Grotte Castelcivita: dopo 100 anni si riesplora ramo nord Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Da pochi giorni, infatti, ha preso il via la GeoEsperienza

Ci si cala in una sorta di botola naturale attraverso una fune con cui si scende nelle viscere delle Grotte di Castelcivita fino a raggiungere i dieci metri di profondità e da lì è tutto un susseguirsi di sorprese per gli amanti dell’esplorazione e della natura. Si tratta di un’esperienza unica, in luoghi che da cento anni non venivano più esplorati dall’uomo, e che d’ora in poi si potrà rivivere.

Da pochi giorni, infatti, ha preso il via la GeoEsperienza, ossia la possibilità di visitare il Ramo Nord delle Grotte di Castelcivita a distanza di un secolo dal passaggio degli ultimi visitatori. Il percorso è stato aggiunto all’ampia offerta turistica del sito che comprende visite diverse a seconda delle esigenze degli escursionisti. Geosperienza, è una vera esplorazione,  durante la quale ci si ritrova ad attraversare le insenature più intime delle grotte, talvolta calandosi con delle corde, talvolta strisciando o gattonando, ma sempre circondati da paesaggi sotterranei da togliere il fiato. Non appena ci si cala nel primo tratto del percorso si può ammirare l’intricata trama dell’albero di fico che, dal piazzale all’aperto antistante le Grotte, ha conquistato il sottosuolo estendendo le sue radici per metri e metri fino a nutrirsi della terra più profonda. Chi decide di visitare il Ramo N delle grotte non può avere ripensamenti in quanto l’uscita è diversa dall’ingresso e si guadagna dopo circa un’ora e quindici minuti e dopo aver attraversato, calandosi ancora una volta con una corda, anche una frana naturale originatasi tanti, tanti anni fa e dopo una risalita sulla roccia del tutto inedita e tanto suggestiva. Oltre alle radici di piante secolari, lungo il percorso, si possono ammirare cinque colonne che sembrano frutto dell’opera di un artista e, invece, sono state forgiate dall’acqua e dal tempo. Proprio l’azione dell’acqua e dello scorrere del tempo ha fatto sì che da minuscole insenature si creassero delle vere e proprie cavità oltre a formazioni calcaree, giaciture di rocce, drappi dentati, batteri brillanti, stalagmiti e stalattiti dalle mille forme. Se si è fortunati si possono scorgere alcuni rari insetti che rappresentano parte della fauna del luogo. Un’esperienza immersiva, dunque, tanto che per viverla pienamente, ad un certo punto del percorso, le guide invitano i visitatori a spegnere le luci dei caschi per toccare con mano, immersi nel buio e nel silenzio rotto solo dal rumore delle gocce d’acqua, la lenta, costante e normale vita nelle profondità delle grotte. Ogni passo è una scoperta mentre si percorre il Ramo Nord che racconta millenni di storia. Basti pensare che proprio presso le Grotte di Castelcivita sono state rinvenuti strumenti in pietra e resti fossili che costituiscono le tracce dell’occupazione da parte dell’uomo di Neanderthal la cui comparsa, in Campania, è stata datata a quarantamila anni fa. Un viaggio nella preistoria, dunque, attraverso le suggestioni offerte da straordinari fenomeni naturalistici e geomorfologici. Chi si addentra nei luoghi più nascosti delle grotte sarà ripagato da visuali di rara bellezza come, ad esempio, quella della cosiddetta Medusa Bianca, ossia una formazione imbiancata dal calcio, posizionata proprio sulle teste dei visitatori, che spicca quando si raggiunge la grande stanza a forma di cono. L’insolito percorso si effettua proprio alla stregua dei primi esploratori, evitando di portare con sé zaini o oggetti che possano essere d’intralcio, e dotati di un casco con luce che sarà fornito al visitatore al momento dell’ingresso in grotta. Geosperienza, la visita è stata chiamata così proprio perché unica nel suo genere, si può vivere anche in inverno in quanto le profondità delle cavità carsiche rimangono asciutte nonostante le piogge. Le Grotte di Castelcivita hanno una temperatura costante di 18 gradi sia nei mesi estivi, sia nei mesi più freddi e costituiscono un totale di circa 4800 metri di lunghezza che le rendono uno dei complessi speleologici più estesi dell’Italia Meridionale, alle porte del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e a pochi passi dalle rive del fiume Calore. La straordinaria offerta dalla nuova Geoesperienza rappresenta un motivo in più per visitarle.

                                                                                                                            articolo di Alessandra Pazzanese 

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