Camerota. Si apre il dibattito sul nuovo Piano di utilizzazione delle aree demaniali del Comune di Camerota. A intervenire con una serie di proposte di modifica è Mare Libero, associazione da tempo impegnata nella difesa della libera fruizione delle coste, che contesta all’amministrazione comunale la mancata attivazione dei processi partecipativi previsti dalla normativa vigente.
“Coinvolgimento degli enti non è facoltativo”
Secondo la coordinatrice regionale di Mare Libero, Alessandra Giuliano, il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo Settore nella formazione dei piani attuativi del demanio non è una mera opportunità, ma un obbligo sancito dall’art. 55 del Codice del Terzo Settore. La mancata apertura a forme di co-programmazione e co-progettazione potrebbe, secondo l’associazione, determinare i presupposti per l’annullamento delle procedure adottate. Per sanare tale carenza, Mare Libero chiede l’inserimento nel Regolamento del PAD di un articolo specifico che imponga il processo partecipativo prima dell’approvazione definitiva del piano.
Le richieste: trasparenza, sanzioni e spazi liberi
Le osservazioni presentate entrano nel dettaglio tecnico, puntando a una maggiore tutela della spiaggia come patrimonio collettivo.
-Sanzioni contro il “pre-posizionamento”: In merito al noleggio di attrezzature sulle spiagge libere attrezzate, l’associazione denuncia l’inefficacia dell’attuale divieto di pre-posizionamento (ombrelloni e sdraio già montati in attesa del cliente). La proposta è di introdurre sanzioni chiare e la decadenza dell’autorizzazione dopo la terza infrazione.
-Accessibilità e cartellonistica: Viene richiesto di esporre cartelli esplicativi che specifichino la gratuità dell’accesso al mare e ai servizi igienici, anche per i non clienti, e l’obbligo di rappresentare nelle planimetrie di piano gli accessi pubblici al mare (almeno uno ogni 200 metri).
-Stop alla riduzione delle spiagge libere: Mare Libero punta il dito contro la concentrazione di “spiagge libere attrezzate” in zone di pregio, come quella tra Cala d’Arconte e Capogrosso, chiedendo che almeno il 50% del tratto sia classificato come spiaggia libera semplice. Inoltre, viene contestato il calcolo delle quote minime del 30% di spiaggia libera, che deve essere garantito sul fronte mare (metri lineari) e non solo sulla superficie, per evitare che le aree libere siano ridotte a “residui”.
-Gestione delle biomasse: L’associazione chiede che le posidonie spiaggiate non vengano mai accumulate sugli arenili liberi, trasformandoli di fatto in depositi per le concessioni limitrofe, bensì posizionate a monte di queste ultime.
“Le spiagge non sono aree di risulta”
Le richieste includono anche la clausola che ribadisce il divieto di rinnovo automatico delle concessioni, in conformità con la direttiva europea Bolkestein. “È opportuno prevedere elaborati dedicati alle spiagge libere che ne garantiscano quantità, qualità e accessibilità — conclude Giuliano — trattandole come patrimonio collettivo e non come residuo delle aree concedibili“.
L’associazione conferma la propria intenzione di proseguire l’azione di monitoraggio, ribadendo la ferma opposizione a ogni istanza che tenti di sottrarre il bene demaniale al suo scopo primigenio: la libera e gratuita fruizione da parte di tutti i cittadini.































