Capaccio. Carotenuto:” 2 sentenze hanno riconosciuto con certezza apocrifa la mia firma” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Con riferimento all’esito del procedimento che ha visto Rinaldi rinviato a giudizio dal gip del Tribunale di Salerno nel 2017

Capaccio Paestum.  Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota inviata, alla nostra redazione, dal maggiore  Natale Carotenuto comandante della Polizia Municipale.

” Con riferimento all’esito del procedimento che ha visto Rinaldi rinviato a giudizio dal gip del Tribunale di Salerno nel 2017, per i fatti risalenti al 2011, con l’accusa che nell’esercizio delle sue funzioni aveva falsamente sottoscritto un’informativa inerente alcune demolizioni abusive realizzate lungo il Fiumarello a Torre di Mare, appare da chiarire quanto segue. La decisione di appellare la sentenza di primo grado è scaturita dalla necessità di ricercare la verità circa la falsa sottoscrizione di un atto pubblico con mia fuma apocrifa: atto esecrabile e punito dal nostro sistema di giustizia. Ancor più odioso poiché apposta in calce ad un’informativa di Polizia. 

La sentenza di conferma del primo grado testualmente sottolinea come “il dibattimento di primo grado non abbia lasciato comprendere con sufficiente certezza – al di là, appunto, di un dubbio ragionevole – come la falsa sottoscrizione di Carotenuto Natale possa essere stata formata proprio dalla persona dell’imputato”. Infatti, nonostante la perizia calligrafica del consulente tecnico incaricato dal Giudice riportasse una probabilità del 65% che la verificanda firma apocrifa fosse stata apposta dall’imputato, la Corte d’Appello ha ritenuto che lo stesso non fosse “dotato di alcun movente sufficiente venuto alla luce”. 

Pertanto, alla fine del giudizio di merito, rimangono due sentenze che hanno dichiarato con certezza apocrifa la mia firma, una perizia calligrafica eseguita da consulente tecnico d’ufficio attestante che per il 65% la firma apocrifa ricalcava i tratti tipici della grafia dello stesso Rinaldi, un’assoluzione perché non si è rilevato alcun movente sufficiente in capo all’imputato. Si è parlato di falso innocuo perché non lesivo della fede pubblica. Tuttavia, ad oggi, rimane senza accertamento un fatto acclarato (un reato), senza risposta l’unica domanda lecita: chi ha falsamente sottoscritto quell’atto? 

Infine, per quel che vale, è bene anche chiarire che il ricorrente non è stato condannato ad alcun risarcimento delle spese sostenute dall’imputato, sebbene anche le poche decine di euro delle spese del grado di giudizio potrebbero essere considerate una beffa in questo caso“. 

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