La Storia. “Mi sento una fallita, non ho 1 euro per mia figlia” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

“Mi sento una fallita. In questo 8 marzo, come donna, come moglie di pastore e come pastore io stessa, perché lo sono, perché oltre ad aver perso la dignità mi sento anche una donna fallita”. Lo dice Anna Cuccu, giovane donna e moglie di un pastore, parlando con l’AdnKronos in occasione dell’8 marzo. E’ lei che ha ha fatto partire la protesta delle donne in Sardegna con i suoi video su Facebook che hanno raggiunto migliaia di visualizzazioni. “Il latte meglio ai maiali che agli industriale” diceva in uno dei filmati condivisi sui social. “Facciamolo tutti. Voglio vedere se siete tutti sardi o tutti stronzi”. Anche in altri filmati la donna invitava gli altri pastori isolani alla rivolta: “Un giorno i nostri figli non dovranno guardarci con disprezzo, e dire ‘poveretti i miei genitori con la schiena inclinata’, ma con ammirazione per quello che stiamo facendo. Non stiamo rubando niente a nessuno stiamo chiedendo il nostro. Non dobbiamo abbassare la testa di fronte ai padroni”. Ma nel raccontare il suo stato d’animo, oggi Anna Cuccu dice di sentirsi una fallita, “perché quando mia figlia mi chiede un euro per comprarsi la merenda per andare a scuola, io non glielo posso dare. Non perché l’ho speso – dice Anna – ma perché non ce l’ho. Ecco perché mi sento una donna fallita”. Anna vorrebbe solo che le venisse riconosciuta la dignità di donna e di lavoratrice. Ma in Sardegna le lavoratrici (e i lavoratori) nelle sue condizioni non sono pochi. E la protesta potrebbe riaccendersi da un momento all’altro. Due giorni fa nel nuorese c’è stato un nuovo assalto ad un’autocisterna, data alla fiamme da uomini a volto coperto. La situazione però sembra essersi sbloccata. Proprio oggi è stato raggiunto l’accordo con gli industriali sul prezzo del latte ovino a 74 centesimi al litro Iva inclusa. E’ quanto apprende l’Adnkronos da fonti presenti al tavolo tecnico presieduto dal prefetto di Sassari Giuseppe Marani. La cifra va intesa come acconto, a cui seguirà un conguaglio in autunno in base a una griglia di prezzi che dipenderà dalle vendite delle forme di pecorino romano ritirate. Si tratta di un accordo al ribasso rispetto alla bozza presentata lo scorso 19 febbraio che prevedeva un immediato aumento ad 80 centesimi al litro. Resta da vedere se l’accordo sarà ritenuto soddisfacente dagli stessi pastori. In caso contrario non sono escluse nuove proteste. (Today)

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