verso l’entroterra. Qui rischiano di morire per disidratazione, investimenti o predazione, con pesanti conseguenze per il successo riproduttivo della specie. Per questo motivo Legambiente ha recentemente prodotto delle linee guida per la riduzione dell’inquinamento luminoso rivolte alle amministrazioni responsabili dell’illuminazione pubblica e ai titolari di concessioni balneari che esercitano attività commerciali sulla spiaggia.
In questo scenario, il monitoraggio costante, la protezione delle aree di nidificazione e le strategie di gestione attiva come la ricollocazione delle uova diventano strumenti fondamentali per la conservazione della specie e per garantirne la sopravvivenza a lungo termine. Tutte azioni portate avanti dal progetto Life Turtlenest, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato da Legambiente, finalizzato alla tutela dei nidi di Caretta caretta in Italia, Francia e Spagna. Grazie a questa iniziativa sono state lanciate diverse attività indirizzate alla conservazione della specie. Tra queste, oltre ai monitoraggi dei nidi svolti da centinaia di operatori, anche i protocolli d’intesa “Comuni amici delle tartarughe” e “Lidi amici delle tartarughe”. Importanti anche le azioni di ricerca scientifica curate dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, partner di progetto, come la prima applicazione in Italia di trasmettitori satellitari su piccoli esemplari di Caretta caretta, per seguire gli spostamenti dei piccoli esemplari nelle prime fasi della loro vita marina.
Il progetto mira anche a sensibilizzare il grande pubblico, con iniziative che coinvolgono la cittadinanza. Quest’anno Legambiente organizza un evento previsto per il 16 giugno sulla Spiaggia Grande di Acciaroli (link punto GPS), nel Comune di Pollica (SA) con l’inaugurazione di una grande scultura a tema degli artisti Arenas Posibles alle 16:30.
“I numeri degli ultimi anni ci raccontano una storia che ha due facce – dichiara Stefano Di Marco, Responsabile Progetto LIFE TURTLENEST e Coordinatore Ufficio Progetti di Legambiente – Da un lato, l’Italia è diventata un hub riproduttivo sempre più importante per la Caretta caretta nel Mediterraneo – e questo è un risultato straordinario, frutto del lavoro di centinaia di volontari e di anni di monitoraggio. Dall’altro, il cambiamento climatico sta alterando le condizioni di incubazione in modo che potrebbe risultare fatale per l’equilibrio demografico della specie. E mentre noi lavoriamo per proteggere ogni nido, qualcuno li distrugge con una ruspa o con una luce puntata sulla spiaggia. Non possiamo accettarlo. Con LIFE TURTLENEST stiamo costruendo un sistema di sorveglianza, di coinvolgimento istituzionale e di cultura diffusa che renda queste pratiche socialmente inaccettabili oltre che illegali. Perché ogni nido conta, ogni schiusa è una vittoria collettiva.”
Al via il TartaBeach Tour di Legambiente
Tra le attività promosse dal progetto rientrano anche eventi di sensibilizzazione rivolti alla cittadinanza, come l’edizione 2026 del TartaBeach Tour, l’iniziativa itinerante dedicata alla conoscenza e alla tutela delle tartarughe marine. Il tour, che percorrerà diverse regioni italiane, è promosso da Legambiente e da Mareblu, azienda che da oltre dieci anni sostiene l’associazione in progetti di salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi marini. La prima tappa si terrà ad Acciaroli, località del Comune di Pollica (SA) in Cilento, dove il 16 giugno sarà inaugurata alla presenza delle autorità locali una grande scultura di sabbia firmata da Arenas Posibles. L’evento proseguirà con laboratori creativi e attività didattiche, guidati dagli artisti e dai volontari di Legambiente, e rivolti a bambini, famiglie e cittadini, per promuovere in modo coinvolgente la conoscenza e la conservazione delle tartarughe marine. La seconda tappa del TartaBeach Tour si terrà sull’Isola d’Elba, altra terra di tartarughe dove operano già da diversi anni i Tartawatchers di Legambiente.































