Giochi fisici e digitalizzazione Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Il moderno mondo del videogaming sta vivendo un periodo d’oro nella sua storia: oggi questo è visto come un mezzo di comunicazione potente, in grado di veicolare messaggi di ogni tipo e di essere applicato con successo a contesti didattici, sportivi e culturali, oltre che ludici e ricreativi. Dal mondo delle opere videoludiche provengono adattamenti nei più disparati media: basti pensare alla serie tv The Last of Us, ai film del franchise Tomb Raider, o alle novelization che portano su libri e fumetti personaggi tratti da serie videoludiche di successo. Tra i titoli di successo, comunque, non compaiono solo mondi e avventure immaginarie, ma anche versioni videoludiche di intrattenimenti reali: se è facile capire l’attrattiva ludica di simulazioni sportive o di guida, le cui controparti reali potrebbero non essere alla portata di ognuno, più curiosità potrebbe destare il successo di giochi di carte o scacchi che, nonostante siano comodamente praticabili in maniera tradizionale, riscuotono enorme successo anche nelle loro versioni digitali, alle quali si è approdati per strade spesso differenti.

Uno dei primi esempi è quello dei giochi da casinò: roulette, slot machine e simili spopolano online, dove le loro versioni videoludiche sono offerte da operatori specializzati. Il successo è tale che questi ampliano la loro offerta includendo blog dove poter trovare guide, curiosità, news varie e così via. La digitalizzazione di questi intrattenimenti, e dunque la chiave del loro successo online, è dovuta passare per un compito solo all’apparenza semplice: la digitalizzazione della casualità. È proprio il caso a dare valore ludico a questi classici, aspetto che ha aperto il problema della sua riproposizione online. Un software che riproduca il funzionamento di un gioco da casinò dovrebbe necessariamente anche prevederne l’esito, vanificando totalmente l’esigenza di casualità sottesa al gioco stesso.

Ecco perché si è arrivati alla digitalizzazione di questi classici fisici solo grazie a programmi in grado di generare casualmente numeri: tali algoritmi, rispondendo a differenti logiche di programmazione, sono capaci di restituire a ogni interazione un numero randomizzato, sulla base del quale costruire l’intera casualità digitale.

Si può anche pensare a giochi di carte come Freecell, Solitario, Scopa: contesti dove non è tanto necessaria la casualità quanto piuttosto la chiarezza del gameplay. Ecco perché questi hanno potuto convertirsi al digitale ben presto, con la sempre maggiore completezza dei linguaggi di programmazione e delle interfacce grafiche: due elementi essenziali da un lato per istruire il computer sull’insieme di regole del gioco, dall’altro lato per rendere comprensibile all’utente quanto mostrato a schermo. Dopotutto, per identificare una carta è sufficiente un valore numerico e la resa grafica del simbolo di un seme, mentre in molti casi la scrittura del codice può essere limitata a poche istruzioni basilari. Per fare un esempio, si può pensare al celebre Solitario di Windows: incluso dalla versione 3.0 del sistema operativo, rilasciata nel 1990, era stato creato appena un anno prima da un semplice stagista di Microsoft. Un progetto nato amatorialmente dall’idea di unire il movimento del mouse, una periferica divenuta necessaria solo con l’introduzione delle prime GUI, a un gioco ripreso dai grandi classici di carte.

Rimanendo in ambito programmazione, uno step decisamente più complesso è sempre stato rappresentato dal desiderio di istruire i computer perché divenissero scacchisti. La mole di regole e informazioni degli scacchi è infatti ben superiore a quella di un semplice gioco di carte, e la necessità di ragionare su strategie e lungo periodo appariva irraggiungibile per i computer. Ecco perché tra i banchi di prova privilegiati per le Intelligenze Artificiali ci sono sempre stati gli scacchi: la loro versione videoludica, oggi diffusissima, deve molto ai primi esperimenti in tal senso, culminati nel celebre computer Deep Blue di IBM e nella sua sfida, nel 1996, contro il campione Garri Kasparov. Da allora sono passati quasi trent’anni, un’era geologica nel progresso tecnologico, e infatti la programmazione ha fatto passi da gigante. Ma, approcciandosi agli scacchi digitali, non si può evitare di pensare alla storia della loro nascita.

 

»

Leggi anche

Eboli. Mercato trasferito in via delle Olimpiadi: bene la prima

Eboli. Da questa mattina è ufficialmente partito il mercato del sabato presso Via delle Olimpiadi, dove è stato trasferito per [&hell

Tragedia a Cava de’ Tirreni: investita da camion perde la vita

Tragedia a Cava de’ Tirreni: 68enne donna investita da camion perde la vita. Da una prima ricostruzione dei fatti il conducente [&he

Battipaglia. Controlli straordinari polizia: sequestro droga e denuncia

Nella giornata di ieri si è svolto un servizio straordinario di controllo del territorio, nel Comune di Battipaglia, in risposta [&hel

Cellulari, coltelli e droga scoperti in carcere a Napoli

Napoli. Venti/venticinque smartphone di ultima generazione, sei-sette coltelli “a molletta” di 13/16 centimetri, sostanza