Caro bollette e materie prime: protesta panificatori salernitano: “Si rischia la fame” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

In tutte le attività per tutta la settimana sono state spente le luci e utilizzate le candele. Ieri il corteo di protesta

Salerno. Ieri la protesta dei panificatori della provincia salernitana, che hanno promosso un corteo  partito dallo stadio Arechi. Con i  propri furgoni utilizzati a lavoro sono arrivati fino a piazza Amendola per essere ricevuti dal Prefetto. In tutte le attività per tutta la settimana sono state spente le luci e utilizzate le candele.

“Vogliamo attirare l’attenzione su quella che è una grossa problematica che stiamo vivendo –  afferma Carmelina Fortunato dell’associazione panificatori della provincia di Salerno  –  non ce la facciamo più a pagare le bollette senza contare l’aumento delle materie prime quali la  farina raddoppiata, il  lievito tutte le cose che utilizziamo per produrre. E’ diventato quasi impossibile portare avanti l’attività. Le bollette si sono triplicate  chi pagava 1200 è arrivato a 5000 euro di bollette. Qualcuno ha dovuto spegnere le attrezzature. Chiediamo ai nostri clienti di sostenerci. Sosteniamo il futuro dell’artigianato”.

Una delle categorie più colpite dal caro energia e dal rincaro delle materie prime, come sottolinea il presidente dell’associazione Nicola Guariglia: ” Noi siamo la categoria più colpita perché dopo i rincari (da circa un anno) sul grano e le farine e le materie prime, si è aggiunto tutto il resto tra cui l’energia e il gas e il cosiddetto “incartamento” (il packaging, la carta) e altri tipi di materie essenziali come l’olio,  la margarina, il latte.  Noi viviamo già una problematica da anni, in Campania adottiamo già un “sottocosto” rispetto al resto dell’Italia sul prezzo del pane, in quanto la media nazionale va intorno agli 8 euro (per kg di pane) e noi siamo al massimo a 3,50 o 4. Ma conosciamo il  reddito delle famiglie che è più basso, come tutto il Sud, quindi, ci siamo dovuti adeguare.  Oggi per essere allineati al mercato dovremmo alzare il prezzo ad 8 euro per un kg di pane ma sappiamo che qui sarebbe una follia. Attualmente ogni panificatore/imprenditore sta rimettendo i soldi nella propria azienda, andando quasi in perdita. Il più fortunato – ha continuato  il presidente dei panificatori – riesce ad andare a pari con le spese (magari chi ha il locale di proprietà o la gestione di famiglia) ma comunque ci sta rimettendo i soldi. Chi ha un contratto di locazione, chi ha qualche dipendente in più è già a rischio chiusura: all’inizio di settembre due o tre aziende hanno abbassato per sempre le saracinesche perché impossibilitati ad affrontare le spese e già troppo indebitati”.

Guariglia ha concluso: ” Se non avremo risposte concrete da Regione o dal governo, saremo costretti a fermarci. Stiamo  parlando ai nostri clienti, provando a fargli capire cosa stiamo vivendo, qui si rischia la fame. Abbiamo potuto aumentare il pane soltanto di 50/60 cent, perché non possiamo raddoppiarli i prezzi per adeguarci agli altri”. 

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