Salerno. Sfregiata con l’acido: pelle riacquista sensibilità Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Salerno. La voglia di non abbattersi, di andare avanti nonostante le sofferenze fisiche e psicologiche. Non ha smesso di combattere neanche per un giorno Filomena Lamberti da quando, una notte di dieci anni fa, l‘ex marito le versò dell’acido su testa, volto, mani e décolleté. Un gesto fulmineo che ha lasciato cicatrici indelebili alla donna salernitana. E, se per quelle interiori, forse, soltanto il tempo potrà alleviare il dolore, per quelle sul corpo, Filomena Lamberti ha avuto l’opportunità di accedere alla terapia con metodologia Biodermogenesi che è in grado di restituire sensibilità alla pelle.

“Sono gli altri ad accorgersi del mio cambiamento al volto. Ciò che sento io è l’elasticità partendo dal collo. Mastico meglio, allargo di più la bocca”, racconta Lamberti insieme ad Anna Maria Minichino, medico chirurgo e responsabile dermoestetico del Centro dermatologico Brunetti di Salerno, e a Maurizio Busoni, ricercatore e responsabile del progetto che gratis assicura questa cura a donne vittime di violenza.

“Non si può tornare più come prima – dice Lamberti – però già avere un sollievo della pelle che non tira da ogni parte è una grande cosa. Almeno, non soffrire di questo. E aver recuperato un minimo di sensibilità”. Ogni seduta di terapia dura venticinque minuti e “non è dolorosa, anzi è rilassante”, sottolinea Lamberti, le cui cure rientrano nel progetto RigenerDerma, che ha come obiettivo curare 500 persone sane gravate da cicatrici al volto che non potrebbero sostenere economicamente tale terapia. Il progetto ha coinvolto l’Università di Verona, Telefono Rosa e Women for women di Donatella Gimigliano.

“Ho trattato per dodici sedute la signora Filomena con l’applicazione della metodica per 25/30 minuti trattando viso e collo. Abbiamo creato quella ossigenazione della cute, attraverso il vacuum, le onde elettromagnetiche e una leggerissima stimolazione elettrica”, spiega Minichino. “Abbiamo visto che la tecnologia applicata sulle cicatrici da ustione chimica permette un importante miglioramento a livello strutturale della pelle”, osserva Busoni chiarendo che, “trattandosi di cicatrici degenerative, se non fossimo intervenuti avrebbe ridotto sempre di più la mobilità del collo e avrebbe fatto sempre più fatica anche nell’articolazione della voce e nella masticazione”.

Per Filomena Lamberti, “quando si dipende economicamente dal proprio partner, è molto difficile lasciarlo. Parlo di storia vissuta. I giovani possono migliorare tanto questa cultura, saranno le coppie del futuro, i genitori del futuro. Bisogna fare in modo che i loro figli possano crescere in una società più amorevole e basare sempre il rapporto sul rispetto perché, per me, il rispetto chiude la porta alla violenza”. “Sono fortunata di non far parte del lungo elenco di donne ammazzate – dice – il termine femminicidio non piace. Femminicidio solo perché è una donna a essere ammazzata. Quello è comunque un omicidio”. (La Città)

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