Capaccio. Esproprio terreni: ricorsi e controricorsi tra Comune e privati Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Erede dei titolari invoca un risarcimento da 400mila euro Il Comune si affida a un pool di avvocati e va in Cassazione

Il Comune di Capaccio Paestum presenta ricorso in Cassazione per una vicenda che perdura da quasi 20 anni. In particolare dal 2004 quando veniva emesso un decreto di occupazione di urgenza di alcuni terreni per 21.486 metri quadrati, al Rettifilo per realizzare opere di edilizia residenziale pubblica a cura dell’Iacp.

Il prezzo stabilito in un primo momento quale quota di indennità di esproprio era pari a circa 530mila euro. Era stato stabilito che la procedura di esproprio si concludesse entro il 2007, ma la questione è andata avanti per tanti anni, portando ad accendere un contenzioso da parte dei proprietari che hanno chiesto una rivalutazione e il risarcimento per occupazione illegittima. Con la pregiudiziale patrimoniale e non patrimoniale e il risarcimento, la somma da riconoscere è lievitata a 1,6 milioni circa. Considerato che tra il 2005 e il 2010 l’Iacp aveva liquidato 400mila euro, restavano 1,2 milioni circa.
A procedere nel ricorso fu una delle eredi, che dovrebbe ricevere ancora all’incirca 400mila euro. Si tratta della comproprietaria (sono tre in tutto) che, il 25 febbraio 2014, fece ricorso al Tar Salerno per ottenere la condanna del Comune all’immediato rilascio del fondo e al risarcimento del danno da illegittima occupazione, con interessi e rivalutazione monetaria. I giudici nel 2015 obbligarono il Comune alla stipula di un atto negoziale di cessione, mediante l’adozione di un formale provvedimento acquisitivo. L’anno dopo, ad esito di un giudizio di ottemperanza alla sentenza del 2015, i giudici disposero la nomina di un commissario ad acta per l’esecuzione di quanto imposto dalla pronuncia. Questo stabilì il prezzo che però non andò bene ai proprietari. Successivamente questi fecero reclamo dinanzi al Tribunale amministrativo avverso alla determinazione dell’indennità di occupazione del commissario ad acta, proponendo un regolamento preventivo di giurisdizione al fine di verificare se per il provvedimento di acquisizione, in relazione alla sola questione della quantificazione dell’importo dovuto, sussistesse la giurisdizione del giudice ordinario, anche nella eventualità in cui il provvedimento di acquisizione non fosse emesso dall’Ente espropriante bensì dal commissario ad acta.
Tali circostanze di competenza del giudice ordinario sono state confermate da due sentenze della Cassazione del 2018 e del 2019. Quest’ultima ha definito il regolamento di giurisdizione proposta dalla comproprietaria. Il ricorso è passato in riassunzione alla Corte d’Appello di Salerno, dopo che il Tar ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in favore del giudice ordinario. Il Comune intanto ha nominato un consulente tecnico di parte per definire l’effettivo valore dell’indennità in modo da chiudere una volta per tutte la vicenda. Ora l’Ente si è affidato ad un pool di avvocati esperti in materia per proporre ricorso avverso all’ordinanza generica definitiva emessa dalla Corte d’Appello.                                                                                                                         Andrea Passaro

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