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Ospedale Agropoli, Caccamo (M5S):”Non molliamo, struttura va riaperta” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Agropoli. “Ospedale di Agropoli: noi non molliamo”. Queste le parole del capogruppo del Movimento Cinque Stelle di Agropoli, Consolato Natalino Caccamo. “Questa mattina ho scritto al viceministro Pierpaolo Sileri per invitarlo ufficialmente al consiglio comunale di Agropoli. L’ospedale civile di Agropoli  – ha scritto – fu inaugurato appena nel 2004 quando l’allora presidente di regione Antonio Bassolino e il suo vice Antonio Valiante, entrambi in corsa per la successiva rielezione. Inaugurato e mai organizzato, fin da subito ha attraversato fasi alterne di crisi; già nel 2006 e nel 2007 solo le dure proteste dei cittadini scongiurarono il rischio di declassamento del presidio sanitario, ma a quattro anni dalla sua apertura la legge regionale n.16/2008 a firma dello stesso Bassolino sanciva l’uscita definitiva del presidio dalla rete dell’emergenza; nel 2010, al fine di dare attuazione al piano di rientro dal disavanzo del servizio sanitario regionale campano imposto dal Governo per risanare i debiti accumulati dall’amministrazione regionale ai tempi di Bassolino, il nuovo presidente Stefano Caldoro, nonché commissario ad acta , con decreto n.49 prevedeva la riconversione del presidio ospedaliero di Agropoli in Psaut; successivamente, il commissario governativo Morlacco, a seguito delle decisioni scellerate del governo Monti sul mancato trasferimento dei fondi sanitari alla regione Campania stabiliva, nell’aprile scorso, di sottrarre ben 28 milioni di euro alla Asl di Salerno per coprire i debiti della Asl Napoli 1; tale decisione costringeva il manager dell’Asl Salerno, Antonio Squillante, ad avviare la conversione dell’ospedale di Agropoli, in ossequio al decreto 49, predisposto dal subcommissario Zuccatelli mentre la regione era governata da Pd; la stessa ordinanza del Consiglio di Stato, di fatto, ha confermato il 13 luglio 2013 che il manager Antonio Squillante, è stato obbligato a riconvertire l’ospedale di Agropoli in base al citato decreto 49. Lungi dall’attuare una misura di razionalizzazione della spesa sanitaria, tale decreto ha colpito paradossalmente una struttura ospedaliera di recente apertura, inaugurata soltanto nel 2004, costata decine di milioni di euro e da tutti apprezzata per la capacità tecnica delle attrezzature; la chiusura dell’ospedale civile di Agropoli, inoltre, determina gravissime ripercussioni sull’assistenza sanitaria in questo territorio. Il suddetto nosocomio contava i maggiori accessi in pronto soccorso nell’ambito dell’ex Asl Salerno 3, avendo un’utenza fissa di oltre 60 mila persone e un vastissimo bacino di utenti turistici; tale chiusura, dunque, non solo non ha tenuto conto delle specifiche caratteristiche del territorio, ma contravviene anche alla elementare regola di buon senso secondo cui i servizi, soprattutto quelli essenziali, come l’assistenza sanitaria, vanno assicurati là dove ce n’è più bisogno. Oggi, il comparto sanità in Campania risulta ancora commissariato dal Governo centrale. L’ospedale di Agropoli, per puro palliativo, nell’ultimo piano ospedaliero approvato è stato fintamente riaperto in deroga, cosa che comunque non soddisfa nessuno dei requisiti dei livelli minimi di assistenza richiesti a livello nazionale. Il consiglio comunale di Agropoli, su richiesta dei tre consiglieri di opposizione, -dichiara Caccamo-vuole riaprire la discussione politica a tutti i livelli che porta alla sua riapertura, con numero di personale e strutture assegnati in misura idonea. Pertanto con la presente si richiede le date di sua disponibilità, in modo da organizzare uno specifico consiglio comunale monotematico in sua presenza”.

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