Nocera Superiore, inquinamento fiume Sarno: sequestrato impianto calcestruzzo Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Nocera Superiore. Proseguono le indagini della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore ed i controlli dei carabinieri del comando per la Tutela Ambientale nei confronti delle aziende operanti nel bacino del fiume Sarno e dai suoi affluenti al fine di perseguire le attività illegali che contribuiscono all’inquinamento del corso d’acqua. In tal senso, nel corso delle ultime settimane, i carabinieri del Noe di Salerno, hanno effettuato ulteriori accessi presso gli opifici industriali operanti nell’area di bacino del Sarno e dei suoi principali tributari, i torrenti Solofrana e Cavaiola.

Sequestro preventivo società calcestruzzo

In data odierna, a conclusione di indagini disposte dal Sostituto Procuratore dottore Roberto Lenza e coordinate dal Procuratore della Repubblica dottore Antonio Centore, nel più ampio quadro delle attività di controllo tese alla repressione di reati ambientali consumati nelle aree rientranti nel Bacino Idrografico del fiume Sarno, in accoglimento della richiesta della Procura della Repubblica, il Gip presso il Tribunale di Nocera Inferiore, ha emesso un decreto di sequestro preventivo dell’impianto della società La Betoncave operante in Nocera Superiore su una superficie di circa 20.000 mq, noto stabilimento industriale per la produzione di conglomerati cementizi e dotato di un impianto di frantumazione ed un impianto di produzione di calcestruzzo.

Deferiti i titolari

Al termine delle indagini i legali rappresentanti sono stati deferiti in stato di libertà per i reati connessi allo scarico illecito di reflui industriali. Nel corso del sopralluogo i Militari del Noe hanno accertato che l’azienda non è in possesso di alcuna autorizzazione allo scarico in corpo idrico superficiale delle acque reflue industriali prodotte che venivano, pertanto, convogliate, illecitamente, nell’Alveo S. Croce affluente del torrente Cavaiola. Si è accertato, altresì, che i reflui di dilavamento dei piazzali, interessati dallo stoccaggio di consistenti quantità di materiali e rifiuti inerti ed inevitabilmente anche dall’esercizio di operazioni connesse con le attività (operazioni di carico e scarico da parte di autocarri e di rifornimento carburante/gasolio con rilascio di oli od idrocarburi), trasportando con sé elementi residuali inquinanti connessi all’attività produttiva e miscelandosi con questi, perdono la loro connotazione originaria di fenomeno naturale, neutro per l’ecosistema, per acquisire, invece, gli elementi tipici dei reflui industriali, dannosi per l’ambiente.

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