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“Non declassare Brest Unit San Giovanni e Ruggi Salerno” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Salerno. Guardie inter‐divisionali dirigenti medici Breast Unit “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, interviene la Nursind per alcuni chiarimenti in merito alla questione.

Ecco la lettera inviata dal sindacato al direttore generale A.O.U. “San Giovanni e Ruggi” di Salerno, dottor Giuseppe Longo; al direttore sanitario, dottore Cosimo Maiorino; al coordinatore delle DD.MM.PP. A.O.U., dottore Angelo Gerbasio, al direttore del Dipartimento Chirurgico professore Corrado Rubino e per conoscenza al presidente dell’associazione “Angela Serra”-sezione di Salerno:

“Abbiamo appreso, per le vie brevi, che ai dirigenti medici della UOSD di Senologia e Coordinamento Breast Unit è stata verbalmente richiesta la partecipazione alle guardie inter‐divisionali diurne e notturne della UOC di Chirurgia Generale. A tal riguardo, sono necessarie, da parte della nostra organizzazione sindacale, alcune considerazioni. Per le donne che affrontano un tumore al seno la struttura in oggetto rappresenta un’opportunità, ma soprattutto un diritto: allo stato attuale la Breast Unit dell’AOU “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” offre loro l’opportunità di curarsi nella propria provincia o regione, limitandone la migrazione verso strutture al di fuori di esse e garantendo un approccio assistenziale interdisciplinare e multiprofessionale per la diagnosi e la cura di questa patologia neoplastica di alta qualità e al di sopra degli standard minimi richiesti; questo approccio è inoltre correlato a una migliore sopravvivenza e a una migliore qualità di vita delle donne trattate, con un significativo impatto sulla salute come raccomandato in ambito europeo e nazionale (The European Parliament Resolution on Breast Cancer). Infine, non è da tralasciare l’aspetto economico legato al risparmio per la Regione Campania – in termini di spesa – rispetto alla migrazione extra‐regionale. La struttura in oggetto è attualmente composta da n.3 dirigenti medici che, così come definito dalle linee guida FONCaM (Forza Nazionale sul Carcinoma Mammario), garantiscono percorsi diagnostico‐terapeutici completi, rispondenti agli standard qualitativi indicati nei “Protocolli di diagnosi e trattamento del carcinoma mammario” della Scuola Italiana di Senologia e nel rispetto della legge regionale regione Campania n.20 del 2005: ad oggi, infatti, risultano circa 260 interventi in carico alla Breast Unit del “Ruggi”, di cui circa 130 patologie tumorali, assicurati da un coordinatore chirurgo senologo responsabile dell’unità operativa e da due chirurghi coinvolti nell’attività operatoria (composizione minima).Una eventuale turnazione dei tre dirigenti medici in forza alla Breast Unit nelle guardie inter‐divisionali determinerebbe, immancabilmente, gravi difficoltà organizzative, in seguito all’assenza per il dovuto  recupero psico‐fisico del lavoratore così come normato da legge. La riduzione delle attività avrebbe un impatto sicuramente negativo sulle aspettative delle donne che afferiscono a suddetta unità operativa e porterebbe a una diminuzione dei “numeri” relativi alle prestazioni da essa garantita che non coinciderebbero più con gli obiettivi di qualità e di risultato ben definiti e indicati nei documenti EuSoMa (European Society of Breast Cancer Specialists) per una Breast Unit certificata a livello regionale e nazionale. A questo punto è lecito chiedersi se si voglia mantenere questi standard o portare al disfacimento di una realtà cresciuta e consolidatasi nel tempo quale fiore all’occhiello dell’AOU “Ruggi”, con un conseguente aumento dei tempi delle liste d’attesa per visite ambulatoriali, procedure diagnostico‐terapeutiche e interventi chirurgici. Tutto questo porterebbe a un impatto negativo sulla probabilità di sopravvivenza delle donne a cui è stato diagnosticato un tumore della mammella, vanificando parte del beneficio acquisito dallo screening: l’attesa, infatti, è spesso riportata come uno dei principali motivi che induce ansia nelle donne alle quali viene comunicata questo tipo di diagnosi inducendole a rivolgersi a centri non dedicati e/o con bassi volumi operatori. Infatti, con la partecipazione dei sanitari dedicati alla Breast Unit a turni di guardia inter‐ divisionali, si allungherebbero anche i tempi medi di degenza, con una riduzione sostanziale dei tempi per l’abbattimento delle liste d’attesa come richiesto dall’amministrazione stessa. Né potrebbe ipotizzarsi una presa in carico delle pazienti operate da parte dell’equipe della Chirurgia Generale, per numerosi motivi oltre quelli già descritti in precedenza; solo per citarne uno, la sola partecipazione al GOM (gruppo oncologico multidisciplinare) dei sanitari della Breast Unit risulta essere un momento fondamentale in tutto il percorso, attività non delegabile, perché inserita in un contesto ben più ampio, né accessoria e quindi con la probabilità di doversi assentare perché impegnati in altre attività non ricollegabili a essa. A nostro avviso, nel rispetto sia della centralità del personale sia di quella dei pazienti che vengono quotidianamente ammessi alle cure, bisogna garantire il diritto a un’assistenza certa e qualificata, senza ledere la dignità umana, l’equità delle cure e l’etica professionale degli operatori stessi nella gestione di queste patologie nell’ambito della Rete Oncologica di cui la stessa Azienda fa parte. Auspichiamo quindi che le SS.LL., a tutela degli interessi collettivi, possano aver vagliato tutte le possibili scelte e considerate le ricadute negative che potrebbero derivare dalla richiesta di partecipazione dei dirigenti della Breast Unit alle guardie inter‐divisionali della Chirurgia Generali”.

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