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Eboli, nuovo regolamento polizia mortuaria: “Si apre anche a camorristi” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Eboli. “Regolamento polizia mortuaria: porte aperte a tutti, camorristi compresi. L’ennesimo passo falso di una maggioranza alla deriva”. I capigruppo Fido e Cardiello analizzano il testo approvato ieri sera in consiglio comunale. Di seguito la nota stampa inviata alla nostra redazione.

Cariello e compagni non smettono di stupire in negativo sul tema della legalità. Una parola che tengono lontano dall’aula consiliare, creando corti circuiti senza precedenti con la cittadinanza. Eppure questa volta il tema era uno dei più delicati, dove sapevano bene di non dover commettere errori. Dopo quattro anni di gestione padronale della casa comunale, cambiare la rotta su legalità, trasparenza amministrativa ed imparzialità della P.A. era forse troppo per loro. Intanto il segnale che è stato lanciato all’esterno è a tratti devastante. E non è la prima volta. Basti pensare al voto contrario che hanno espresso circa un omologo emendamento al regolamento per la gestione dei beni patrimoniali che prevedeva per chi avesse subito estorsioni di denunciare alle forze dell’ordine tali richieste.

Ieri sera hanno fatto il bis, con strafalcioni che difficilmente verranno dimenticati da chi ha a cuore il concetto di legalità quale bussola dell’azione politica. Avevamo presentato dodici emendamenti ad un testo confuso e scritto male dal duo Cariello-Bruno ( Resp.Settore Cimitero). Tra questi quelli relativi ad una maggiore trasparenza sugli operatori cimiteriali e altri che miravano ad apportare correzioni, fornendo il giusto presupposto per una lotta senza quartiere alla camorra che, in un settore come quello delle onoranze funebri, tarda ad essere sconfitta. Il primo prendeva spunto dalla recente inchiesta della Procura di Salerno, denominata “morti viventi” che ha smascherato una fitta rete di relazioni illecite. La magistratura e le forze dell’ordine nel 2016 hanno scoperto che dimettevano i pazienti dall’ospedale, dichiarando che erano in fin di vita, ma in realtà gli stessi erano già morti e dall’Ospedale di Eboli, teatro delle irregolarità, non potevano uscire. Non in quel modo, non da morti.  Sette persone indagate, tre medici e quattro volontari di una croce privata, con un compendio di intercettazioni ambientali che lascia rabbrividire, ricco di frasi del tipo: “C’è un paziente in reparto. È morto. Lo dimettiamo come malato in pessime condizioni. Venite a prenderlo”.  La conversazione ricorrente era questa, il tutto per portare la salma a casa dai familiari in lacrime. Per questi motivi e al fine di scongiurare il ripetersi di queste scene l’emendamento prevedeva il divieto di trasportare salme dal luogo di decesso nelle private abitazioni, poiché non c’erano i requisiti delle camere mortuarie. Cariello e compagni, invece hanno votato contro mantenendo il testo che consente all’art. 36 addirittura al Sindaco di decidere, con la massima discrezionalità e sentita l’ASL competente, di trasferire defunti in private abitazioni, una norma in aperta violazione del DPR 285/90.

Il secondo emendamento escludeva la possibilità ad Eboli di rilasciare autorizzazioni a soggetti aventi condanne definitive per reati gravissimi, quali associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione, frode, estorsione, tratta di esseri umani o terrorismo, tanto per citarne qualcuno. In pratica tra i requisiti per il rilascio dell’abilitazione alla sede principale o della filiale dell’impresa funebre,  nel pieno rispetto della normativa in materia di lotta alla corruzione, l’operatore economico doveva avere un certificato penale pulito da questo tipo di reati, come peraltro previsto dall’art. 80 del Codice degli appalti. Con il testo approvato ieri sera anche una filiale di onoranze funebri  di imprenditori condannati potranno essere aperte in città.

Non ultimo l’emendamento, anch’ esso bocciato, che garantiva agli uffici comunali, grazie all’ acquisizione dei certificati dei carichi pendenti e casellario giudiziale, di sapere se tra gli operatori funebri assunti da una ditta privata vi fossero affiliati ai clan. Anche in questo caso il voto è stato contrario. Ogni commento ulteriore resta superfluo, ma deve far riflettere il silenzio di tutti i  consiglieri comunali di maggioranza e l’assenza di altri al momento del voto, imbarazzati profondamente da una decisione che nulla ha di politico, ovvero quella di non sbarrare le porte ai camorristi. Nel ricordare con fermezza al Sindaco e tutta la compagine di maggioranza che la legalità non si predica soltanto sui quotidiani ma si attua in concreto, invitiamo il Prefetto di Salerno, a cui invieremo il testo, ad intervenire in merito.”

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