Animali in catene, senza acqua né cibo: allevatori sotto accusa a Giffoni Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Giffoni Valle Piana. La Campania è l’unica regione d’Italia, insieme all’Umbria, a vietare di legare i cani ad una catena. La Legge Regionale sul benessere degli animali numero 3 dell’11 aprile 2019, infatti, prevede un generale divieto di detenzione di animali d’affezione alla catena o altro strumento di contenzione similare (articolo 9, comma 3). E, dallo scorso mese di giugno, per quella che fino ad allora era solo una norma di principio, è prevista anche la sanzione amministrativa: multe salate che vanno dai trecento ai duemila euro. Eppure ci sono Comuni del Salernitano che disattendono bellamente non solo questo comma, anche anche l’intero articolo, che recita: “I proprietari ed i detentori di animali d’affezione sono tenuti a rifornirli di acqua e cibo in quantità adeguata all’età ed alla taglia, a garantire le necessarie cure sanitarie e rieducative ed un adeguato livello di benessere psicofisico ed etologico, a consentire un’adeguata possibilità di esercizio fisico e di socializzazione con i simili“.

Le foto scattate appena due giorni fa, giovedì 29 luglio 2021, nel territorio di Giffoni Valle Piana, che ci sono state inviate da volontari esasperati, confermano che gli allevatori del territorio la fanno da padrone. «Non solo bovini in recinti di fortuna, esposti sotto un sole cocente senza riparo in una delle giornate più calde dell’anno, in spregio alle norme minime per il benessere degli animali da allevamento – dichiara Nadia Bassano del comitato “Uniti per Chicca” – ma anche cani a catene cortissime, devastati dalle zecche, molti visibilmente malati di leishmania, assetati sotto lamiere roventi, con ciotole di cibo e di acqua vuote e che sarebbero state riempite chissà dopo quante ore. Si tratta di cani “padronali” che se la passano decisamente peggio persino dei numerosi randagi, i quali hanno almeno la libertà e la possibilità di cercarsi ombra, acqua e cibo altrove, oltre ad essere stati sterilizzati e monitorati dai volontari del territorio. Richiediamo alle istituzioni del territorio una capillare attività di controllo, relativo sia al benessere degli animali in senso lato che al rispetto dell’applicazione del microchip, soprattutto sui cani degli allevatori, cacciatori e delle aziende agricole“.

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