L’editoriale. Cicalecci di paese tra ricordi del cuore e candori apparenti Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Tra i ricordi del cuore, trova  dimora soave, quello del paese, dove abbiamo vissuto la nostra infanzia. Come una fotografia sfocata dal tempo riemerge e solletica il presente di tiepide emozioni.

Riscalda i nostri momenti di solitudine. Non il rumore cittadino e strade, che straripano di gente, in corsa contro il tempo. Un mito, un sogno, che gelosamente custodiamo nello scrigno della memoria. Si avverte l’odore di pane casereccio, che scalda il cuore d’antichi sapori, bimbi che giocano dinanzi l’uscio di casa sotto l’occhio vigile delle nonne. Tutte intente a completare il corredo delle nipoti. I nostri paesi si sono conservati davvero così candidi? Ammetterlo è dura, in verità hanno solo la veste di verginelle senza macchia e senza infamia. Uno dei mali più diffusi: il perfido gusto per i pettegolezzi.

Parlare.. sparlare come uno slogan si potrebbe appendere all’inizio e alla fine d’ogni paese, come un vero cartello d’indicazione. “Cicalecci “ nei vicoletti, nelle strade, nei negozi in nome di un’unica bandiera: l’informazione. Essere i primi a scoprire un fatto di una certa rilevanza è uno  scoop giornalistico. A macchia d’olio le varie “gazzette ufficiose” del paese diffondono la notizia, precisando: “Mi raccomando acqua in bocca”. I vari beneficiari non riescono a trattenere “ la patata bollente” a lungo, allora in nome dell’informazione occorre collaborare alla diffusione. Tra gli argomenti più diffusi ed interessanti sono le questioni sentimentali, dai nuovi fidanzamenti, ai vari adulteri e matrimoni finiti male. Tutto gioca intorno ad una parola “ si dice”, forgiata apposta per non assumersi responsabilità, di nessun tipo. Come dire, si dice ma non sono io a dirlo, una precisazione d’obbligo per alleggerire la propria coscienza. Anche la politica è un argomento molto dibattuto, i comizi preelettorali sono dei veri campi di battaglia, dove le parole diventano mine volanti pronte a colpire il nemico. Quel velo idilliaco, che una volta avvolgeva queste piccole realtà, con il trascorrere del tempo si è logorato.

Tante cose sono cambiate, la tranquillità nell’affanno dei tempi è divenuta un lusso, che forse nemmeno il nostro caro paesello può più offrirci. Occorrerebbe un vaccino contro lo stress del vivere quotidiano. In questi paesi mormoranti, alla fine, a tutti toccherà cadere sotto i colpi “dello sparlar comune”. Non resta che sperar, che ci grazino almeno di notizie veritiere. Impariamo a guardarci alle spalle oggi più di ieri, a dare la nostra fiducia a chi la merita. Da astuti cacciatori si ci può trasformare in prede, come quando il povero agnello, che beveva sempre l’acqua sporcata dal lupo, un giorno nello stesso torrente vide passare il cadavere del suo nemico…!

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