Permane fiducia cittadini per misure anti Covid-19 Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Nel periodo compreso fra il 12 dicembre 2020 e il 15 gennaio 2021 il 93,2% dei cittadini ha fatto sempre uso di mascherine nei luoghi aperti, il 5,9% lo ha fatto spesso. In presenza di persone non conviventi l’84,0% ha usato sempre le mascherine anche in luoghi al chiuso. In un giorno medio della settimana è uscito il 58,3% dei cittadini di 18 anni e più, mentre il restante 41,7% è rimasto in casa. Tra chi è uscito il 63,0% lo ha fatto una sola volta nel corso della giornata. Sette persone su 10 hanno espresso accordo con l’affermazione “Se un vaccino Covid-19 diventa disponibile ed è consigliato, lo farei”.

L’indagine presentata in questo report è stata condotta durante la seconda ondata epidemica (tra dicembre 2020 e gennaio 2021) per studiare i comportamenti e le opinioni dei cittadini a quasi un anno di distanza dall’inizio della pandemia. Vengono qui pubblicati i primi risultati, in particolare quelli relativi al rispetto delle misure adottate dal Governo e alle preoccupazioni dei cittadini per il contagio.

Utili e chiare le misure adottate

Analogamente a quanto rilevato durante il lockdown, quattro cittadini su cinque (80,2%) continuano a ritenere utili le misure adottate dal governo e chiare le informazioni ricevute sui comportamenti da adottare (82,8%). Non si osservano variazioni significative in base alle caratteristiche sociodemografiche né sul territorio. Queste percentuali per quanto molto elevate sono comunque un po’ più basse di quelle registrate in pieno lockdown. Probabilmente il sistema dei colori e la conseguente differenziazione dei comportamenti da tenere sui territori può avere generato qualche incertezza, diversamente da quanto accaduto durante il lockdown in cui le regole erano particolarmente stringenti e soprattutto uguali su tutto il territorio nazionale.

Per due cittadini su tre è facile capire cosa fare in caso di sospetta infezione

È stato chiesto ai cittadini quanto trovassero difficile capire cosa fare in caso di sospetta infezione da Covid in una scala da 1 a 7, dove 1 significa molto difficile e 7 molto facile. Durante la seconda ondata epidemica, poco meno dei due terzi dei cittadini (63,7%) si collocano sui punteggi più elevati della scala, ritenendo facile capire come comportarsi in caso di contagio. Un cittadino su quattro si colloca sul punteggio più elevato, il 17,6% si posiziona sul valore centrale della scala e il rimanente 18,7% su valori compresi tra 1 e 3, evidenziando una qualche difficoltà nel sapere come muoversi nel caso in cui sospetti di avere il Covid. Il punteggio medio è pari a 5, ma varia in base al titolo di studio: da 4,8 di chi ha la licenza elementare a 5,3 di chi ha conseguito la laurea. Non si osservano differenze significative in base alle altre caratteristiche individuali e al territorio.

La tv è il canale informativo più utilizzato per tenersi aggiornati

Anche per l’emergenza sanitaria, la televisione è il mezzo di informazione più frequentemente utilizzato dalle persone per informarsi: lo ha indicato il 91,4% degli intervistati. Seguono, ma in posizione molto distaccata, i giornali (37,6%), i social media (22,2%) e i contatti con gli operatori sanitari (18,2%). Questi ultimi, insieme ai giornali, sono una fonte informativa a cui si ricorre più spesso nelle regioni del Nord rispetto alle altre zone del Paese. Per i giornali i valori si attestano rispettivamente al 42,4% nel Nord, al 34,3% nel Mezzogiorno e al 32,2% nel Centro. Tra i giovani, la graduatoria dei mezzi di informazione più utilizzati per informarsi sull’emergenza sanitaria vede al secondo posto i social network, indicati dal 46,8% dei 18-24enni contro il 6,5% di chi ha tra i 65 e i 74 anni di età. Anche celebrità e influencer occupano una posizione non trascurabile tra gli under25, che li utilizzano come fonte di informazione nel 12,8% dei casi (a fronte di un dato medio del 3,9%).

Cauto ottimismo verso la risoluzione del problema anche nella seconda ondata

Analogamente a quanto rilevato in pieno lockdown, durante la seconda ondata poco meno di 9 persone su 10 ritengono che la situazione emergenziale sarà superata. Tuttavia a quasi un anno di distanza dall’inizio della pandemia, è ancora solo il 10,5% a essere pienamente ottimista e confidente in una rapida soluzione. La posizione che continua a raccogliere un maggior numero di consensi è quella che si potrebbe definire di cauto ottimismo, visto che il 75,7% dei cittadini ha dichiarato che la situazione si risolverà, ma occorre del tempo. Stabile rispetto ad aprile 2020 la quota di quanti ritengono che il Paese non sia adeguatamente attrezzato per risolvere la situazione (8,8%), mentre il 5% non ha espresso un’opinione in merito. Non emergono significative differenze in base al territorio o alle caratteristiche socio-demografiche.

