Montano Antilia. Opere abusive: scatta sequestro, 5 indagati Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

I lavori sono consistiti nella realizzazione - in difformità rispetto al permesso di costruire rilasciato per l'edificazione di un capannone

Montano Antilia. Realizzazione di opere abusive:  scatta il sequestro dei manufatti, cinque le persone indagate. 

L’operazione è stata eseguita l’8 giugno dai  militari in servizio presso il Nucleo Carabinieri Forestali di Montano Antilia. I militari  hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro emesso dal gip  di Vallo della Lucania su richiesta della Procura  nei confronti di cinque persone sottoposte ad indagini – a vario titolo – in ordine alla realizzazione di opere edili realizzate nel Comune di Montano Antilia, località Mulitano della frazione Massicelle, in difformità dal permesso di costruire.

Le indagini

L’attività di verifica posta poi a base del sequestro è stata effettuata dalla Polizia Municipale e dall’Ufficio Tecnico Comunale di Montano Antilia. I lavori sono consistiti nella realizzazione – in difformità rispetto al permesso di costruire rilasciato per l’edificazione di un capannone in ferro per ricovero di mezzi agricoli – in una serie di lavori abusivi che per la loro natura, impatto e consistenza, necessitavano di ulteriore permesso di costruire consistenti:
in una diversa ubicazione dell’area di sedime del costruendo fabbricato e, in particolare, uno
spostamento verso sud di m 2,42 e di m 1,07 verso ovest, rispetto a quanto indicato negli elaborati progettuali;
in un fosso di guardia, posto al piede della scarpata del rilevato stradale della Variante SS 18, ubicato sia ad una distanza inferiore, che in una diversa posizione planimetrica rispetto a quanto indicato negli elaborati progettuali;
nella modifica dell’orografia del terreno comportando un’alterazione dello stato dei luoghi.

L’area è soggetta a vincolo idrogeologico e ricade all’interno della fascia di rispetto stradale prevista dal regolamento di esecuzione del codice della strada.

Al momento del sequestro le opere non erano state completate e vi era quindi il pericolo che la loro liberà disponibilità da parte degli indagati potesse consentire la prosecuzione e l’ultimazione dei lavori.

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