Albanella. Sono passati quasi due anni dal rinvenimento di un cadavere mummificato in località Vuccolo Cappasanta, ma dell’identità dell’uomo non si è più saputo nulla. Il caso è stato successivamente archiviato come suicidio, ma l’identità della vittima è rimasta un mistero.
Il ritrovamento
Il macabro rinvenimento venne effettuato nel pomeriggio del 16 febbraio 2024, in una zona impervia e difficilmente raggiungibile. A lanciare l’allarme era stato un residente, proprietario di un terreno nelle vicinanze del luogo del ritrovamento. Il corpo, in avanzato stato di mummificazione, presentava un cappio stretto attorno al collo. Un particolare, questo, che fin da subito aveva acceso l’attenzione degli investigatori.
Un’identità mai chiarita
All’epoca del ritrovamento, le condizioni del corpo resero complessa persino l’attribuzione certa del sesso. I primi accertamenti lasciarono ipotizzare che si trattasse di un uomo, ma senza elementi sufficienti, sopraggiunti solo in seguito, per una conferma definitiva.
Sul posto intervennero i carabinieri della locale stazione, guidati dal comandante della Compagnia di Agropoli, Giuseppe Colella, i vigili del fuoco del Distaccamento di Agropoli, la polizia locale coordinata dall’allora comandante Luigi Guarracino.
Le operazioni di identificazione si rivelarono difficili da subito: assenza di documenti, la zona isolata e lo stato dei resti rallentarono ogni possibile riscontro.
Le ipotesi investigative
Tra le piste seguite dagli inquirenti vi era anche quella che il cadavere potesse appartenere a uno straniero di origine indiana, forse collegabile a una delle persone scomparse nei mesi precedenti nella Piana del Sele. Un’ipotesi mai ufficialmente confermata, che nel tempo non ha trovato riscontri certi.
La scena era compatibile con quella di un presunto suicidio: il corpo mummificato, la cui morte venne retrodatata di circa sei mesi, penzolava da una pianta nel terreno incolto e abbandonato. Gli inquirenti, all’epoca, non esclusero alcuna pista, neppure quella di una finta scena del crimine ricreata ad hoc per depistare le indagini.
Un giallo rimasto in sospeso
Tra le piste battute prese piede quella che potesse trattarsi di uno straniero di origine indiana scomparso nei mesi precedenti al ritrovamento. L’origine venne ricostruita tramite i resti di vestiario che era stato possibile analizzare, in particolare un turbante sikh, il tipico turbante indiano simbolo di fede, credo e devozione.
Dopo un primo esame sul luogo del rinvenimento, da parte del medico legale, il corpo venne trasferito all’ospedale di Battipaglia per l’esame autoptico. Il caso venne successivamente archiviato come suicidio, ma la mancanza di elementi certi e definitivi non ha mai consentito di chiudere il cerchio sull’identità dell’uomo né sulla ricostruzione ufficiale dell’accaduto.
A distanza di quasi due anni, dunque, nessuna risposta definitiva e ancora tanti interrogativi per uno dei gialli irrisolti del comprensorio destinato, probabilmente, a rimanere tale.
Guarda il servizio video di Voce di Strada all’epoca del rinvenimento































