Altavilla Silentina, commerciavano gasolio agricolo: sequestro beni Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Altavilla Silentina. Lotta all’evasione fiscale, sequestro di beni. Su disposizione di questa procura della Repubblica, la guardia di finanza di Salerno, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni, fino alla concorrenza di 42 milioni di euro, a firma del Gip del Tribunale di Salerno, nei confronti di tre indagati impegnati nella distribuzione di carburante nel sud Italia, che tra il 2013 ed il 2017 hanno acquistato circa 60 milioni di litri di gasolio soggetto ad un regime di tassazione agevolata, destinato poi ad usi diversi rispetto a quelli riconosciuti ai fini dell’abbattimento dell’imposta. Il provvedimento è stato adottato al termine di una verifica fiscale condotta dai finanzieri di Eboli, nei confronti di una società con sede in Altavilla Silentina operante nel commercio dei carburanti. L’analisi dei movimenti bancari e l’incrocio delle informazioni acquisite dai fornitori e dai clienti della società ha consentito di accertare che il gasolio per uso agricolo, veniva venduto ad automobilisti e camionisti. Il gasolio in agricoltura gode di una riduzione dell’accisa nella misura del 61% dell’aliquota prevista per quello per autotrazione. Il prezzo finale risulta di conseguenza inferiore di circa un euro al litro, rispetto a quello praticato dai distributori stradali. Per questo motivo sono imposti dei limiti alla commercializzazione del prodotto, che non può essere destinato ad un uso diverso da quello “agricolo”. Alla luce delle risultanze investigative segnalate a questa procura, il Gip, alla sede ha disposto il sequestro preventivo nei confronti di 3 persone fisiche, ritenute responsabili del meccanismo di frode, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente per un valore complessivo fino alla concorrenza di 42,6 milioni di euro. Ad oggi i finanzieri hanno dunque provveduto a bloccare conti correnti dei responsabili, 10 veicoli e 7 immobili, per un valore stimato pari a circa ottocentomila euro, tutti beni riconducibili ai tre indagati, gravemente indiziati dei reati di dichiarazione infedele, occultamento delle scritture contabili e sottrazione fraudolenta al pagamento dell’accisa sugli oli minerali.

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