Capaccio, costi randagismo Comuni: le proposte ai sindaci di Gallo Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Capaccio Paestum. La piaga degli abbandoni di animali domestici finisce per acuire un problema, quello del randagismo, su cui si hanno pochi numeri e non molto strutturati. In Italia si stimano tra i 500-700 mila cani randagi. Gli animali vaganti sono solo una delle conseguenze dell’abbandono, che oltre a essere un atto moralmente riprovevole è anche un reato, come stabilisce l’articolo 727 del codice penale che prevede l’arresto fino a un anno e una multa tra i 1000 e i 10000 euro.

Sulla problematica interviene Michele Gallo, veterinario di Capaccio Paestum, che  si sofferma sul  randagismo, fenomeno in crescita nella provincia salernitana con un’analisi e possibili soluzioni.

“Visto il grave problema che il randagismo sta determinando a sud della provincia di Salerno-dichiara Gallo– mi permetto di analizzare alcuni punti dell’articolo 4 della legge regionale campana numero 3 del 2019, di precisare alcuni aspetti e dare qualche soluzione ai sindaci che non hanno i fondi sufficienti per la gestione dello stesso e che, fatta qualche eccezione, sono poco inclini a risolverlo”.

La stima ed i costi annui

Il costo annuo di un cane in canile è di circa 1.000 euro. Per ogni cane detenuto in convenzione, aumentano i costi.  Il costo di un lettore microchip in dotazione alla polizia municipale può costare da 50 a 100 euro. Le crocchette per la cura del cane reimmesso hanno un costo annuo di circa 110 euro; 0,30 centesimi al giorno per cani di media e grossa taglia. Le spese pubblicitarie per organizzare una giornata di anagrafe canina ovvero chippatura cani padronali all’incirca possono costare 50 euro. Gratuite invece l’ordinanza della reimmissione generale, il protocollo d’intesa tra Asl e Comuni per la gestione delle sterilizzazioni dei cani padronali vaganti e l’ordinanza di reimmissione caso per caso individuando un referente che da preventivamente la propria disponibilità, gratuitamente, a prendersi cura del cane.

Competenze dei Comuni in base all’articolo 4 della legge regionale campana numero 3 del 2019:  ricovero, custodia e mantenimento dei randagi

“Bisogna trasmettere, entro il 31 marzo di ogni anno i costi sostenuti nell’annualità precedente relativi alla gestione del randagismo, sia alla UOD Prevenzione e Sanità Pubblica Veterinaria, sia alla presidenza della Regione; i Comuni devono emanare i regolamenti comunali per la tutela e l’accesso degli animali nei luoghi pubblici; dotare la polizia municipale di appositi lettori di microchip per l’esercizio delle funzioni di vigilanza al fine di attivare il controllo del territorio per censire i randagi/vaganti e i cani padronali presenti nel nucleo urbano, unitamente a guardie zoofile e associazioni animaliste. Mentre il censimento dei cani padronali/vaganti delle aziende agricole/zootecniche dev’essere effettuato dai medici veterinari dell’Asl dedicati al risanamento e alle profilassi delle malattie degli animali domestici, quando si recano negli allevamenti; Se consideriamo che il territorio a sud di Salerno è prevalentemente collinare/montuoso, con una viabilità disagiata ed estesa, dove si trovano tanti piccoli paesi con le casse comunali esangui e dove c’è una Piana del Sele che da Pontecagnano Faiano fino ad Agropoli è ricca di aziende agricole/zootecniche e una fascia pinetata dove i randagi formano branchi pericolosissimi per l’incolumità dei residenti, dei turisti, degli automobilisti, dei ciclisti ecc., con un notevole insediamento di stranieri, che spesso girano a piedi o in bici, per cui ne viene fuori un quadro che è sotto gli occhi di tutti e che va trovata una soluzione oggi e non rimandarla alle calende greche, perché diventerà sempre più costosa ed eticamente non accettabile per un paese civile; i Comuni dovranno organizzare, in uno con i servizi veterinari dell’Asl, percorsi formativi per i cani padronali”

Chi decide se il cane è randagio?