Lavarsi e disinfettarsi le mani, un’abitudine ormai consolidata

Le principali norme di igiene personale, fortemente raccomandate per ridurre il rischio di contagio, fanno parte delle abitudini quotidiane. Durante la seconda ondata epidemica, l’azione di lavarsi spesso le mani resta molto diffusa, anche se meno frequente che durante il lockdown. Le persone hanno dichiarato di aver lavato le mani in media 8,7 volte (11,6 volte ad aprile 2020) e di averle pulite con disinfettanti, come in pieno lockdown, circa 5 volte nel giorno precedente l’intervista. L’8,7% riferisce di aver lavato le mani almeno 20 volte nel giorno precedente l’intervista; questa percentuale varia dal 15% dei 35-44enni (25,0% tra le donne in questa classe di età) al 2% degli anziani di 75 anni e più. Più di quattro persone su dieci (44,2%) hanno pulito le mani con un disinfettante almeno 5 volte. Anche in questo caso il range varia molto in base all’età: si passa dal 21,9% degli ultrasettantaquattrenni a circa il 50% nelle classi di età tra i 35 e i 64 anni. Tra gli occupati è il 55% a disinfettarsi le mani almeno 5 volte al giorno. Sempre con riferimento alla giornata precedente l’intervista, le persone hanno pulito o disinfettato in media 1,6 volte le superfici della cucina e dei mobili della casa. Lo ha fatto almeno tre volte il 22% della popolazione, con quote più alte tra le donne (30,6%), soprattutto tra i 35 e i 44 anni (43,5%). La disinfezione delle mani e delle superfici è un’abitudine igienica più diffusa nelle regioni del Nord rispetto alle altre aree del Paese. Il 51,3% dei residenti nel Nord hanno disinfettato le mani almeno 5 volte il giorno precedente l’intervista, a fronte del 41,2% dei cittadini del Mezzogiorno e del 33,1% dei residenti nel Centro.

Uso delle mascherine e distanziamento fisico rispettati in tutto il Paese

Durante la seconda ondata, il 93,2% della popolazione fa sempre uso di mascherine quando si trova in luoghi aperti; il 5,9% lo fa spesso. L’84% usa le mascherine sempre, anche in luoghi al chiuso, in presenza di persone non conviventi. L’uso di questo dispositivo di protezione individuale appare più diffuso che in pieno lockdown nazionale, quando ad usare la mascherina era l’89,1% della popolazione, prevalentemente per difficoltà di approvvigionamento o perché, non allontanandosi dalla propria abitazione, le persone non ne avevano necessità. L’utilizzo è diffuso in modo trasversale in tutta la popolazione e su tutto il territorio nazionale. Anche sulla percezione di quanto gli altri usino la mascherina, il 94,1% delle persone intervistate afferma che, in base a quanto ha potuto constatare personalmente, le linee guida relative all’utilizzo delle mascherine vengono sempre rispettate nel 72,8% dei casi e spesso nel 21,3%. A livello territoriale, la percezione di un utilizzo costante è più diffusa nelle regioni del Nord: l’84,2% a fronte del 68,6% nel Centro e del 59,8% nel Mezzogiorno. Il distanziamento fisico è un’altra norma che continua a essere rispettata, come durante il primo lockdown, dalla stragrande maggioranza della popolazione. Il 90,8% afferma di essere riuscito sempre a mantenere la distanza di almeno un metro dalle persone non conviventi mentre l’8,8% riconosce che non sempre è stato possibile mantenere la distanza. Viene confermata anche la diffusa percezione di un generalizzato rispetto di questa indicazione da parte della popolazione. Per nove cittadini su 10, da quanto hanno potuto vedere, viene rispettato il distanziamento fisico di almeno un metro (65,2% sempre, 23,8% spesso). È accaduto soprattutto nelle regioni del Nord, dove la norma è considerata rispettata sempre dal 78,7% dei cittadini, a fronte del 57,7% del Centro e del 51,3% del Mezzogiorno. Anche il divieto di assembramenti è stato rispettato secondo l’87,8% della popolazione (64,8% sempre, 23,0% spesso). Anche in questo caso emergono differenze territoriali con una più diffusa percezione di rispetto della norma nelle regioni del Nord del Paese. Ancora più diffusa, riguardando il 95,1% della popolazione, la percezione del rispetto degli orari di chiusura dei locali pubblici (sempre 82,2%, spesso 12,9%), senza significative differenze territoriali.

