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Camerota, inchiesta Kamaraton:”Sindaco si costituisca parte civile” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

comune camerota

Camerota. Inchiesta “Kamaraton”, i consiglieri comunali Francesco Calicchio e Josè Rafael Saturno, componenti del gruppo misto consiliare, propongono alla giunta comunale, di autorizzare e dare mandato al sindaco, quale rappresentante legale dell’Ente, a costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico degli ex amministratori comunali, con affidamento dell’incarico per la tutela delle ragioni dell’Ente a professionista qualificato, esperto e dotato di specifiche competenze nel campo del diritto penale. “E’ dovere di questa amministrazione – si legge nella nota dei consiglieri comunali Calicchio e Saturno – fermi restando, in ogni caso, l’accertamento dei fatti e la presunzione di non colpevolezza sino alla condanna definitiva vigente dal nostro ordinamento giudiziario, affermare e ribadire la cultura e lo spirito della legalità e della lotta alla corruzione, valori cui deve essere inspirata ogni azione pubblica, anche in considerazione dell’incidenza negativa dei fenomeni criminali sul tessuto socio-economico della realtà locale”.

Ecco la nota protocollata in Comune

I consiglieri comunali Francesco Calicchio e Josè Rafael Saturno, componenti del gruppo misto consiliare, premesso che, come si è appreso dagli organi di stampa, il 28 novembre 2019 dovrebbe avere inizio, dinanzi al tribunale di Vallo della Lucania, il processo penale che vede coinvolti, tra gli altri, diversi ex amministratori del Comune di Camerota, nell’ambito dell’inchiesta “Kamaraton”, per molteplici ipotesi di reato a danno della Pubblica Amministrazione; che la vicenda ha causato, anche per la grande risonanza sui mezzi d’informazione, un indubbio danno all’onorabilità, al prestigio ed all’immagine del Comune; considerato che il Comune di Camerota, ente esponenziale di interessi collettivi, risulterebbe parte lesa dalle condotte oggetto dell’inchiesta, fermi restando, in ogni caso, l’accertamento dei fatti e la presunzione di non colpevolezza sino alla condanna definitiva vigente dal nostro ordinamento giudiziario, principio sancito dall’art. 27, comma secondo della nostra Costituzione, oltre che dall’art. 6, n. 2 della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” e dall’art. 48 della “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”; che, quindi, l’Ente è legittimato, quale parte offesa, a costituirsi parte civile e ad esercitare azione civile nel sopra detto processo penale, ai sensi degli artt. 74 e 76 c.p.p., a tutela della propria immagine e della res pubblica; che è dovere di questa amministrazione affermare e ribadire la cultura e lo spirito della legalità e della lotta alla corruzione, valori cui deve essere inspirata ogni azione pubblica, anche in considerazione dell’incidenza negativa dei fenomeni criminali sul tessuto socio-economico della realtà locale; – che la difesa e la tutela concreta degli interessi della collettività si esercitano anche attraverso l’effettiva richiesta del risarcimento di eventuali danni materiali e del danno di immagine subiti sia dalla collettività che dal Comune; ritenuto che si tratta di vicenda particolarissima, articolata, importante ed estremamente delicata; – che, per tali motivi, sia necessario avvalersi di professionalità qualificata, esperta e dotata di esperienza, nonché di specifiche competenze nel campo del diritto penale. Tutto quanto innanzi premesso, considerato e ritenuto, al fine di costituirsi parte civile nel procedimento penale ed esercitare azione civile finalizzata al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti e patiendi a causa e quale conseguenza dei fatti contestati, incluso il danno d’immagine, proponiamo alla giunta comunale, di autorizzare e dare mandato al sindaco, quale rappresentante legale dell’Ente, a costituirsi parte civile nel procedimento penale di che trattasi, con affidamento dell’incarico per la tutela delle ragioni dell’Ente a professionista qualificato, esperto e dotato di specifiche competenze nel campo del diritto penale”.

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