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Depressione, al via in Campania un progetto per combatterla Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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La depressione, malattia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come prima causa di disabilità a livello mondiale, riguarda circa 3 milioni di italiani, di cui circa 1 milione soffre della forma più grave, la depressione maggiore. Considerando la sola Campania, dai dati Istat si stima che circa 164 abitanti soffrano di depressione maggiore, di cui circa 9 mila non rispondono ai trattamenti secondo la rielaborazione su base regionale dei dati dello studio epidemiologico italiano “Dory”, volto a identificare, attraverso un’analisi di database amministrativi, i pazienti affetti da depressione resistente. “La depressione è una condizione a cui va incontro nel corso della propria vita circa il 15 per cento delle persone, con vari livelli di gravità”, spiega Mario Maj, professore ordinario di Psichiatria, direttore Dipartimento di Psichiatria dell’università Luigi Vanvitelli. “La depressione può essere precipitata, non ‘causata’, da un evento sfavorevole, risultando allora sproporzionata a quell’evento per la sua intensità e durata, oppure insorgere in assenza di un evento scatenante. Affermando erroneamente che la depressione sia un'”esperienza universale” si contribuisce a scoraggiare la richiesta di aiuto da parte delle persone veramente depresse. In effetti, oltre la metà delle persone che ne soffrono non accede alle cure adeguate. Molte persone depresse non sono consapevoli della natura patologica della loro condizione e/o dell’esistenza di cure efficaci, oppure hanno vergogna o paura di chiedere aiuto”. In tale contesto, istituzioni e rappresentati locali a livello medico, assistenziale e sociale si sono incontrati a Napoli, al Palazzo della Regione, per confrontarsi su come affrontare più efficacemente la malattia, superare lo stigma associato alla depressione, facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate. La tavola rotonda rientra nel percorso di sensibilizzazione “Uscire dall’ombra della depressione”, organizzata da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, con il patrocinio della Regione, delle società scientifiche Sip (Società Italiana di Psichiatria) e Sinpf (Società italiana di Neuropsicofarmacologia), di Cittadinanzattiva e Progetto Itaca, e grazie al contributo incondizionato di Janssen Italia. “L’informazione sulla depressione come patologia curabile – prosegue Maj – dovrebbe raggiungere l’intera popolazione. È essenziale la sensibilizzazione dei medici di medicina generale, per favorire la diagnosi e l’intervento precoce. Le psicoterapie per la depressione basate sulle evidenze dovrebbero essere disponibili in tutti i servizi pubblici di salute mentale. I programmi di prevenzione, in particolare quelli aventi come target le persone, le famiglie e gli ambienti a rischio, dovrebbero essere oggetto di ampi studi, anche volti a valutarne il rapporto di costo-efficacia“. Questo disturbo psichiatrico, infatti, ha un forte impatto sulla qualità della vita e sui costi sanitari e sociali, che risultano molto elevati. Una persona con depressione maggiore costa in media al Servizio Sanitario Nazionale circa 5 mila euro l’anno, in termini di ricoveri ospedalieri, farmaci antidepressivi, specialistica ambulatoriale. “I costi diretti non sono l’unico tassello da tenere in considerazione se si vuole cogliere appieno il peso economico e sociale di questa patologia. I costi indiretti (sociali e previdenziali) la fanno da padrone rappresentando il 70 per cento del totale dei costi della malattia”, dice Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Direttore del Eehta del Ceis dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” Roma. “Basti pensare ai costi previdenziali legati all’elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttività legata al presenteismo”. Anche il costo legato agli assegni ordinari di invalidità e alle pensioni di inabilità, che si aggira intorno ai 106 milioni di euro, pari a 9.500 euro annui a beneficiario, rientra tra quelli indiretti legati alla malattia. In Campania, secondo un’analisi dell’Eehta del Ceis (Economic Evaluation and Hta Ceis) basata su dati del 2015, tali prestazioni di invalidità previdenziale vengono concesse a 1 persona con depressione maggiore ogni centomila abitanti. Analizzando la situazione per provincia, ad Avellino sono state accolte 4,4 domande di invalidità previdenziale, a cui seguono Napoli e Salerno con 0,8, Benevento con 0,7 e infine Caserta con 0,4 ogni centomila abitanti. “Questi dati – prosegue Mennini – testimoniano che stiamo parlando di una malattia fortemente invalidante, che impatta in maniera significativa sulla vita dei pazienti e della società, da molteplici punti di vista. Gestire il paziente in una fase precoce della malattia consente non solo un miglioramento della sua qualità di vita, ma anche una riduzione dell’impatto dei costi per il sistema sanitario e sociale”. “Questa serie di incontri rientra nel percorso intrapreso da Onda nel 2019 per accendere i riflettori sulla depressione”, afferma Francesca Merzagora, presidente Fondazione Onda. (fonte La Repubblica)

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