Capaccio. Carenza bagnini e personale stagionale: parola agli operatori balneari Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Mucciolo:" Siamo costretti a pagare i bagnini quanto un chirurgo, anche per incentivarli, con costi non sostenibili a lungo termine"

Capaccio Paestum. Con l’estate 2025 alle porte, cresce la preoccupazione tra gli operatori balneari del territorio per la carenza di personale qualificato all’interno degli stabilimenti balneari del territorio.

La difficoltà nel reperire figure professionali adeguate, in particolare bagnini, sta mettendo in crisi i gestori dei lidi soprattutto nelle località turistiche come Capaccio Paestum. L’apertura degli stabilimenti è prevista per maggio e continuerà fino a ottobre. A esprimere preoccupazione, in una nota, è stata anche la rete Confescercenti provinciale di Salerno insieme con Fiba Confesercenti, proprio in merito alla difficoltà nella ricerca di manodopera specializzata.

La mancanza di assistenti al salvamento rappresenta una criticità costante, in quanto si tratta di figure fondamentali per la sicurezza sulle coste capaccesi. I problemi sono aggravati da complicazioni relative agli aspetti autorizzativi, che hanno coinvolto diverse società di formazione. Solo grazie a un recente intervento legislativo di natura temporanea, limitato all’estate in corso, è stato possibile rinnovare i brevetti fino al 30 settembre e consentire collaborazioni con personale di età inferiore ai 18 anni. Tuttavia, questa non può diventare una consuetudine: è fondamentale investire in personale altamente qualificato.

Gnazzo: “Un problema diffuso a tutto il comparto di lavoratori stagionali”

C’è una difficoltà generale – spiega Mauro Gnazzo, presidente dell’associazione Vivere il Mare – che coinvolge tutti i lavoratori del comparto. Essendo impiegati stagionali, infatti, è difficile che aspettino per gli otto mesi di chiusura degli stabilimenti. Dunque, a ogni  nuovo inizio della stagione balneare ecco che i lidi devono reperire risorse nuove: baristi, cuochi, camerieri e, non da ultimo, bagnini e assistenti di salvataggio. La situazione è sempre la stessa, si ripete ciclicamente di anno in anno, ed è resa difficile dalla necessità di trovare, in ogni ambito, personale che sia all’altezza e abbia le giuste qualifiche per svolgere le mansioni assegnate”.

Mucciolo: “Paghiamo i bagnini come i chirurghi, ma serve personale qualificato da forze dell’ordine o forze integrate”

Il problema – afferma Michele Mucciolo, presidente dell’associazione aMare Paestum – è sicuramente molto avvertito e la situazione è peggiorata nell’arco degli ultimi dieci anni. Il lavoro sugli stabilimenti balneari non viene più recepito come stagionale, ma come un vero  impiego e non ha più appeal sui giovani, che in estate sono impegnati in esami di maturità o nell’inizio della preparazione per i corsi di laurea, ma anche per via di difficoltà sociali sempre più crescenti. Le risorse sono irreperibili in tutti i settori, solo quello della comunicazione e dei social è florido, per via sia di prospettive di guadagno migliori che di impegno e responsabilità minori. Ovviamente, la società che cambia lascia dei vuoti e noi ne stiamo facendo le spese“.

La reale problematica che riguarda la professione del bagnino è, comunque, relativa alle responsabilità e alla professionalità delle risorse da impiegare sulle spiagge. “I nostri giovani non sono più interessati a questo tipo di impiego – spiega Muccioloe con gli stranieri molto spesso abbiamo la difficoltà della lingua: sia loro che non parlano la nostra che noi che non parliamo altre lingue oltre l’italiano. Un altro grande problema è relativo all’età dei bagnini: spesso sulle spiagge ci sono ragazzi troppo giovani, freschi di brevetto, che non hanno esperienza nell’agire in situazioni di pericolo e devono confrontarsi con ansia, panico e con la capacità di agire in fretta e in situazioni di stress. Ci sono poi problemi di orari, con otto ore di lavoro previste a fronte delle circa dodici che in realtà sono necessarie e che ci portano a dover reperire più personale, e di compensi: siamo costretti a pagare i bagnini quanto un chirurgo, anche per incentivarli, con costi non sostenibili a lungo termine. 

A mio parere, andrebbe fatta una diversa operazione, proprio perché a noi titolari di stabilimenti balneari viene imposto come obbligo quello della sicurezza. Si potrebbe dunque pensare di utilizzare personale delle Forze dell’Ordine o di Forze integrate, per i mesi in cui bisogna assolvere a questo obbligo: militari, volontari della Protezione civile, del 118, soccorritori, vigili del fuoco, personale con una formazione di base specifica che, per i mesi estivi venga impiegato dal Corpo di riferimento sulle spiagge. In questo modo – continua Mucciolonoi proprietari dei lidi potremmo pagare per avere questo servizio e le risorse avrebbero comunque un lavoro annuale, con una dislocazione stagionale sui lidi. La professione del bagnino, dunque, diventerebbe statale o parastatale e noi potremmo facilmente ottemperare agli obblighi di legge. Mi auguro che i sindacati – conclude – possano mettere in campo soluzioni orientate in questa direzione”.

Possibili soluzioni da mettere in campo

Il problema della sicurezza è una priorità ovvia per gli stabilimenti balneari, innanzitutto perché garantirla è un obbligo. Per fare fronte all’emergenza, molte località stanno adottando strategie alternative: dalle campagne di sensibilizzazione per incentivare i giovani a scegliere la professione di bagnino, agli incentivi economici per rendere il lavoro più attrattivo a corsi accelerati per ottenere il brevetto in tempi più brevi e utili alla causa. In alcune località stanno anche valutando l’impiego di droni di salvataggio e tecnologie innovative per il monitoraggio della costa, che consentano comunque interventi tempestivi in caso di emergenza.

 

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