Si esce di meno e si fa attenzione a ridurre il rischio di contagio

In un giorno medio della settimana, durante la seconda ondata, è uscito il 58,3% dei cittadini di 18 anni e più. Il 41,7% è rimasto in casa. Il 63% di chi è uscito lo ha fatto una sola volta, il 27,7% due volte e i rimanenti più di due volte. Rispetto al pieno lockdown (28,0%) è aumentata la quota di persone che sono uscite, ma si è ben lontani dalla normalità descritta dalle indagini Istat dell’Uso del tempo (oltre il 90% della popolazione esce di casa in un giorno medio). Gli uomini sono usciti più delle donne (66% a fronte del 51,2%); mentre rispetto all’età sono soprattutto gli adulti nelle classi di età centrale e in particolare tra i 45 e i 54 anni a essere usciti più numerosi (oltre il 66,6%). Quote più basse si registrano invece tra gli anziani: è uscito il 43,4% dei 65-74enni e appena il 28,7% degli ultrasettantaquattrenni. Guardando la condizione professionale, come ipotizzabile, la quota più alta di chi è uscito si riscontra tra gli occupati (oltre 7 su 10) mentre tra casalinghe, studenti e ritirati dal lavoro sono uscite poco più di 4 persone su 10. Del resto chi è uscito lo ha fatto principalmente per lavoro (44,5%) o per fare la spesa (35,0%). Il 21,4% è uscito per fare una passeggiata. Meno frequenti gli altri motivi: sport, shopping, visite, ecc. In pieno rispetto delle regole in vigore relative agli orari degli spostamenti, chi è uscito lo ha fatto per lo più di mattina (80,5%) o nel pomeriggio (48,6%). Solo il 3,9% è uscito nelle ore serali. I comportamenti adottati sono il risultato dei cambiamenti indotti dalla pandemia. L’87,2% della popolazione afferma di uscire meno spesso rispetto al periodo pre-pandemico. Solo per il 10,7% la frequenza degli spostamenti non ha subito modifiche mentre un marginale 1,4% esce di più. I cambiamenti hanno riguardato soprattutto i cittadini del Mezzogiorno (91,5%), meno i residenti nelle regioni del Nord (81,5%) dove si sono conservate, più che altrove, le abitudini di spostamento. Va sottolineato che non solo si esce di meno, ma si è molto attenti anche a ridurre il rischio di contagio in caso di uscite. Poco meno di tre cittadini su quattro cercano di uscire nelle ore meno affollate e il 56,8% evita le ore serali (70,8% nel Centro Italia). Solo per il 16,1%, la pandemia non ha comportato cambiamenti negli orari di uscita. I cittadini hanno evitato di frequentare bar, ristoranti, pizzerie (86,4%) e di andare a cena o a pranzo a casa di parenti o amici (69,8%). Anche questi comportamenti sono trasversali a tutte le classi di età. Solo il 10,5% non ha modificato i propri comportamenti, quota che sale al 17,1% tra i 18 e i 24 anni.

Rimane alta la fiducia nel personale sanitario e nella Protezione civile

Durante la seconda ondata epidemica, il grado di fiducia nelle principali istituzioni impegnate nella lotta contro il coronavirus resta molto elevato. Utilizzando un punteggio da 0 a 10 dove 0 significa assenza di fiducia e 10 fiducia totale si evidenzia la persistenza dei valori elevati di fiducia già registrati in corso di lockdown che, come allora, sono trasversali alle varie fasce di popolazione. Se si considerano i tre valori più elevati della scala, cioè i punteggi da 8 a 10, esprimono fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale, sia con riferimento al personale medico sia a quello paramedico, e nella Protezione civile rispettivamente il 74,7%, il 75,0% e il 69,6% della popolazione Circa quattro cittadini su dieci esprimono fiducia totale, riconoscendo a tali istituzioni il massimo punteggio attribuibile (10). Pur trattandosi di livelli di fiducia elevatissimi, si registra un calo di più di 10 punti percentuali rispetto ai valori di circa il 90,0% rilevati ad aprile 2020, in pieno lockdown. Questa riduzione è, in parte, effetto di uno spostamento verso giudizi comunque positivi ma più mitigati e, in parte, del raddoppio dal 4,1% al 9,2% di quanti esprimono un giudizio negativo. I valori medi dei punteggi sulle tre scale confermano il forte sbilanciamento delle distribuzioni verso i valori alti. La fiducia espressa verso il personale medico e paramedico ha un punteggio medio pari a 8,3 – 8,4, quello nei confronti della Protezione civile arriva a 8,1, senza differenze significative di genere, età o territorio.

