Paestum, opere abusive attigue attività ricettiva nel cuore dei Templi: vanno abbattute Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Tra gli abusi patii pavimentati in grès a uso turistico, pavimentazioni e ringhiere in ferro, utilizzate come spazi di ristoro all'aperto

Capaccio Paestum. Manufatti realizzati su suolo demaniale nel cuore dei Templi attigui ad un’attività ricettiva: il Comune, guidato dal sindaco Gaetano Paolino, ha emesso un’ordinanza di demolizione per opere edilizie abusive in località Torre di Paestum.

Gli abusi contestati

Secondo quanto emerso dagli accertamenti tecnici del servizio edilizia privata, le opere abusive sono state realizzate presso un’attività turistico-ricettiva situata nell’area sottoposta a vincoli paesaggistici e archeologici di estrema rilevanza, inclusa nella zona di rispetto dell’antica città di Paestum sottoposto a vincolo dalla legge 220/Zanotti Bianco.

Gli abusi contestati riguardano l’occupazione di circa 85,50 metri quadrati di area demaniale pubblica, già sede stradale di via Torre di Mare. Nel dettaglio, si registra la presenza di muretti divisori con inferriate, cancelli in ferro e patii pavimentati in grès a uso turistico, di pavimentazioni con mattonelle in grès e ringhiere in ferro, utilizzate come spazi di ristoro all’aperto dotati di tavoli, sedie e vasi ornamentali.

Un lungo iter giudiziario

La questione non è nuova e richiama una serie di provvedimenti pregressi e procedure di esecuzione penale già avviate dalla Procura della Repubblica di Salerno tra il 1995 e il 2020, che hanno coinvolto lo stesso immobile. Le opere oggetto dell’attuale diffida risultano essere, in parte, il completamento di abusi già precedentemente attenzionati dalle autorità competenti.

Il Comune ha intimato ai responsabili di provvedere alla demolizione “ad horas”. In caso di mancata ottemperanza entro i 90 giorni previsti, scatteranno provvedimenti previsti per legge. Nel dettaglio, il bene e l’area di sedime saranno acquisiti gratuitamente al patrimonio del Comune. L’ente procederà d’ufficio alla rimozione delle opere, con il recupero forzoso delle spese a carico dei responsabili. È prevista l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria che può oscillare tra i 2.000 e i 20.000 euro, cifra che, in presenza di vincoli specifici come quelli idrogeologici o archeologici, viene applicata nella misura massima.

L’amministrazione comunale ha trasmesso il provvedimento alla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio, alla Procura della Repubblica e al Comando di Polizia locale, che è stato incaricato di vigilare sull’effettiva esecuzione dell’ordinanza.

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