Albanella. Sanzione scarichi depuratore: 17 anni e vertenza ancora in atto Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

La Cassazione cassa la sentenza impugnata dall’ente e rinvia il giudizio alla Corte di Appello di Salerno

Albanella. Sanzione al Comune per aver superato i limiti degli scarichi provenienti dagli impianti di depurazione comunale: la Cassazione cassa la sentenza impugnata dall’ente e rinvia il giudizio alla Corte di Appello di Salerno.
Dopo ben 17 anni la vertenza non è stata ancora chiusa. La vicenda infatti, ha avuto inizio nel 2006 quando la Regione Campania irrogò al Comune una sanzione di 25.000 euro. La multa è stata inflitta all’ente albanellese per “aver superato in tre occasioni, negli anni dal 2001 al 2004, i limiti di emissione degli scarichi provenienti dagli impianti di depurazione comunale”.

Il Comune all’epoca presentò opposizione contestando, tra l’altro, anche le modalità dei prelievi effettuati. Il Tribunale di Salerno rigettò l’opposizione. L’ente si rivolse alla Corte di Appello che, nella contumacia della Regione Campania, confermò la sentenza di primo grado con diversa motivazione. Il riscontro fattuale delle date degli accertamenti confermava che l’irrogazione della sanzione era avvenuta nei termini previsti dalla legge.

“ La Corte osservò che non poteva essere accolta la tesi difensiva, secondo cui il Comune non avrebbe potuto sospendere il servizio di depurazione senza incorrere nel reato di interruzione di pubblico servizio, poiché la norma prescrive non il divieto di scarico, bensì il rispetto dei limiti di emissione, il superamento dei quali non poteva che comportare la responsabilità, a titolo di colpa, dell’ente autore dell’illecito”. In ordine alla censura relativa all’entità della sanzione, la Corte d’appello ritenne “la censura inammissibile essendo infondata nel merito perché l’applicazione della sanzione nel massimo edittale costituiva esercizio del potere discrezionale del Tribunale”. Il Comune ha quindi presentato ricorso in Cassazione sulla base di quattro motivi per la cassazione della sentenza di Appello. La Cassazione ha accolto solo uno dei motivi di ricorso. Ha cassato la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’Appello di Salerno in diversa composizione. In particolare viene accolto il terzo motivo di ricorso, “per avere la Corte d’Appello ritenuto inammissibile il motivo di gravame, con il quale era stata censurata l’applicazione della sanzione nel suo massimo edittale perché “inerente a valutazioni politiche” e per difetto di specificità nonostante il motivo fosse idoneo a censurare la decisione di primo grado. Peraltro, la Corte distrettuale avrebbe errato nel rigettare nel merito il motivo di appello dopo averne dichiarato l’inammissibilità del motivo in quanto priva della potestas iudicandi”.

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