“Sono stata stuprata nella clinica ad Agropoli “: il drammatico racconto di Lenuta Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Agropoli. “Sono profondamente schioccata per quanto accaduto, chiedo che sia fatta giustizia”. Queste le parole di Lenuta T. , la 55enne rumena vittima di violenza sessuale, lo scorso mertedì 3 luglio,  mentre si trovava ricoverata nella Casa di Cura “Istituto clinico mediterraneo” per sottoporsi a degli accertamenti diagnostici.

Lenuta come mai si trovava in clinica?

“Mi ero recata in clinica per fare degli accertamenti martedì 3 luglio. Lui mi ha visto stavo facendo la radiografia. mi ha rivolto la parola ma non gli ho dato confidenza,  poi sono andata in stanza. Mi sono accorta che il televisore non funzionava. Lui è venuto in camera e ha cominciato ad armeggiare con dei telecomandi per far funzionare la televisione. Dopo vari tentativi mi ha dato il telecomando che funzionava, io l’ho ringraziato. Poi ha cominciato a chiamare sul telefono in camera prima non ho risposto. La terza volta ho risposto al telefono,  mi faceva complimenti dicendomi che ero bella, gli ho detto di lasciarmi stare non avevo nessuna intenzione di dargli confidenza, sono una persona riservata. E’ venuto varie volte in camera. Ad un certo punto si è presentato con dei fazzoletti.

A quel punto cosa è successo?

” Ha messo i fazzoletti in bagno e mi ha detto che potevano servire. Gli ho risposto di non volerli. Mi ha detto vieni che ti faccio vedere una cosa. Una volta entrata in bagno ha chiuso la porta a chiave e ha iniziato a spogliarmi. Mi ha bloccato obbligandomi ad avere un rapporto sessuale. Io piangevo ma lui ha continuato e ho visto che perdevo sangue dalle parti intime. Dopo si è pulito e se n’è andato senza dire nulla. Dopo pranzo mi ha chiamato di nuovo dicendomi che voleva un altro rapporto. “Più tardi io ritorno”. Mi sentivo male e fra le 14 e le 15 dello stesso giorno è ritornato. Mi ha tirato dentro e ha richiuso la porta del bagno. Ho iniziato a dimenarmi e a piangere. Lui ha iniziato a spogliarmi e mi ha bloccato. Mi ha messo una mano sulla bocca, per non farmi urlare,  ma non è riuscito a portare a termine il rapporto sessuale, allora mi ha spinto vicino il muro,  ha preso la mia mano e mi ha costretto a masturbarlo ed è venuto sul pavimento. Ha preso i tovaglioli e ha pulito. Sono stata stupida a non pensare di conservarli. Mi sono rivolta al personale sanitario perchè stavo male”

Lenuta racconta la vicenda al personale della clinica

“Mi hanno fatto un antidolorifico, ho parlato con le infermiere che mi hanno detto di parlare con il caposala che mi ha detto di andare in direzione. Ho detto tutto ad una dottoressa che mi ha detto che lo avrebbe licenziato e mi ha sottoposto ad una visita chiedendomi di non denunciare la vicenda ai carabinieri. In quel momento ero frastornata le ho detto che non avrei fatto la denuncia. La mattina successiva dovevo fare altre indagini mediche, non riuscivo più a stare in quella clinica. Ho deciso di andarmene e venerdì sono andata al pronto soccorso di Agropoli ho raccontato tutto quello che era successo e loro hanno chiamato i carabinieri e l’ambulanza che mi ha trasportata all’ospedale di Vallo della Lucania. Ho fatto tutte le indagini ed è stata accertata la violenza sessuale. In clinica solo la dottoressa mi ha detto di non denunciare tutti gli altri mi dicevano di farlo. E così ho fatto:ai carabinieri ho raccontato tutto”.

Le mostrano quattro uomini per identificazione?

“Si mi hanno fatto vedere quattro persone ed io ho indicato il mio violentatore. Non so nemmeno come si chiama, so che è sposato perché  è venuta la moglie a prendere le sue difese. Lui non si è giustificato, mi ha detto solo “perchè hai fatto questo?”, io gli ho detto che avrebbe chiarito la magistratura.  Come può succedere tutto questo in una clinica?. A me dispiace per la struttura sanitaria che sarà coinvolta suo malgrado,  ma quello che ho subito mi ha distrutto. La dottoressa comunque  doveva chiamare i carabinieri invece che consigliarmi di non denunciare. Ora lui dovrà rispondere del suo atteggiamento davanti alla legge e pagare per quello che ha fatto”.

Un fatto di una gravità assoluta ora al vaglio della magistratura. E’ inconcepibile che una cosa del genere possa accadere in una struttura sanitaria dove Lenuta si era recata per problemi di salute, e si è ritrovata a dover affrontare una violenza sessuale, che le ha sconvolto la vita. Lenuta è sposata, risiede in un comune del Cilento, vive in Italia da oltre 16 anni. Quello che più mi ha sconvolto nel racconto di Lenuta, che è assistita dagli assistenti sociali,  è la “normalità” con la quale  il violentatore ha commesso questo atto di violenza nei confronti della 55enne. Senza pensare minimamente alle conseguenze, forse convinto che la sua vittima non avrebbe parlato e coinvolgendo anche la moglie,che ha accusato Lenuta.  L’uomo avrà raccontato, come accade sovente, che magari è stato provocato,  che si è trattato di un atto consenziente. Le sue ragioni le spiegherà davanti al giudice. La giustizia farà il suo corso e farà luce su quanto raccontato da Lenuta. Allo stato, resta il dramma di una donna che dovrà imparare a convivere con una ferita lancinante per tutta la vita.

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