Capaccio. “Le sentenze si rispettano”, Rinaldi ribatte a Carotenuto Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Tentare maldestramente di screditare l’Autorità giudiziaria è cosa assai preoccupante

Capaccio Paestum.  Riceviamo e pubblichiamo, integralmente, la nota inviata, alla nostra redazione, da Antonio Rinaldi, funzionario apicale dell’Area I del Comune di Capaccio Paestum, all’epoca dei fatti comandante della Polizia Municipale.

Le sentenze si rispettano e, casomai, si impugnano nelle sedi competenti. Tentare maldestramente di screditare l’Autorità deputata ad emetterle a conclusione di un dibattimento pubblico è cosa assai preoccupante, soprattutto quando a farlo è un dipendente pubblico pagato con i soldi dei cittadini per far rispettare la legge (Sic!). Non entro quindi nel merito dei fatti contestati, perché i processi si fanno nelle aule dei tribunali e non sui giornali. Una locuzione latina recita: “Excusatio non petita, accusatio manifesta” (Scusa non richiesta, accusa manifesta). Mi limito quindi, a sottolineare che i fatti sono questi: il Carotenuto, dopo essere risultato soccombente in primo grado, dove tra l’altro ha reso delle dichiarazioni a supporto della propria tesi, ha ritenuto opportuno (legittimamente) far valere le proprie ragioni impugnando la sentenza presso la Corte di Appello, proponendo quindi ricorso. Era una sua prerogativa e ha esercitato questa facoltà. 

Il Tribunale di secondo grado, in forma collegiale, dopo un secondo dibattimento pubblico, ha decretato però la conferma dell’assoluzione di primo grado per il sottoscritto con formula piena, ovvero “per non aver commesso il fatto”. Ergo: Carotenuto ha perso anche in Appello! D’altronde, lo stesso Tribunale è lapidario nell’affermare che l’informativa oggetto del processo è stata redatta e sottoscritta dal comandante (quello titolare vincitore di concorso), così come si evince in modo chiaro e leggendo le due sentenze. E da nessuna parte si legge che un Giudice abbia classificato la condotta del sottoscritto come un “falso innocuo”. Ma è evidente che, anche di questa ulteriore falsità, Carotenuto ne renderà conto a chi di competenza. 

Ad ogni buon fine, allego stralcio della sentenza da cui si evince anche la condanna al ristoro delle spese da me sostenute nel grado di giudizio d’Appello, visto che ho letto che lo stesso ha smentito anche tale circostanza, mettendo così ancora in discussione una sentenza pubblica. Un uomo di legge dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) sapere bene che la gravità di una condanna alle spese non è data dal “quantum”, bensì dalle ragioni del diritto poste a base della decisione. 

Al netto di questa inusuale ed a mio avviso inopportuna dichiarazione, colgo l’occasione per dare avviso che,  in conseguenza di tutte le sentenze di assoluzione con formula piena incassate dal sottoscritto in primo e in secondo grado di giudizio per i sei procedimenti penali scaturiti da dichiarazioni rese da terzi, poi dimostratesi false, e che hanno comportato disagi personali, economici, familiari e professionali, ho finalmente dato mandato al mio legale, avv. Michele Sarno, di procedere con le querele e le relative procedure di risarcimento dei danni patiti dal sottoscritto contro chi, in passato, con le proprie dichiarazioni “leggere” e “mendaci”, ha mosso calunnie e diffamazioni nei confronti della mia persona, dichiarazioni oramai acclarate come false da sentenze passate in giudicato emesse dagli organi competenti nelle sedi a ciò deputate”.

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