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Capaccio. Debiti Comune, Nicodemo a Marino:”Dati non omogenei” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Capaccio Paestum. Amministrative, il candidato sindaco della lista civica “Rinascenza”, Oscar Nicodemo, interviene sulla questione dei debiti comunali e risponde al candidato sindaco Pasquale Marino, che in una sua nota, ha confermato, se fosse eletto, di occuparsi sin da subito della situazione debitoria in cui versa il Comune.

Ecco la nota di Nicodemo

Non immaginavo che, così presto e prima ancora della deposizione delle liste, potessi trovarmi nella condizione di esprimere il mio parere discorde sulle valutazioni economiche e politiche fatte da altri candidati. E, mai avrei provveduto, prontamente, a intervenire in merito ad analisi altrui, se non avessi ritenuto necessario esporre il mio parere contrastante su un aspetto tanto delicato, quanto contorto e ambiguo, come quello relativo al bilancio comunale. E, premesso che della materia economica ho soltanto un’infarinatura, acquisita durante i miei quattro anni di esperienza giornalistica all’Huffington Post, vado ad esprimere quanto segue: la comparazione dei dati di bilancio che si legge nel comunicato stampa del glorioso ex sindaco per antonomasia, Pasquale Marino, potrebbe avere solo valenza contabile in valore assoluto, in quanto i dati presi in considerazione non hanno alcuna omogeneità e, pertanto, non confrontabili con la prevedibilità delle entrate (tasse, tributi e sanzioni sulla circolazione), né con la qualità delle spese nei due periodi presi in considerazione. La motivazione principale potrebbe essere individuata nella decrescita, sempre più consistente, dal 2008 al 2015, dei trasferimenti delle risorse finanziarie dallo Stato agli enti locali.  Le suddette risorse sono state gradualmente sostituite dall’autorizzazione ai Comuni ad emettere tasse e imposte come ICI, prima, e IMU, TASI e addizionali IRPEF, poi. È importante sapere, a questo punto, che le previsioni delle entrate sono quelle che autorizzano i comuni ad effettuare le spese, ma sono gli incassi reali quelli che le finanziano davvero.
La differenza di omogeneità dei dati riportati nel confronto fatto da Marino appare, dunque, evidente: mentre prima si poteva contare su trasferimenti certi dallo Stato ai comuni, nel 2017 le entrate potevano essere solo delle previsioni, che in Italia, mediamente, vengono rispettate solo al 70% del loro potenziale. È chiaro che più le previsioni di entrata si allontanano dal 100%, più le mancate riscossioni possono trasformarsi in buchi di bilancio, o in ritardi nei pagamenti, come sarà, probabilmente, avvenuto nel bilancio comunale di Capaccio Paestum. Si tenga conto che gli enti locali, a causa dei minori trasferimenti di risorse ricevute dallo Stato e delle tensioni finanziarie createsi dalla discordanza tra le entrate previste e quelle reali, sono passati in soli tre anni da un gettito di tasse e imposte di 9,6 mliardi del 2011 a 15,3 miliardi nel 2014. Senza dati di riscontro è difficile dire come siano cambiati, negli anni, i vari bilanci del comune, ma non è difficile capire che certamente sono aumentati i residui attivi di cui parla Marino, che non sono altro che previsioni di entrate non realizzate nel tempo (contributi evasi per una somma consistente, a danno degli stessi cittadini abituati a pagare correttamente e regolarmente le tasse) e che, probabilmente, si trascinano proprio dai tempi delle sue amministrazioni. Per quanto riguarda la qualità delle spese correnti, è risaputo da tutti che negli ultimi anni sono diminuite quelle per il personale e per l’acquisto dei beni, mentre sono aumentate le spese per le prestazioni di servizio. Dunque, anche nell’individuazione di queste voci di bilancio il raffronto fatto dall’ex sindaco si rivela improprio. In riferimento, invece, all’aspetto politico del racconto fatto da Marino, egli dimentica, artatamente, che la crisi economica in cui versa l’Italia, sin dal 2008, è la più grave vissuta dal paese dal 1929, e si è manifestata, in tutta la sua dannosità, alla fine del 2011, quando Monti ha introdotto le note restrizioni. Naturalmente, i primi a farne le spese furono gli incassi di imposte, tributi e sanzioni sulla circolazione, e non certo per l’esternalizzazione degli organi preposti a tal uopo, come afferma Marino.
Altro aspetto poco attento e male interpretato da Marino è il prestito contratto dal Comune di Capaccio Paestum per il pagamento di fatture ai suoi fornitori. Mi piacerebbe domandare, all’egregio Marino, che fine avrebbero fatto le centinaia di fornitori del comune se i loro crediti non fossero stati pagati, e quale sorte sarebbe toccata ai loro dipendenti. Credo, nella migliore delle ipotesi, che i primi sarebbero falliti, e molti dei loro dipendenti sarebbero emigrati, o peggio ancora avremmo assistito alla distruzione di tante famiglie. Francamente, quella di Marino non mi pare una maniera consona e adeguata per tentare un risanamento di bilancio, tanto più che ci sarebbe da presupporre che i dati espressi nel suo comunicato potrebbero non essere quelli reali.  Per quanto ne sappia (in settimana conto di incontrare il Commissario per acquisire il quadro dei dati veritieri), il comune potrebbe anche andare incontro, malauguratamente, a uno stato di cosiddetto pre-dissesto. In tal caso, un comune in crisi strutturale, come il nostro, potrebbe mettere in atto, per evitare il dissesto vero e proprio, un piano di riequilibrio pluriennale, assistito dallo Stato, il quale può anticipare risorse attingendo a uno specifico fondo, il “Fondo rotativo”. In sostanza, l’obiettivo della procedura del pre-dissesto è aumentare le entrate dei Comuni e diminuire le spese, con una ovvia e deleteria diminuzione dei servizi e un aumento della pressione fiscale. Sono dell’avviso che la popolazione deve essere messa al corrente della sciagura che potrebbe toccare il comune, senza porre come rimedio un programma economico e politico snello, realizzabile, innovativo, volto alla produttività dell’economia sociale e alla valorizzazione delle risorse ambientali e culturali del nostro territorio.  In ultima analisi, quella che nessuno di noi si augura, in caso di dissesto finanziario, nessun ex amministratore di questo comune potrebbe, per legge, ricandidarsi, o assumere cariche pubbliche. Ma, questo, ripeto, è un’evenienza che scongiuro, non fosse altro per avere l’onore di confrontarsi, pubblicamente, con aspiranti sindaci di rinomato profilo ed esperienza, come Marino e gli altri“.

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