Salerno, dottore Paolo Casoni e l’Arc “prigionieri” della Polinesia Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Salerno. Continua la quarantena polinesiana dell’equipaggio italiano di Ariel “prigioniero” della Polinesia. Ma le previsioni annunciano tempesta in arrivo, la barca potrebbe essere a rischio. A regalare, se mai ce ne fosse bisogno, un po’ di frisson al nostro involontario esilio polinesiano è ora un ciclone che si sta formando fra le isole Fiji e l’Australia. Consultando le cartine meteo s’ipotizza che passerà non vicinissimo a Tahiti ma abbastanza da rendere pericoloso il nostro ormeggio. Che è in banchina, sia chiaro, ma è una banchina esterna che, di fronte, non ha protezioni. Significa che l’onda enorme che genererà il ciclone arriverà fino alla barriera corallina, che ammiriamo affascinati a qualche centinaio di metri, e la salterà. Ora, tenuto conto che basta il passaggio di un barchino per farci pesantemente beccheggiare, possiamo solo immaginare cosa accadrà. Ecco spiegato perché quando abbiamo ormeggiato ci hanno fatto gettare l’ancora oltre a darci ben tre trappe, cioè tre cime d’ormeggio assicurate su un corpo morto immerso nell’acqua. Abbiamo chiesto alla capitaneria di darci un posto dentro al porto ma è tutto pieno: ogni barca in navigazione tra le Isole della Società ha trovato rifugio qui o è ancorato in laguna. Ma le notizie non sono tutte negative. Intanto ci dicono che il divieto di vendita degli alcolici dovrebbe essere cancellato prima del 15 aprile com’è stabilito ora. S’ipotizzava l’alcol free già questo weekend, ma al supermercato vini e liquori erano ancora avvolti nel cellophane e incominciamo ad apprezzare la birra analcolica. Infine, l’Arc, l’organizzazione della nostra regata e le autorità portuali, si sono dette favorevoli ad accogliere la disponibilità data dal nostro comandante, Paolo Casoni, che nella vita vera è un chirurgo vascolare in quel di Parma ma operativo anche a Milano, Brescia, Salerno e in Spagna, ad aprire quello che, scherzando ma neanche tanto, avevamo definito un ambulatorio. Insomma, gli equipaggi ormeggiati e che vivono a Marina Taina come noi e quelli ospitati nel porto principale di Tahiti, avranno un medico a disposizione per qualsiasi problema sanitario. Last but not Least, stiamo pensando di organizzare un “Italian take away” per gli equipaggi: pasta al forno, ragù alla bolognese, sughi vari. Un’idea che ci è venuta vedendo cosa e come mangiano i nostri vicini. Vi diremo. PS. Mia moglie comincia sospettare che io ci marci un po’ su questa storia che non ci sono voli per l’Italia e che nessuno ci dica niente. “Ma la Farnesina sostiene di aver fatto rientrare un sacco di italiani da tutto il mondo! E voi?” mi chiede. Noi? Noi, ciccia! Sappiamo veramente nulla e il sospetto che Giggino si faccia bello raccontando una realtà molto, ma molto edulcorata, è più che una certezza. (fonte Secolo XIX)

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