A Paestum il museo della bufala e della mozzarella Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Un viaggio nella memoria, nella cultura e nell’identità di un territorio che continua a raccontarsi attraverso i suoi simboli più autentici

Un  viaggio nella memoria, nella cultura e nell’identità di un territorio che continua a raccontarsi attraverso i suoi simboli più autentici. È il Museo della Bufala e della Mozzarella di Paestum presentato nell’ambito del progetto culturale Manupressum – La forma del tempo e della mostra “Paestum. Il paesaggio continua. Quando la bufala riconobbe Paestum”.

La giornata si è trasformata in un’esperienza immersiva attraverso la civiltà bufalina della Piana del Sele. I visitatori hanno potuto attraversare gli spazi espositivi dedicati agli antichi strumenti per la lavorazione della mozzarella e alla cura degli animali, osservare documenti storici, reperti e testimonianze di una tradizione secolare, ammirare le opere artistiche e pittoriche che nei secoli hanno celebrato la figura della bufala, visitare gli ambienti in cui ancora oggi si allevano gli animali destinati alla produzione del latte, e, infine, assaggiare il Manupressum.

Particolarmente apprezzato il percorso espositivo dedicato alla storia della mozzarella di bufala, arricchito da documenti provenienti dagli Archivi di Stato di Napoli e Caserta. Tra questi, uno straordinario atto notarile del Seicento che racconta come la mozzarella prodotta a Paestum venisse trasportata fino a Napoli attraverso lunghi viaggi a dorso di mulo. Per consentire al prodotto di arrivare ancora integro dopo tre giorni di viaggio, la mozzarella veniva affumicata utilizzando il torsolo del mais, scelto per le sue proprietà aromatiche e per la sua naturale biodegradabilità.

«Questo progetto nasce da oltre dieci anni di ricerca. Ho cercato di mettere insieme due storie che da secoli convivono nello stesso territorio: quella della mozzarella di bufala e quella di Paestum. Il Manupressum recupera un’antica modalità di lavorazione descritta già nelle culture mediterranee e greche, reinterpretandola attraverso il latte di bufala. Non è soltanto una nuova forma della mozzarella, ma un modo per raccontare una storia che continua a vivere. Così come continua a vivere il rapporto tra la civiltà bufalina e i templi di Paestum, un legame che per secoli è stato raccontato dai viaggiatori del Grand Tour, che descrivevano questi luoghi come un paesaggio unico al mondo, abitato da animali straordinari e da comunità che hanno costruito la propria identità intorno alla bufala», ha spiegato Renato De Filitto, fondatore del Museo della Bufala e della Mozzarella e ideatore del Manupressum.

De Filitto ha inoltre ricordato quando Goethe descrisse la bufala come un animale possente, dagli occhi “infuocati”, quasi mitologico, salvo poi scoprirne la straordinaria docilità e il ruolo centrale nella vita economica e sociale della Piana del Sele. Alla manifestazione hanno preso parte numerose autorità istituzionali, tra cui il sindaco di Capaccio Paestum Gaetano Paolino, il sindaco di Agropoli Roberto Antonio Mutalipassi, il consigliere comunale di Capaccio Paestum Luca Sabatella, il consigliere regionale Andrea Volpe, rappresentanti del mondo agricolo e produttivo, tra cui Orlando Mandetta, oltre ai padroni di casa Cosimo Tambasco ed Elisa Polito.

«Iniziative come questa dimostrano quanto sia importante custodire la memoria e valorizzare le nostre radici. Dietro progetti di questo livello c’è uno straordinario lavoro di ricerca, passione e appartenenza. Bisogna anche dire che la parte pubblica non basta, ed è bello e importante vedere l’azione di privati, associazioni e cittadini che scelgono di investire tempo, energie e risorse per raccontare il proprio territorio. È questo senso di appartenenza che produce il vero valore aggiunto e rafforza l’identità delle nostre comunità», ha dichiarato il consigliere regionale Andrea Volpe.

Con il Manupressum e con il percorso di ricerca promosso dal Museo della Bufala e della Mozzarella, Paestum torna così a raccontare una delle sue storie più antiche e autentiche: quella di una civiltà che, da oltre otto secoli, continua a vivere tra i templi, le masserie, i pascoli e il lavoro degli uomini e delle donne che hanno costruito la storia della mozzarella di bufala. (La Città)

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