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Matrimonio bis per Amadeus e Giovanna Civitillo Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

Amadeus;Giovanna Civitillo

Amadeus e Giovanna Civitillo giovedì 11 luglio hanno ri-detto «sì». Con un matrimonio romantico (con finale a sorpresa), condiviso soltanto con i lettori di Oggi.

LA PROMESSA DAVANTI A DIO – Giovanna Civitillo e Amedeo Sebastiani hanno scelto di pronunciare quella promessa fatta di eterno, davanti a Dio e agli affetti più veri, perché nella piccola chiesa di Sant’Anna al Vaticano, ornata di esili calle bianche, c’era tutto il loro cuore e nulla di più. Ed è stato un «per sempre» finalmente sacro per il conduttore più amato e sua moglie, che già dieci anni fa si erano sposati civilmente nel Monferrato. Oggi era fra i pochissimi ospiti di questo rito discreto, dove l’emozione e il sentimento sono stati i veri protagonisti di una cerimonia colma di coinvolgimento e sorrisi pieni. Le nozze sono state officiate da monsignor Andrea Ripa e don Santino Spartà con una tenerezza non comune, tanto che lo stesso don Santino si è più volte lasciato andare alla commozione. Il noto uomo di chiesa sente un po’ come “suo” questo matrimonio: lui stesso ha spinto in tutti i modi perché Giovanna e Amadeus si unissero anche con rito ecclesiastico, accompagnando lui nel percorso rotale, per ottenere l’annullamento della sua prima unione.

UNA CERIMONIA INTIMA – «Giovanna, deliziosa bellezza napoletana, adornata di candida avvenenza, con la freschezza dell’abito bianco, simbolo di gioia e tu, Amedeo, con l’eleganza del vestito scuro, metafora di assiduo lavoro, procedete così mano nella mano verso un radioso avvenire»: con queste parole don Santino si è rivolto agli sposi augurando loro perfino di riuscire a superare «l’ineluttabile sbiadirsi delle cose umane», immaginando per loro un «sussulto di stasi», mentre Giovanna con fierezza scuoteva la testa. Impossibile non notare il profondo affiatamento dei due sposi, uniti certamente nel vincolo quanto nell’anima: sembrano esattamente l’uno l’inizio dell’altro. Anche nella discreta scelta di vivere questo attimo di eterno lontano dalle luci della celebrità. Amadeus, intanto, auguri da tutti i nostri lettori, che la ringraziano per averli resi partecipi di questo giorno tanto speciale. «Devo molto al pubblico. Quando la gente mi ferma per strada mi ringrazia per la mia normalità: abbiamo scelto di condividere qualcosa di assolutamente privato, fatto solo per noi nella nostra assoluta “normalità”». Ci siamo sentiti di troppo, tanto è stato un rito intimo, il vostro. «Come potevate non esserci per raccontarlo per come è stato realmente? Ricorderemo questo giorno per tutta la nostra vita, sarà l’immagine perfetta a cui tornare con la mente nel tempo perché il nostro sogno si è finalmente realizzato: siamo credenti e solo adesso ci sentiamo davvero marito e moglie. Giovanna, la sera, mentre andavamo a letto in una magnifica camera dell’hotel Parco dei Principi, continuava a piangere per l’emozione». Anche lei però aveva gli occhi lucidi quando l’ha vista entrare. «Era talmente radiosa e solare, bellissima nell’abito disegnato per lei dal mio amico Gai Mattiolo. Sentivo che avevo vicino i miei figli, le nostre famiglie, gli amici più cari, quelli che avrò accanto domani e dopodomani: le lacrime sono scese senza che me ne rendessi conto. Era tutto perfetto, tutto così vero, il cuore batteva forte». Pure quello di don Santino che, con la voce incrinata, ha ammesso la sua emozione. «Senza di lui non ce l’avremmo fatta. Non dico che ci avevo rinunciato, ma immaginavo l’annullamento del mio primo matrimonio come una cosa impossibile. Lunga e costosa. Quando io e Giovanna ci sposammo civilmente su una terrazza di un piccolo paesino in Piemonte, lì accanto c’era una chiesetta. Sentimmo subito il bisogno di entrare, stavano celebrando la messa. Assistemmo alla funzione e alla fine ricevemmo la benedizione del parroco. Don Santino mi spiegò tre anni fa che c’erano i presupposti per chiedere l’annullamento e mi ha affidato a monsignor Andrea. Per lui io e Giovanna siamo effettivamente un po’ i suoi sposi». Perché avete scelto di sposarvi in quella piccola chiesa del Vaticano? «Perché spesso ci siamo rifugiati a pregare lì in passato. E le nostre nonne portavano quel nome, Anna: ci è sembrato il nostro posto del cuore, così raccolto, così protetto. Perfetto per quello che avevamo in mente». Papa Francesco vi ha scritto un telegramma, letto in chiesa da don Santino, benedicendo la vostra sacra unione. Non è cosa da poco per chi crede. «Un regalo inatteso, una persona che entrambi ammiriamo, dal carisma incredibile. Certamente un dono di don Santino, che è riuscito a sorprenderci ancora una volta». Sua figlia Alice, la sua primogenita, è stata la sua testimone: era così visibilmente felice per voi. Me lo ha detto con gli occhi lucidi: avete costruito una magnifica famiglia allargata. «Non ci sentiamo una famiglia allargata, siamo una famiglia, e Alice è parte di noi. Fu lei a cinque anni a dire a Giovanna a bruciapelo “perché non ti fidanzi con il mio papà?”. Lei e Giovanna si sono scelte e io non potrei esserne più orgoglioso». Suo padre è stato operato al cuore pochi giorni prima della cerimonia, ma era presente e in grande forma. «Abbiamo avuto una grande paura, tanto che eravamo pronti a rinviare. Ma mi aveva promesso che non sarebbe mancato per niente al mondo: è uscito dall’ospedale tre giorni prima e mi ha commosso dicendomi che non ricordava un giorno in cui è stato così felice come quello delle mie nozze. L’ho rivisto ballare con mia madre, ha 81 anni e una tempra di altri tempi». Avete brindato ringraziando entrambi proprio i vostri genitori. «Siamo fortunati, fra genitori e suoceri, perché sono persone disponibili su cui possiamo sempre contare: ci hanno semplificato la vita, non sono mai stati intromissivi e sono estremamente liberali. Sento i miei amici, so che non è per tutti così scontato». Giovanna è…? «La mia vita. Una vita che costruiamo condividendo ogni attimo di felicità, come di dispiacere. Non c’è cosa che io non affronti con lei. Il suo giudizio, la sua opinione conta moltissimo: quando non siamo d’accordo su qualcosa, rifletto molto su quello che lei mi dice. Nel lavoro, come nel resto». Qualcosa che vi divide deve pur esserci. «Con nostro figlio José, che ha dieci anni, io sono per la linea morbida, lei è più dura. E dice che le faccio far la parte della cattiva, ma non è vero». Vi siete buttati in piscina vestiti, alla fine del ricevimento. «Eravamo in famiglia. Nessuno ci ha giudicati. Ed è stato bellissimo». (Oggi)

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