“Lo decide la polizia municipale, dotata di lettore, che può conoscere la storia del cane e stabilire se è randagio o padronale e di conseguenza attiva l’iter procedurale comunicando via mail al servizio veterinario, indicando anche la destinazione del cane, canile di proprietà o convenzionato che è obbligatorio. A sua volta il servizio Veterinario attiva la ditta accalappiatrice convenzionata con l’Asl, la quale cerca di accalappiare il cane per portarlo in un canile sanitario o un canile rifugio in cui va tenuto per 10 giorni. Questa procedura viene documentata e controfirmata dalla polizia municipale, dalla ditta accalappiatrice e dal medico veterinario, denominata scheda di cattura, di cui ognuno trattiene copia per gli atti d’ufficio. In questi 10 giorni il cane va custodito e mantenuto a spese del Comune, gli viene fatta una visita clinica, si riposa, viene effettuato un controllo prima della sterilizzazione al fine di stabilire se si trovi in condizioni accettabili. È sicuro che stia a digiuno dalla sera prima, cosa che non può avvenire se il cane viene accalappiato e portato subito in ambulatorio per la sterilizzazione. La degenza, importantissima e delicata fase post operatoria deve trascorrere in una struttura autorizzata, sotto controllo del medico veterinario per una positiva e completa guarigione”

Dopo di che, cosa si può verificare?

“Per il randagio si possono verificare 3 condizioni: adozione, con l’aiuto fondamentale delle associazioni animaliste e il comune si scarica completamente delle spese; reimmissione sul territorio, con l’ accettazione di incarico preventivo e gratuito di un referente/sorvegliante che protocolla per iscritto la disponibilità al sindaco, il quale emetterà caso per caso ordinanza sindacale di reimmissione, con espresso parere favorevole preventivo del medico veterinario. Il proprietario del randagio è sempre il Sindaco che provvede anche ai costi alimentari; trasferimento in canile, in questo caso il cane dev’essere prima sterilizzato e poi inviato al canile convenzionato o di proprietà”

Quali soluzioni?

“Una soluzione parziale al 60% sono le “AAR” ovvero Aree di Accoglienza Randagi, queste consentiranno uno spiraglio importante nel momento in cui si trova un cane randagio/vagante, molte volte con cuccioli, dove possono essere messi in sicurezza, trovando cibo, acqua e un tetto. Le “AAR” dovranno essere regolamentate e istituzionalizzate in consiglio comunale, come per esempio si è fatto con il sindaco Gerardo Antelmo del Comune di Cicerale. Nelle AAR i cani possono essere allocati, temporaneamente, in un ambiente naturale, recintato per evitare che scappino, non cementificato, sotto la sorveglianza di uno o più referenti/associazioni del territorio che se ne prenderanno cura con tutti i vantaggi che ne derivano nel visitarli più facilmente, pubblicizzare meglio probabili adozioni, evitandogli di finire in canile. Se ogni Comune predisporrà 2-3 aree di accoglienza per i randagi, darà una risposta certa, dignitosa ed etica agli stessi. Potendo gestire 10-20 randagi con una spesa minima, dando il tempo necessario ai servizi veterinari di controllarli e programmare professionalmente la successiva sterilizzazione. Altra soluzione potrebbe essere che i Comuni singoli o associati possono convenzionarsi con uno o più ambulatori veterinari già attivi sui vari territori, stipulando un protocollo d’intesa con l’Asl Salerno, che gli metterà a disposizione il personale e i presidi medico chirurgici, mentre i Comuni si accolleranno le spese del fitto e delle pulizie, col vantaggio di limitare le spese ed evitare quelle penose processioni di trasportare i cani dal Cilento fino agli ambulatori di Eboli o Fuorni per essere sterilizzati. La stessa cosa vale anche per le colonie feline. Ultima soluzione invece è che i Comuni singoli o associati, considerato che non hanno fondi sufficienti, posso chiedere al presidente della Regione 3 euro ad abitante per due annualità. Tempo sufficiente per azzerare il fenomeno del randagismo o perlomeno renderlo accettabile”.

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