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Capaccio, “Illuminiamo il castello, simbolo della nostra identità” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Capaccio Paestum. “Spegniamo il superfluo, ma accendiamo la storia”. Questo è il nome dell’iniziativa avviata dall’associazione “Mineia”, presieduta da Giancarlo Di Filippo. L’ente culturale e di sviluppo sul territorio, attivo a Capaccio Paestum intende valorizzare i monumenti locali, in particolare il castello di Capaccio capoluogo, illuminandoli e rendendoli visibili da tutta la Piana del Sele. A spiegare la proposta sono il presidente Di Filippo e Gianfranco Glielmi: “L’idea di illuminare i ruderi del castello di Capaccio consentirebbe di rendere visibile dalla Piana un monumento di valore inestimabile e ricordare a tutti, turisti compresi, che la storia dei nostri luoghi veglia dall’alto della montagna”. La proposta guarda anche all’ecologia e ad eliminare lo spreco. “Stiamo verificando – spiegano Di Filippo e Glielmi – se esistono iniziative analoghe, se l’area su cui risiede il castello sia di competenza comunale e se fosse possibile realizzare il progetto con una illuminazione completamente autonoma ed ecologica. Giusto per dare un’idea: se si percorre di notte l’autostrada Salerno-Caserta, passando per Mercato San Severino o Sarno è possibile vedere i ruderi dei rispettivi castelli illuminati sapientemente. Immaginate ora di scendere da Capaccio capoluogo o dalla Piana vedere, sopra la Madonna del Granato, una luce simbolo della storia che continua e della nostra identità”.

 

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Cultura

(ANSA) - NAPOLI, 15 GIU - Come si lavorava la pelle a Pompei? Il processo di concia, una delle tante attività artigianali praticate a Pompei, sarà reso chiaro e comprensibile ai visitatori attraverso il riallestimento della più grande conceria finora nota dell'antica città. I locali dell'impianto adibiti alla lavorazione saranno oggetto di interventi di restauro e valorizzazione, grazie alla collaborazione tra il Parco archeologico e l'Unione Nazionale Industria Conciaria (UNIC), che ne ha sponsorizzato il progetto.
   Messo in luce a fine '800 e situato nella Regio I degli scavi (Insula 5), l'impianto conciario, si legge in una nota, fu identificato come tale sulla base delle testimonianze epigrafiche, degli utensili rinvenuti nel corso dello scavo, oltre che dagli apprestamenti produttivi, molto simili a quelli in uso nelle concerie medioevali e moderne. L'idea progettuale di base si ispira al modello del "museo diffuso", già sperimentato con successo a Pompei, che prevede il restauro e il riallestimento con vetrine espositive, pannellistica e supporti multimediali, dei locali adibiti alla lavorazione delle pelli, al fine di consentire al visitatore di comprendere le modalità con cui si svolgeva in antico il processo di lavorazione delle pelli.  Il progetto, prevede anche la risistemazione del cosiddetto vicolo del Conciapelle, al fine di ripristinarne la percorribilità. Il progetto sarà realizzato nel corso del 2019, al termine dell'intervento di messa in sicurezza che interesserà le Regiones I-II e III, previsto dal Grande Progetto Pompei. Il contratto di sponsorizzazione prevede il finanziamento di interventi per un importo complessivo stimato di 161.550,00 euro.

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