Castel S.Lorenzo. Giovanni Cairone:”Ecco come è nata la mia vocazione” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Il cammino non è stato facile. E’ stato in salita, con tutte le sue difficoltà, ma il Signore non mi ha mai lasciato solo"

Castel San Lorenzo.  Giovanni Cairone 23 anni il prossimo 25 settembre diventerà diacono.  Giovanni si è diplomato al Liceo delle Scienze Umane di Vallo della Lucania e ho studiato in seminario formandosi alla fede, per capire quale era la mia strada.

Quando e come nasce la tua vocazione?

” La mia vocazione nasce tra i quattro e cinque anni, quando iniziai a fare il ministrante per la prima volta. Iniziai ad affascinarmi sempre di più alla figura del sacerdote.  Una vocazione genuina fin da piccolo maturata nel tempo, fino a voler entrare al seminario minore di Vallo della Lucania dopo la terza media. In seminario ho trovato persone e formatori, che mi hanno seguito passo  dopo passo nel mio cammino, dove mi hanno accolto e fatto sentire parte di loro“.

Cosa ti ha spinto a intraprendere questo cammino? 

E’ stata la mia piccola sofferenza avuta da piccolo a causa di una malformazione del cristallino all’occhio sinistro, ho dovuto sottopormi a sei interventi a Napoli alla Federico II. Li  ho sperimentato la presenza del Signore che non mi ha abbandonato mai, anzi era lì con me e con i miei genitori che soffriva. Vedendo gli altri bambini che soffrivano più di me ho capito di quanto sia preziosa la vita.  L’altro motivo che mi ha fatto scattare la scintilla è stata la figura del sacerdote che mi attraeva, perché lo vedevo come un uomo che stava tra la gente e che amava servire il Signore. Questo in sintesi ciò che mi ha spinto ad intraprendere questo cammino”.

Come immagini il tuo futuro? 

Desidero diventare diacono e poi un sacerdote che ama la sua gente, che annuncia il Vangelo di Cristo, che prima lo fa suo e poi lo trasmette agli altri, che aiuta chi ha bisogno, sta con i giovani, con le famiglie, con i bambini e le persone anziane e sole. In poche parole un sacerdote che imiti Gesù Buon pastore e buon samaritano, sembra molto difficile, ma non è cosi. Il sacerdote deve stare con il suo gregge e deve andare in cerca delle pecorelle smarrite, fasciare le pecorelle zoppe, e guidare chi va in cerca di Dio. Come dice oggi papa Francesco il sacerdote: deve stare davanti al popolo perché lo deve guidare, in mezzo al popolo, perché deve stare con il suo popolo è parte del popolo, deve stare dietro perché lo deve sorvegliare. Questo un po’ il mio futuro, ma la prima cosa fondamentale è questa: che se il Signore mi ha chiamato non va deluso e in virtù della sua chiamata rispondo amando, perché sono stato amato da Dio, rispondo  all’amore con l’amore”.

Come desidereresti mettere in atto la tua missione?

Non ho ancora centrato bene la mia missione. Prima di tutto devo amare, perché sono amato dall’Amore che è la Trinità. Vorrei metterla in atto con le famiglie, perché è da loro che nasce la vocazione,  con i ragazzi e i giovani per aiutarli a vivere la vita e far capire  quale sia il progetto di Dio per ognuno di loro. Poi dedicarmi anche agli anziani, ai gruppi di preghiera e perché no a un oratorio dove accoglie tutti. La chiesa e il pastore devono accogliere, includere e no escludere, ascoltando e amando le persone. Dobbiamo essere uomini di dialogo, di ascolto e costruttori di ponti”.

Il 25 settembre diventerai diacono. Come è stato il tuo cammino?

“Il mio cammino non è stato facile. E’ stato in salita, con tutte le sue difficoltà, ma il Signore è stato con me non mi ha mai lasciato solo in balia della tempesta. Anzi dopo la grande tempesta della vita c’è stata sempre la bonaccia. A volte questa quiete sembrava non arrivare, ma poi lì ho capito veramente che quello che ho fatto è stata la volontà di Dio. Cammino che ha avuto difficoltà ma con la perseveranza e la bontà d’animo tutto è andato per il meglio. Non descrivo le difficoltà se no rischio di scrivere un romanzo”.

Che cosa ti ha avvicinato alla fede? 

” E’ stata la preghiera, le signore che mi hanno insegnato a pregare e per questo ringrazio tutte loro, e prego per loro, anche se qualcuna già gode della visione beatifica di Dio.  La preghiera e la testimonianza dei santi mi hanno avvicinato sempre di più alla fede. Fede che a volte ha vacillato per i mille problemi che mi affliggevano, ma poi il Signore mi dava la forza di rialzarmi ed aggrapparmi al Lui. Una fede che è stata alimentata dall’ascolto di tanti racconti, ad esempio di persone come genitori che hanno perso un figlio, persone malate di tumore,  che non credono in Dio. Queste persone mi hanno fatto capire che Dio era in loro che mi stesse parlando, era vivo e visibile. Era nelle persone ammalate, persone sagge che con la loro storia mi hanno capire che la vita va vissuto in ogni istante”.

Come pensi di avvicinare le persone alla fede?

Bella domanda. Rispondo semplicemente così: ascoltandole, amandole, dandole un sorriso e per quando possibile una carezza, stando vicino a loro nei momenti belli e meno belli della loro vita, annunciando il vangelo, facendolo prima mio mettendolo in pratica, e vivere una vita secondo il vangelo di Cristo, mettendo in pratica tutti gli insegnamenti della Chiesa, dando una bella testimonianza di vita e di amore per loro in Cristo e nella Chiesa. Pregate per me per il mio ministero affinchè possa servire Gesù povero, casto e obbediente nei fratelli e nella Chiesa, facendosi strumento nelle mani di Dio e del suo amore, e portando tutti gli uomini di buona volontà all’Amore eterno in paradiso, così da poter dire come canta nel XXXIII Canto del Paradiso il nostro Maestro Dante Alighieri: “ L’Amor che move ‘l Sole e l’altre stelle”.

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