Mascherine non conformi in Sardegna,tra gli indagati un salernitano Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Cagliari. Avevano importato dalla Cina 40mila mascherine Ffp2 non conformi alla normativa, distribuendole in Sardegna, Lombardia, Lazio, Piemonte e Basilicata. Gli agenti del Compartimento della Polizia postale della Sardegna hanno portato a termine un’importante operazione, denominata ‘Mask’, smantellando un traffico ingente di dpi. Denunciati per frode nell’esercizio del commercio e falsità materiale commessa dal privato in certificati il titolare di una ditta di Brescia, che ha importato le mascherine, e i titolari dei due distributori, uno sempre a Brescia e uno a Salerno. Sequestrati complessivamente quattromila dispositivi Ffp2 irregolari. I dpi avevano sia il certificato che la dichiarazione attestante la conformità alla normativa italiana falsi: apparentemente erano stati emessi da una società in provincia di Mantova che contattata dagli investigatori ha confermato di non aver mai certificato mascherine.

Un farmacista di Cagliari, controllandole, si era subito accorto di alcune irregolarità: in particolare il marchio Ce non era conferme. Ha così segnalato il fatto alla polizia postale, che ha avviato gli accertamenti. Le verifiche hanno permesso di scoprire che le mascherine erano state fabbricate in Cina ed importate in Italia da una società di Brescia. Avevano sia il certificato che la dichiarazione attestante la conformità alla normativa italiana falsi: solo apparentemente erano stati emessi da una società della provincia di Mantova che contattata dagli investigatori ha confermato di non aver mai certificato i dispositivi.

Sono quindi scattate le perquisizioni a Salerno e Brescia con il sequestro di alcune migliaia delle 40mila mascherine arrivate in Italia. Gli agenti della polizia postale del Compartimento della Sardegna, in collaborazione con i colleghi di Salerno e Brescia, hanno eseguito numerose perquisizioni recuperando solo una parte della mascherine della partita illegale. In particolare 1.800 sono state sequestrate grazie alla collaborazione del farmacista cagliaritano, altre 700 sono state recuperate in un deposito a Brescia, e 1.600 da un grossista a Sassari. Sequestrata anche tutta la documentazione cartacea e contabile che ha consentito di ricostruire l’iter commerciale e individuare due aziende cinesi che sembrerebbe abbiano fornito all’azienda bresciana la falsa certificazione.

Proprio l’azienda di Brescia sta procedendo a rintracciare sul territorio nazionale eventuali altri dpi non ancora messi in vendita, avendone chiesto il ritiro dal commercio e la restituzione. Le mascherine, da quanto si apprende, venivano acquistate dai farmacisti a 4,50 centesimi l’una più Iva. Le indagini sono ancora in corso, anche con la collaborazione dell’Olaf, (Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode presso la Commissione europea) per scoprire i responsabili della falsificazione documentale, ma anche per accertare come la partita di mascherine sia arrivata in Italia. (fonte Ansa)

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