Sette cittadini su 10 disponibili a vaccinarsi

Ai cittadini è stato chiesto di esprimere la loro posizione rispetto alla seguente affermazione “Se un vaccino Covid-19 diventa disponibile ed è consigliato, lo farei”, utilizzando una scala da 1 a 7 dove 1 significa completamente in disaccordo e 7 assolutamente d’accordo. Il 70,3% esprime accordo (punteggi dal 5 in poi) con l’affermazione: più di 4 persone su 10 esprimono un accordo assoluto scegliendo il punteggio più elevato della scala. Esprimono incertezza, collocandosi al centro della scala (4) il 12,0% dei cittadini. Il rimanente 17,8% si colloca su posizioni che esprimono disaccordo. Il punteggio medio è 5,3 e conferma il generale orientamento a essere d’accordo con l’affermazione proposta. Non emergono differenze significative in base alle caratteristiche individuali o al territorio. Tuttavia, avere conosciuto una persona infetta riduce l’area del disaccordo e quindi l’indisponibilità al vaccino: i punteggi da 1 a 3 raccolgono i consensi del 22,6% di chi non ha conosciuto persone contagiate, valore che scende al 15,5% tra chi invece ne ha conosciute.

I due terzi della popolazione conoscono persone che si sono infettate

Il Covid-19 ha toccato da vicino i due terzi della popolazione. Il 65,7% afferma di conoscere persone che si sono contagiate. Il 6,4% dei cittadini non saprebbe dire se conosce o meno persone che si sono ammalate di Covid. L’esperienza di conoscere persone contagiate è più diffusa nelle classi di età centrale (75,6% tra i 35 e i 44 anni), meno tra gli anziani, a ulteriore conferma di comportamenti prudenziali da parte di questa categoria di cittadini e dei loro cari (47,0% tra gli ultrasettantaquattrenni). Anche la condizione occupazionale impatta sulla probabilità di avere tra le proprie conoscenze una persona contagiata: si va dal 72,8% degli occupati al 59,2% di quanti si trovano in un’altra condizione. Conoscere persone che si sono infettate accresce la percezione del rischio di contagio. Infatti solo il 28,7% di chi conosce persone che hanno contratto il Covid-19 ritiene poco probabile infettarsi, a fronte del 44% di chi non ha conosciuto persone contagiate. Avere esperienza anche indiretta della patologia rende più facile capire cosa fare in caso di contagio (65,9% sceglie punteggi tra il 5 e il 7, contro il 59,2% di chi non ha avuto analoga esperienza).

Più di nove persone su 10 preoccupate di contagiarsi

Molto diffusa la paura di contagiarsi. Durante la seconda ondata epidemica, il 93,2% della popolazione esprime preoccupazione: il 27,6% si dice molto preoccupato, il 65,6% un po’ preoccupato. A essere molto preoccupati sono soprattutto gli anziani (41,1% tra i 65 e i 74 anni) e i residenti nelle regioni del Nord e del Sud del Paese, meno nel Centro (solo il 15,2% è molto preoccupato). Tra gli occupati, come comprensibile, sono i lavoratori della Sanità a dirsi più frequentemente molto preoccupati (48,5%). Questa preoccupazione è confermata dalla diffusa propensione a fare il test, in caso di contatto con qualcuno che è risultato positivo al Covid-19, anche in assenza di sintomi. Il 95,9% lo farebbe di sicuro, il 4,1% potrebbe decidere di non sottoporsi al test, prevalentemente per dubbi sull’affidabilità dei test (34,1%), o per timore di perdita di guadagno in caso di esito positivo (20,5%). Intervistati sulla probabilità di infettarsi, i cittadini si distribuiscono in maniera alquanto omogenea tra le varie posizioni. Sempre utilizzando una scala da 1 a 7, dove questa volta 1 significa estremamente improbabile e 7 estremamente probabile, circa un terzo (34%) sceglie punteggi da 1 a 3 (bassa probabilità di contrarre l’infezione), un altro terzo (30,8%) si colloca sulla posizione centrale della scala e altrettanti (35,2%) scelgono punteggi della parte superiore della scala (alta probabilità). Infatti il punteggio medio si colloca sul valore centrale della scala: 4,1. La probabilità di infettarsi è, in base alle risposte fornite, percepita come più elevata tra i residenti del Centro Italia e soprattutto tra gli occupati in alcuni settori di attività economica. Per esempio il lavoratori dell’Industria scelgono punteggi dal 5 in su nel 40,5% dei casi; tale quota sale al 42,1% nel settore Istruzione per raggiungere il valore più elevato nella Sanità (64,1%). Tra i lavoratori di quest’ultimo settore, il 45,1% si colloca sul punteggio più elevato della scala, confermando il timore del forte rischio di contagio connesso all’attività lavorativa svolta.

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