Prodotti bio: “Legge e marchio Made in Italy” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

“Con quasi due italiani su tre (64%) che mettono prodotti bio nel carrello occorre difendere produttori e consumatori e garantire la trasparenza degli acquisti approvando subito la legge nazionale sul biologico che prevede anche l’introduzione di un marchio per contrassegnare come 100% Made in Italy solo i prodotti biologici ottenuti da materia prima nazionale”. E’ quanto chiedono Coldiretti, Codacons, Federbio, Legambiente, e Slow Food e in riferimento alla discussione alla Camera del disegno di legge sull’agricoltura biologica che sostiene anche l’impiego di piattaforme digitali per garantire una piena informazione circa la provenienza, la qualità e la tracciabilità dei prodotti con una delega al Governo per rivedere la normativa sui controlli e garantire l’autonomia degli enti di certificazione

“Per rispondere alle richieste dell’Europa sul green deal, occorre agevolare la transizione al biologico di parte delle nostre produzioni e per farlo – sottolineano Coldiretti, Codacons, Federbio, Legambiente e Slow Food – servono norme precise per colmare il vuoto di carattere normativo con gli acquisiti di prodotti bio Made in Italy che nel 2021 hanno sfiorato il record di 7,5 miliardi di euro di valore. Nell’ultimo decennio – spiegano Coldiretti, Codacons, Federbio, Legambiente e Slow Food – le vendite bio totali sono più che raddoppiate (+122%) secondo dati Biobank. Il successo nel carello sostiene l’aumento della produzione nazionale su 2 milioni di ettari di terreno coltivati, fornendo una spinta al raggiungimento degli obiettivi della strategia Farm to Fork del New Green Deal dell’Unione Europea che punta ad avere almeno 1 campo su 4 (25%) dedicato al bio in Italia dove attualmente sono a bio.  Con 70mila produttori l’Italia è leader in Europa per numero di imprese impegnate nel biologico e va dunque sostenuto – concludono Coldiretti, Codacons, Federbio, Legambiente e Slow Food – un settore con ampie opportunità di crescita economica ed occupazionale”.

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