Salerno. Traffico internazionale droga: nei guai spedizioniere doganale e imprenditore Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Lo spedizioniere doganale è di Baronissi ed è stato sottoposto ai domiciliari

Oggi militari dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Salerno e di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale dì Salerno, su richiesta della locale Procura. Destinatari due persone  per il reato di traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Le persone fisiche raggiunte dal provvedimento restrittivo sono:

AMATO Aberto Eros, 45 anni nato a Grammichele (CT), nella sua qualità di titolare effettivo di una società dì servizi elvetica;

APICELLA Giuliantonio, 49 anni nato  di Baronissi spedizioniere doganale titolare della “Apicella Luigi e Figli srl, nella sua qualità di spedizioniere doganale.

Le indagini e il sequestro di droga nel porto di Salerno 

Le misure cautelari giungono al termine di complesse indagini avviate dalle Procure della Repubblica di Salerno e Napoli. Dopo i sequestri, inizialmente a carico di ignoti, eseguiti dal Nucleo Pef di Napoli nel mese di giugno del 2020 nel porto di Salerno, di un quantitativo superiore alle diciassette tonnellate di sostanza stupefacente (kg 2.844,500 di hashish e kg. 14.191,88 di anfetamine del tipo captagon) occultata all’interno di n. 4 containers commerciali provenienti dalla Siria con transito presso il locale scalo commerciale e diretti in Medio Oriente.

Le indagini condotte dai GICO – GOA dei Nuclei Pef di Salerno e Napoli hanno consentito di acquisire elementi probatori a carico dei due indagati. Essendo state riscontrate una serie di attività illecite volte ad organizzare il transito e il successivo trasferimento, attraverso lo scalo marittimo di Salerno, di consistenti carichi di sostanza stupefacente nascosti dietro idonei carichi di copertura (macchinari di movimento terra e bobine di carta industriale).

Al fine di individuare i responsabili coinvolti nel descritto traffico illecito, i finanzieri hanno eseguito intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a mirati accertamenti bancari, che hanno permesso di disvelare il modus operandi nonché di risalire ai pagamenti, transitati estero su estero, dalla società di trasporto svizzera, facente capo all’imprenditore di origini siciliane, allo spedizioniere doganale.

Nello specifico, questi avrebbe provveduto all’eliminazione sia dalla documentazione commerciale che dai container di ogni segno distintivo del luogo di provenienza del carico. Al fine di evitare ispezioni doganali negli scali portuali intermedi, essendo la Siria inserita nelle “black Iist” del sistema doganale Schengen per i rischi connessi a spedizioni pericolose (armi, droga ).

Il sistema fraudolento  messo in atto dai due indagati 

Nel dettaglio, presso lo scalo marittimo salernitano, venivano emesse, da parte dell’agente doganale, delle nuove polizze di carico della spedizione, mentre l’imprenditore elvetico provvedeva ad una nuova fatturazione utilizzando aziende commerciali compiacenti e nella sua piena disponibilità.

In estrema sintesi, gli indagati utilizzavano, di comune accordo, la pratica doganale del tramacco, consistente nel riversare la merce del container di origine all’interno di un altro.

Con tale pratica fraudolenta venivano accuratamente eliminate tutte le tracce della provenienza siriana della spedizione commerciale, che così non solo risultava, in modo ingannevole, in partenza dal porto di Salerno, ma poteva anche essere rispedita “in sicurezza” nei Paesi Arabi.

La mirata analisi della documentazione doganale ha evidenziato che lo stesso stratagemma è stato adoperato anche in altre transazioni commerciali.

L’imprenditore svizzero è stato associato alla casa circondariale di Roma/Rebibbia, mentre lo spedizioniere salernitano ristretto presso il proprio domicilio a Baronissi.

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