Felitto. Vertenza Morena: familiari chiedono di predisporre transazione Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

"La sorta capitale riconosciuta nella sentenza dovrà essere dal Comune di Felitto impiegata per opere pubbliche"

Felitto. Indennità al vicesindaco Pasquale Morena: i chiarimenti del legale dei familiari Pierluigi Morena in merito alla sentenza della Corte di Appello. 

” Il sottoscritto Pierluigi Morena, in proprio nonché quale legale dei familiari Francesca Vuolo, Elvira Morena e Antonio Morena, in relazione alla sentenza n. 411/2020 della Corte di appello di Salerno, comunica quanto segue:

è ben noto al Sindaco di Felitto, Carmelo Casella, che lo scrivente e la signora Francesca Vuolo hanno tenuto, presso la sede comunale, più incontri nei quali si affermava e conveniva quanto segue:
la sorta capitale riconosciuta nella detta sentenza dovrà essere dal Comune di Felitto impiegata per opere pubbliche, con particolare attenzione per interventi di recupero in un Centro storico che cade a pezzi, abbandonato a se stesso; a tale riguardo gli eredi Pasquale Morena segnalavano, tra gli altri interventi da farsi, il restauro e la messa in sicurezza della Torre medievale (bene demaniale), della cinta muraria (anch’essa demaniale) che costeggia la salita carrabile che conduce a piazza Matteo De Augustinis;
Tale intesa verbale doveva essere trasfusa in accordo scritto e in relativi atti amministrativi, sul punto si attendeva l’iniziativa dell’Ente. Con grande sorpresa gli eredi Morena hanno letto su mezzi di comunicazione secondo cui il Comune avrebbe addirittura dato mandato ai competenti uffici per predisporre il pagamento, mai richiesto della sorta capitale riconosciuta nella sentenza di primo grado, poi confermata dalla Corte di appello. In primo luogo il Sindaco non può non ricordare che vi era, e vi è, un preciso accordo verbale da trasferire in contratto scritto. Inoltre si ritiene grave che il Segretario comunale non sia stato messo a conoscenza della raggiunta transazione e non abbia predisposto la bozza di un accordo che poteva, e può, determinare un risparmio per l’Ente comunale, col recupero di beni di valore storico che appartengono alla collettività.
Un ultimo aspetto, dettato dall’esperienza, è da sottolineare: è la prima volta che un Ente pubblico assume l’iniziativa di adempiere spontaneamente, senza sollecito alcuno (in ben 9 anni!) da parte dei creditori. Lì dove, ribadiamo, nella fattispecie vi era un preciso accordo verbale diretto ad impiegare quelle somme non a vantaggio di privati ma per il recupero di beni pubblici. Ciò posto, con la presente si invita formalmente il Comune a non dare seguito a mandati di pagamento in esecuzione alle intese verbali con il sindaco e a voler predisporre bozza di transazione”.

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