Costa Concordia: nuova class action risarcimenti Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

In occasione del decennale del tragico incidente dell’Isola del Giglio, il Codacons annuncia una nuova class action contro Costa Crociere da parte dei naufraghi della Costa Concordia che, la notte del 13 gennaio 2012, hanno rischiato la propria vita a bordo della nave.

A rendere possibile la nuova azione collettiva dell’associazione una importantissima sentenza del Tribunale di Genova che, riconoscendo responsabilità e colpe della società di navigazione che hanno contribuito a determinare il naufragio – oltre a quelle già accertate in capo al comandante Schettino –  riapre di fatto la strada ai risarcimenti in favore dei sopravvissuti, anche per chi dopo l’incidente accettò gli indennizzi “elemosina” proposti da Costa Crociere firmando una rinuncia ad agire in sede legale.

Stiamo per lanciare una nuova azione risarcitoria in favore di tutti i naufraghi della Costa Concordia che hanno subito un trauma da naufragio – afferma il presidente Carlo RienziLa giustizia italiana ha infatti accertato l’esistenza di un danno da stress post-traumatico per chi, la notte del 13 gennaio 2012, si trovava a bordo della Concordia, stabilendo un risarcimento da 92mila euro in favore del passeggero Ernesto Carusotti rappresentato in tribunale dal Codacons. Una sentenza che spiana la strada ai risarcimenti in favore di tutti coloro che, a 10 anni di distanza dall’incidente, abbiano subito ripercussioni psicologiche e intendano far valere i propri diritti“.

Proprio per illustrare la nuova azione collettiva il Codacons ha organizzato un webinar con legali ed esperti, che si terrà lunedì 17 gennaio alle ore 16.30 e sarà aperto a tutti i naufraghi della Concordia. L’associazione riporta infine i passaggi chiave della recentissima sentenza del Tribunale di Genova che ricostruisce le responsabilità di Costa Crociere per il naufragio dell’Isola del Giglio: “In questa causa nessuno ha posto in dubbio gli esiti dei procedimenti penali largamente documentati i menzionati. Qui, come ovunque, è certo che il naufragio fu causato dal comandante Schettino decidendo una pericolosa variazione di rotta, abbandonando il comando durante la stessa, omettendo adeguato controllo della posizione alla ripresa del comando (mentre era ancora in corso la manovra) e compiendo le numerose altre condotte. In questa causa nessuno ha posto in dubbio che al naufragio abbiano concorso in maniera rilevante molti altri dipendenti della Compagnia che hanno patteggiato la relativa pena, dipendenti tra i quali spiccano le figure del primo ufficiale, del dirigente di Costa deputato al controllo ed alla approvazione della rotta della nave, del timoniere, la cui impreparazione fece cadere l’ultimo diaframma tra un rischio estremo ed un evento tragico” – si legge nella sentenza – “Alcuni di questi fatti ed in particolare due l’impreparazione generica del personale (fattore aggravativo del panico) e, soprattutto, degli addetti alla scialuppa (fattore determinante la vicenda specifica del Carusotti) sono difficilmente negabili alla luce della sentenza penale e delle deposizioni a conferma qui raccolte“.

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