Montecorice, balcone in zona vincolata: Tar boccia diniego Soprintendenza Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Braccio di ferro tra una cittadina, l'ente e il Comune

Montecorice. Una cittadina vince la sua battaglia legale contro il Comune e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. La Prima Sezione del Tar di Salerno ha infatti annullato il diniego opposto dalle amministrazioni alla sanatoria di un balcone realizzato in località Fornelli.

L’origine del contenzioso

La vicenda nasce da alcuni lavori di consolidamento effettuati sull’immobile della ricorrente. Durante gli interventi, la proprietaria aveva realizzato alcune opere in difformità rispetto al titolo edilizio originale: in particolare, aveva costruito un balcone con terrazzino al primo piano in sostituzione della copertura a falde originariamente prevista, andando a modificare anche delle preesistenti bucature ovali” (storici oblò) presenti sulla facciata.

Di fronte a un primo diniego per la sanatoria incassato nell’aprile 2025, la proprietaria aveva ripresentato una nuova Scia proponendo un compromesso architettonico: il mantenimento del balcone accompagnato, però, dal ripristino dei caratteristici oblò laterali, proprio con l’obiettivo di recuperare l’elemento architettonico storicizzato del fabbricato e mitigare l’impatto visivo della modifica.

Il parere “a metà” della Soprintendenza

Esaminando il nuovo progetto, la Soprintendenza aveva espresso un parere favorevole al ripristino degli oblò, ma aveva contemporaneamente ribadito il proprio no al balcone e al terrazzino, imponendo il ritorno all’originaria copertura a falde. A seguito di questo parere vincolante, nell’ottobre del 2025 il Comune di Montecorice aveva proceduto al rigetto definitivo della Scia in sanatoria, pur non essendosi poi costituito nel successivo giudizio al Tar.

L’amministrazione statale, invece, si è difesa in aula sostenendo che il nuovo parere negativo sul balcone fosse semplicemente la conferma di una decisione già presa in precedenza e ormai consolidata.

La decisione del Tar

I giudici amministrativi salernitani hanno però respinto la tesi della Soprintendenza, accogliendo in pieno il ricorso della cittadina.

Secondo il Tar, reintroducendo gli oblò laterali nel progetto, la ricorrente aveva proposto una soluzione progettuale del tutto nuova, concepita per “mitigare l’impatto derivante dalla realizzazione del balcone”. Di conseguenza, la Soprintendenza ha commesso un errore di metodo: non poteva limitarsi a valutare separatamente i due elementi, approvando le finestre e bocciando in automatico il balcone sulla base del vecchio parere.

La giurisprudenza in materia paesaggistica impone infatti una “valutazione complessiva e non parcellizzata delle difformità”. L’ente di tutela avrebbe dovuto analizzare l’intero impatto visivo della nuova facciata nel suo insieme, per capire se il ripristino dei vecchi oblò potesse effettivamente controbilanciare o annullare il presunto disturbo paesaggistico causato dal balcone, recuperando così l’armonia compositiva dell’edificio.

Con l’annullamento degli atti, la palla torna ora al Comune di Montecorice e alla Soprintendenza, che dovranno rivalutare la pratica tenendo conto dei principi dettati dai giudici amministrativi.

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