[VIDEO] Albanella. Nell’ex fabbrica dismessa ancora montagne di rifiuti Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Albanella. Otto anni dal sequestro, la montagna di spazzatura, oggi diventata una mega discarica a cielo aperto, è ancora nello stabilimento dismesso in località Fravita. Un’ex fabbrica realizzata per la  selezione delle diverse tipologie di rifiuti diventata una bomba ecologica, che compromette la salubrità di tutta l’area circostante, situata nel comune di Albanella ai confini con Capaccio Paestum.

Sono circa 5000 metri cubi, i rifiuti accantonati nello stabilimento sia all’interno dei due capannoni che sul piazzale esterno. E, mentre continua la protesta per l’arrivo dei rifiuti a Persano, rispediti indietro dalla Tunisia e fermi al porto di Salerno, ad Albanella da quasi dieci anni si attende una  bonifica mai realizzata. L’ultima volta, disposta dal  Tribunale di Salerno, sarebbe dovuta avvenire entro il 15 novembre del 2021.  Ancora una volta il provvedimento non fu eseguito dalla società di gestione del sito. L’azienda nasce nel settembre del 2013, un anno dopo fu posta sotto sequestro. Gli ultimi sigilli sono stati riapposti il 21 novembre del 2021. Lo stabilimento di proprietà di un imprenditore di Albanella era stato dato in affitto ad un’azienda, i cui responsabili sono stati coinvolti in un procedimento giudiziario. Dalle indagini emerse che sin dall’inizio non erano state rispettate le finalità per cui era sorta l’attività produttiva.

Il sequestrò nel 2014 scattò dopo il rinvenimento di cumuli e cumuli di spazzatura non differenziata, di fatto una discarica abusiva. Contestualmente fu ordinato alla società battipagliese di procedere con la bonifica di tutte le aree interessate dal deposito illegale di spazzatura. Una montagna di rifiuti: materiali plastici e ferrosi, carta, pneumatici, indumenti, fili elettrici, tubazioni, vetro, cassette in legno, reti in plastica. Rifiuti speciali pericolosi e non che, una volta selezionati, avrebbero dovuto essere smaltiti per tipologia nei siti autorizzati. Nel terreno circostante, all’epoca del sequestro, furono rinvenuti anche materiali interrati contenenti amianto. Lo stabilimento anche  dal punto di vista strutturale,  è in forte stato di degrado,  parte della copertura si è staccata ed è danneggiata ed è invaso da erba alta e rovi. Nel mezzo un paio di proposte di acquisto fatte al proprietario, una effettuata da una società dell’agronocerino che si era resa disponibile per la bonifica del sito ( le spese affrontate sarebbero state detratte  dal prezzo di acquisto del complesso quantificate in circa 200.000 euro) e l’altra da un imprenditore del nord, lo scorso giugno che avrebbe voluto realizzare un sito per la produzione di compost con i reflui zootecnici. Nessuna delle due proposte è stata accettata dal proprietario.

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