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Dopo festività riemerge fenomeno abbandono animali domestici Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

abbandono cani
Al termine del periodo festivo, si registra uno dei picchi maggiori di abbandono di animali domestici.Non abbandonate“, è il messaggio importante. Si tratta di una vera e propria piaga, le cui conseguenze spaziano dalla sofferenza animale, fino all’impatto su canili e rifugi quasi sempre sovvenzionati dal pubblico. Per tacere degli incidenti stradali, anche mortali, regolarmente causati da esemplari vaganti in preda a fame e paura.
Quando e perchè avvengono gli abbandoni 

Pur registrando ancora considerevoli picchi d’estate e intorno a Natale, ovvero quando la famiglia va in ferie (un tempo per lunghi periodi consecutivi, oggi se va bene per un paio di settimane) e sbologna per la strada l’amico a quattro zampe, questo terribile malcostume è ormai in vigore tutto l’anno. Benché a farne le spese siano soprattutto cani e gatti, dalla volubilità dei proprietari sono colpite diverse altre specie, dai volatili esotici (alcuni pappagalli sopravvissuti hanno colonizzato zone urbane) fino a cavalli, asini, capre, serpenti, maiali e conigli.

I tempi di crisi, come pure la diffusa insufficienza di assistenza veterinaria pubblica, non hanno fatto che peggiorare la situazione, cosicché l’abbandono può subentrare anche quando l’animale diventa un fardello economico.

Cosa dice la normativa 

L’abbandono di animali è punito dall’articolo 727 del Codice penale, che puniva anche il maltrattamento di animali, prima dell’introduzione della Legge 189 del 2004. Quest’ultima ha attribuito maggiore gravità e autonomia a tali reati con l’inserimento del Titolo Nono-bis, Dei delitti contro il sentimento degli animali. L’articolo 727 c.p. è oggi dunque rubricato come abbandono di animali. Vive in un contesto normativo che conferisce riconoscimento sempre più accentuato alla necessità di tutelare le altre specie, e recita: “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze“.

In cosa consiste l’abbandono di animali?

Abbandonare significa lasciare a se stessi tutti quegli esemplari più o meno domestici accomunati dall’impossibilità di sopravvivere senza le cure dell’uomo. Scaricare un cane lungo l’autostrada è un abbandono, ma lo è pure dimenticarlo chiuso nell’automobile sotto il sole.
Come nasce il fenomeno 
Una delle prime cause di abbandono è la superficialità con cui si acquisiscono animali da compagnia. Spesso, in casa, si compra o si adotta un cane, un gatto, un coniglio perché la razza va di moda, per far colpo sulla fidanzata oppure “per i bambini”, come se l’esemplare in questione fosse un giocattolo. L’impresa è destinata a fallire nel momento in cui l’animale si manifesta come tale e la famiglia deve fare i conti con la necessità di nutrirlo, curarlo, ottemperare ai suoi bisogni. Se fin dall’inizio il cane, il pony o il canarino sono percepiti come accessori, anziché soggetti con cui instaurare legami responsabili, ogni cambio di abitazione, capriccio dei figli, difficoltà economica diventerà un’ottima ragione per alleggerirsi di un peso.

Esistono poi, innumerevoli, gli animali semiabbandonati in via permanente. Nelle grandi città è più difficile incontrarne, ma nei piccoli centri e nelle campagne vige l’uso di lasciare aperto il cancello cosicché cani e gatti possano scorrazzare liberamente. Non sterilizzati né provvisti di microchip, collare e medaglietta, essi appartengono a un padrone che di fatto si manifesta tale solo quando gli conviene.

Ci sono poi i cani lasciati a sé stessi da pastori o cacciatori perché anziani, malati o comunque inutili all’attività, i quali, prima di morire di stenti o investiti da un’automobile, fanno spesso in tempo a riprodursi, incrementando il randagismo.

Cosa si può fare per contrastare gli abbandoni

Alla base di ogni buon cambiamento ci sono sia le giuste attribuzioni di responsabilità che le politiche educative. Nel primo caso bisogna applicare la legge (fra le forze dell’ordine non dovrebbero scarseggiare i lettori di microchip) senza, come a volte capita, distogliere lo sguardo perché “si tratta solo di animali”. Non solo la normativa ne riconosce i diritti, ma è oltretutto risaputo l’impatto del loro abbandono sulla società. Sarebbero inoltre doverosi, da parte delle amministrazioni locali e soprattutto nelle zone rurali, periodici censimenti della popolazione canina e verifiche circa l’assoluzione dell’obbligo di iscrizione all’anagrafe regionale. Il secondo punto è ancora più importante: già nelle scuole si dovrebbero insegnare le principali regole di convivenza con le altre specie presenti nelle case degli italiani, in numero assai superiore a quello dei bambini, stando ad alcuni sondaggi.

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