Scafati/Pagani. Bancarotta fraudolenta: 4 persone nei guai Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

CONTESTATA ANCHE SOTTRAZIONE FRAUDOLENTA AL PAGAMENTO DELLE IMPOSTE

Scafati/Pagani. Nelle prime ore di questa mattina, la guardia di finanza di Salerno, su disposizione del Gip del Tribunale di Nocera Inferiore, ha eseguito nei comuni di Scafati, Pagani e Poggiomarino, un’ordinanza dispositiva della misura cautelare personale dell’obbligo di dimora nei confronti di 4 soggetti ritenuti responsabili , a vario titolo, dei reati di bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Le indagini, condotte dai finanzieri della compagnia di Scafati coordinati dal sostituto procuratore Davide Palmieri, hanno permesso di far luce sulle reali cause dei fallimenti – dichiarati nel 2016 e nel 2017 – di due società scafatesi dedite alla produzione e commercializzazione di articoli di cartotecnica. Le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire una fitta rete di rapporti, formalmente e giuridicamente distinti, tra diverse società riconducibili ad un unico nucleo familiare, costituito dai genitori e i due figli di 49 e 52 anni. In particolare è emerso che i principali indagati, con l’ausilio di soggetti estranei alla famiglia, hanno distratto gli asset di imprese poi dichiarate fallite, causandone il dissesto ed hanno così sottratto i beni aziendali alle procedure di riscossione coattiva dei crediti erariali. In un caso, prima del fallimento, era stata realizzata un’operazione di fusione, apparentemente priva di una valida ragione economica, considerato peraltro che una delle due società era fortemente indebitata e risultava quindi poco appetibile. Era stata formalizzata, inoltre, un’operazione di cessione di quote societarie che, come dimostrato dalle indagini, si è rivelata essere del tutto simulata, in quanto strumentale anch’essa alla fusione. In un secondo caso, i Finanzieri hanno accertato che i beni aziendali della fallita continuavano ad essere gestiti dalle stesse persone fisiche e ad essere utilizzati per la medesima attività imprenditoriale. Le cessioni a società terze costituite ad hoc erano servite solo a sottrarre attrezzature e magazzino alle richieste risarcitorie dei creditori. Oltre all’obbligo di dimora nel Comune di residenza, agli indagati è stata applicata la misura interdittiva del divieto di esercitare attività d’impresa e di ricoprire qualsiasi incarico direttivo per otto mesi; agli stessi soggetti è stato notificato anche un decreto di sequestro preventivo per equivalente di tutti i beni mobili e immobili a loro riconducibili, per un valore complessivo che supera i 2 milioni di euro.

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