Suicidi nel salernitano: in preoccupante crescita nei piccoli comuni Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Salerno. Difficoltà economiche, problemi in campo sentimentale e solitudine: sembrano essere questi i motivi principali alla base dell’escalation di suicidi nella provincia di Salerno e, in particolare, nell’area sud comprendente il Cilento e la Valle del Calore.

Dall’inizio dell’anno sono tredici i casi di suicidio che si sono registrati in tutta la provincia. Si tratta di un numero considerevole e che comprende esclusivamente gli episodi balzati agli onori della cronaca. L’ultimo è di appena pochi giorni fa, nel comune di Sant’Angelo a Fasanella, dove a togliersi la vita è stata un’insegnante di 63 anni. Il fenomeno è sempre più in aumento soprattutto nelle piccole realtà: la Valle del Calore conta già tre episodi dall’inizio del 2019, ma casi si sono registrati, oltre che nel capoluogo di provincia, anche ad Albanella, Campagna, Vallo della Lucania, Eboli e Battipaglia. Altro dato da tenere in considerazione è la percentuale di suicidi che riguarda gli uomini: sono ben nove i casi, sul totale di tredici, per un dato che riflette quello a livello nazionale.

I DATI A LIVELLO NAZIONALE 

Dati del 2015, riportano un numero di suicidi totali di persone di sesso maschile, in Italia, pari a 3.105 contro le 883 donne che si sono tolte la vita nello stesso anno. Nonostante i numeri, seppure di poco, siano in calo, le percentuali non mutano troppo. Anche l’età è un dato da tenere in considerazione: la fascia maggiormente colpita è quella che va dai 35 ai 74 anni, ma non mancano eccezioni che vedono protagonisti giovanissimi under 25 e anziani over 75. Nel primo caso le cause sono quasi sempre riconducibili all’ambiente scolastico, a situazioni di bullismo o disagio e anche alla sfera affettiva. Emblematico l’episodio della studentessa ventenne dell’Università di Fisciano che, qualche mese fa, si è tolta la vita accoltellandosi. Nel secondo caso, invece, le motivazioni del gesto sono quasi sempre legate alla solitudine. Il triste primato resta però alla scelta di togliersi la vita per motivi economici o per la perdita del lavoro: anche in questo caso i suicidi riguardano in massima parte gli uomini, spesso con moglie e figli.

Stando ad uno studio recente – pubblicato su Il Bo Live Università di Padova – il Sud Italia si piazza al secondo posto, appena dopo il Nord Est, con il 24,1 percento di suicidi per motivazioni economiche. Il picco di casi del genere si è avuto nel 2014, con 201 episodi, mentre nel 2018 si è registrato un calo di quasi il 50 percento. La fascia d’età più colpita, in questi casi, è quella che va dai 45 ai 54 anni, mentre le vittime sono in massima parte imprenditori e disoccupati. Anche per le modalità di suicidio c’è una macabra classifica, stilata in base ai casi registrati negli ultimi sette anni: il 43,9 percento ha scelto di impiccarsi, il 15,6 percento di togliersi la vita con un’arma da fuoco e l’11,2 percento di lanciarsi nel vuoto.

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