Agropoli. Mancata autorizzazione per l’installazione di tre pannelli pubblicitari ed inerzia da parte del Comune: ok alla transazione dopo sentenze di condanna dell’ente.
Il contenzioso si chiude dopo ben 16 anni
La vicenda infatti, ha inizio nel 2007 quando M.A. M chiede al Comune il rilascio del permesso di costruire per l’installazione di tre pannelli pubblicitari in via Pio X, di fronte all’ospedale civile, sul lato piazzola di sosta veicoli in località Campo Sportivo “Guariglia”. Con un atto successivo il 25 febbraio 2008 ha diffidato il Comune a provvedere al rilascio dell’autorizzazione. La diffida è rimasta inevasa. Nel 2009 la ricorrente ha chiesto al Tribunale di annullare il silenzio-rifiuto formatosi e accertare l’obbligo del Comune a provvedere sull’istanza, mediante la nomina di Commissario ad acta.
Nel 2009 il Tar ha accolto il ricorso dichiarando l’obbligo dell’amministrazione di “ concludere il procedimento” condannando l’ente al pagamento di spese ed onorari del giudizio. In seguito M.A.M ha costituito una società e ha proceduto con un’azione di risarcimento dei danni. In quanto “ a causa dell’inerzia del Comune di Agropoli, e della elusione di decisioni passate in cosa giudicata, la società ricorrente aveva subito e continuava a patire un danno rilevante, atteso che la condotta omissiva tenuta dall’ente resistente aveva causato la mancata attivazione dell’attività imprenditoriale”.
Nel mezzo la nomina di un commissario ad acta che nel 2014 ha rilasciato il permesso a costruire in perfetta aderenza con quanto richiesto con l’istanza presentata il 6 giugno 2007.
La società ha chiesto il risarcimento del danno subito “a seguito del mancato esercizio dell’attività amministrativa obbligatoria, per l’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento, e per l’elusione e violazione del giudicato”, chiedendo la condanna dell’ente per 116.995,62 euro oltre al risarcimento del danno da perdita di chance, nella misura di 60.000 euro.
Dopo diversi incontri è stato convenuto di definire bonariamente la vicenda. A fronte di una richiesta risarcitoria di complessivi 176.995,62, oltre interessi legali, la società ha proposto di chiudere transattivamente la vertenza riducendo la richiesta a 60.000 euro. Il Comune ha proposto 30.000 euro, somma accettata dalla ricorrente.































