Albanella, Covid e chiusure alle 18: parola ai ristoratori:” Spese aumentate” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Le interviste di Vds ad alcuni operatori della ristorazione

Albanella. Le nuove disposizioni governative in materia di ristorazione stanno mettendo a dura prova le attività commerciali presenti sul territorio. Dopo i mesi estivi, dalla riapertura post lockdown, in cui sembrava esserci una speranza di ripresa, ecco che le nuove restrizioni mettono in ginocchio i titolari di ristoranti e bar. Ne abbiamo parlato con Assunta Rocco, titolare della pizzeria “La Fattoria”, e Angela Cammarano, proprietaria della “Trattoria da Angela”.

Andiamo avanti con l’asporto – ci spiega la signora Assuntaperché a pranzo non lavoriamo, così come anche la domenica. Da stasera sarà possibile svolgere l’attività fino alle 22.30, ma non possiamo pensare di andare avanti in questo modo. I clienti ci sono, ma sono in numero nettamente inferiore rispetto a quando la pizzeria è a pieno regime. Vero è che il problema è serio, delicato, ma anche noi che lavoriamo nel campo della ristorazione abbiamo spese a cui fare fronte. Non facevamo il delivery neanche prima, e con la chiusura alle 18 quello che ci resta sono solo le quattro ore di attività consentite per l’asporto. Dopo la chiusura totale di marzo e aprile – continua – da maggio avevamo visto segnali di ripresa. Questa estate abbiamo lavorato, favoriti anche dagli ampi spazi esterni che hanno contribuito a far sentire sicuri i clienti. Ora, però, siamo tornati di nuovo al principio. Chiediamo che, quantomeno, ci venga garantito poter avere aiuti concreti per sopperire alle spese primarie che, chiusura o non chiusura, noi continuiamo ad avere“.

Situazione non dissimile quella vissuta dalla trattoria gestita da Angela Cammarano: “Oltre all’asporto – spiega ai nostri microfoni – noi lavoriamo anche a pranzo e la domenica, anche se possiamo usufruire, visto il periodo, solo degli spazi interni con una importante riduzione dei posti a sedere. Parliamo di quasi la metà. La clientela è notevolmente ridotta e questo comporta spese ulteriori per noi che utilizziamo prodotti sempre freschi e che quindi, se non vendiamo, dobbiamo necessariamente buttare perché non riutilizzabili. Cerchiamo di fare del nostro meglio, ma non siamo d’accordo con questa tipologia di restrizioni. I ristoranti sono luoghi sicuri: facciamo sanificazioni costanti, misuriamo la temperatura, i locali sono perfettamente igienizzati e siamo obbligati a mantenere la distanza di sicurezza e a far indossare i dispositivi di protezione individuale. Le piazze di contagio sono altre, noi siamo attenti. A questo punto era meglio chiudere del tutto: abbiamo le stesse spese da sostenere di quando siamo a pieno regime, forse anche di più, ma gli incassi sono molto più che dimezzati. Ad agosto c’era stata una ripresa, abbiamo lavorato dopo mesi di stop. Ora la situazione sta nuovamente scivolando verso un punto critico“.

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